Plimpton 322

La tavoletta Plimpton 322

La Plimpton 322 è una tavoletta di argilla Babilonese incisa con scrittura cuneiforme rinvenuta all'inizio del XIX secolo.

La tavoletta Plimpton 322 contiene informazioni matematiche, cosa non rara tra centinaia di migliaia di tavolette rinvenute nel corso dei secoli, ma rappresenta uno dei più famosi esempi di matematica Babilonese. Prende il nome dalla collezione di George A. Plimpton alla Columbia University. Si ritiene che la tavoletta sia stata incisa nel 1800 a.C. circa, contiene numeri in scrittura cuneiforme disposti in una tabella di quattro colonne per quindici righe. La tabella è una lista di terne pitagoriche i cui numeri sono le soluzioni del teorema di Pitagora, , per esempio: (3,4,5).

Provenienza e datazione

Plimpton 322 è una tavoletta di argilla, parzialmente scheggiata, larga circa 13 cm, alta 9 cm e di 2 cm di spessore. L'editore newyorkese George A. Plimpton comprò la tavoletta da un antiquario, Edgar J. Banks, nel 1922 circa e la lasciò in eredità, con tutta la sua collezione, alla Columbia University a metà degli anni '30. Secondo Banks, la tavoletta viene da Senkereh, un sito nel sud dell'Iraq corrispondente all'antica città di Larsa.

Basandosi in parte sullo stile della scrittura cuneiforme, si ritiene che la tavoletta sia stata incisa intorno al 1800 a.C.: La studiosa Eleanor Robson afferma che la calligrafia "è tipica dei documenti del sud dell'Iraq di 4000-3500 anni fa." Più precisamente, basandosi sulle similitudini con altre tavolette da Larsa che contengono esplicitamente date nel testo, la Plimpton 322 si può datare tra il 1822 ed il 1784 a.C.

I numeri

Il contenuto principale di Plimpton 322 è una tabella di numeri, con quattro colonne e quindici righe, in notazione sessagesimale babilonese. La quarta colonna è semplicemente una lista di numeri da 1 a 15. Solo la seconda e la terza colonna sono ancora completamente visibili. L'angolo che comprende la prima colonna è scheggiato e, secondo una verosimile ricostruzione, ogni riga sarebbe iniziata con il numero 1, il che renderebbe i numeri stessi dei sessantesimi. Qui di seguito i numeri 1 sono messi in parentesi.

I colonna II colonna III colonna IV colonna
(1:)59:00:15 1:59 2:49 1
(1:)56:56:58:14:50:06:15 56:07 1:20:25 2
(1:)55:07:41:15:33:45 1:16:41 1:50:49 3
(1:)53:10:29:32:52:16 3:31:49 5:09:01 4
(1:)48:54:01:40 1:05 1:37 5
(1:)47:06:41:40 5:19 8:01 6
(1:)43:11:56:28:26:40 38:11 59:01 7
(1:)41:33:45:14:03:45 13:19 20:49 8
(1:)38:33:36:36 8:01 12:49 9
(1:)35:10:02:28:27:24:26 1:22:41 2:16:01 10
(1:)33:45 45 1:15 11
(1:)29:21:54:02:15 27:59 48:49 12
(1:)27:00:03:45 2:41 4:49 13
(1:)25:48:51:35:06:40 29:31 53:49 14
(1:)23:13:46:40 56 1:46 15

È possibile che altre colonne fossero presenti nella parte rotta della tavoletta a sinistra di queste colonne. Inoltre nel sistema sessagesimale, non esistendo lo zero, o venendo raramente sostituito da uno spazio, non è sempre agevole distinguere le unità dalle frazioni. Come se noi scrivessimo 123 e 12,3 nello stesso modo.

Interpretazione

I numeri della seconda colonna rappresentano la lunghezza c1 del cateto più corto di un triangolo rettangolo, mentre i numeri della terza colonna rappresentano la lunghezza dell'ipotenusa i. Le lunghezze c2 del cateto più lungo del triangolo possono essere ricostruiti, ed erano quasi sicuramente in una colonna ora distrutta. I tre numeri vengono così a rappresentare una terna pitagorica. I numeri della prima colonna possono essere considerati il rapporto (ovvero il quadrato della secante). Ma, nel caso la prima colonna non preveda l'1, possono anche essere considerati come il quadrato della tangente (per la nota relazione goniometrica , dove è l'angolo compreso tra il cateto c2 e l'ipotenusa)

Le opinioni degli studiosi differiscono su come questi numeri sono stati generati e sul perché i babilonesi fossero interessati in tabelle di questo tipo.


Note

  1. ↑ Robson (2002), p. 109.
  2. ↑ Robson (2002), p. 111.
  3. 1 2 Neugebauer, O.; Sachs, A. J., Mathematical Cuneiform Texts, American Oriental Series, vol. 29, New Haven, American Oriental Society and the American Schools of Oriental Research, 1945, text Ua.
  4. ↑ PLIMPTON 322 LA TEORIA “IGI-IGIBI” - Luigi Salce (PDF), su math.unipd.it.

Bibliografia

Voci correlate

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