
La posata è ciascuno degli utensili usati a tavola per tagliare il cibo, portarlo alla bocca o servirlo dalle portate comuni. Le principali sono il coltello da tavola, la forchetta e il cucchiaio, che compongono il servizio di tradizione europea, e le bacchette, in uso in Asia orientale. Per estensione il termine indica anche l'insieme delle posate destinate a un commensale, cioè il coperto. In senso lato comprende alcuni utensili usati per preparare le vivande, che sono trattati nella voce attrezzi da cucina.
In Europa le posate furono fino all'età moderna una dotazione personale che ciascuno portava con sé; tra la fine del XVII secolo e il XVIII secolo il padrone di casa cominciò a fornirle agli ospiti in servizi coordinati, che nel XIX secolo si moltiplicarono in pezzi specializzati per singole vivande. Nel XX secolo l'acciaio inossidabile divenne il materiale di riferimento per la produzione corrente.
Il termine deriva da posare, nel senso di deporre. Il Vocabolario degli Accademici della Crusca lo registra nella terza edizione (1691) con due significati: quello di sosta e quello dell'insieme degli strumenti posti sulla mensa davanti a ciascun commensale per prendere le vivande. La quarta edizione (1729-1738) precisa che gli strumenti servono anche a dividere la vivanda e cita un verso delle Satire di Benedetto Menzini sulla posata d'argento.
Coperto, nel senso dell'occorrente preparato sulla tavola per ciascun commensale (piatti, bicchieri, posate, tovagliolo), ricalca il francese couvert; in francese il termine indica tuttora l'insieme degli accessori da tavola di ciascun convitato. Posateria indica l'assortimento o il servizio di posate.
In inglese britannico le posate sono dette cutlery, termine che in origine indicava il mestiere del coltellinaio (cutler) e che deriva, attraverso l'antico francese coutelerie, dal latino cultellus, "coltello"; nell'inglese nordamericano si usano invece flatware o silverware, mentre cutlery designa soprattutto i coltelli e gli oggetti da taglio.
Nel mondo romano lo strumento più usato per mangiare era il cucchiaio, nelle due forme del cochlear, per molluschi e uova, e della ligula; coltelli e forchette erano meno diffusi. Si sono conservati anche strumenti pieghevoli multiuso in argento e ferro, con cucchiaio, forchetta e coltello, probabilmente oggetti di lusso destinati ai viaggiatori.
Nell'Europa medievale l'ospite di norma non forniva le posate: ciascun commensale portava con sé il proprio coltello, spesso in un fodero appeso alla cintura, e talvolta il cucchiaio, mentre molti cibi si mangiavano con le dita. Le posate d'argento si trovavano solo nelle case più ricche; altrove erano di legno, osso o metalli comuni, e i cucchiai recavano spesso segni di proprietà. La forchetta restò a lungo un oggetto raro, riservato a pochi: a Piacenza i signori ne usavano d'argento già nel 1390.
Nel Cinquecento era ancora normale portare con sé le proprie posate, soprattutto il coltello, in astucci di cuoio, e il coltello rimase lo strumento principale fino alla metà del Seicento. Servizi da viaggio con cucchiaio, forchetta e coltello in astuccio sono documentati nell'Italia settentrionale ancora all'inizio del Seicento. Nello stesso periodo la forchetta, diffusa in Italia tra nobili e mercanti dal tardo Quattrocento, fu adottata gradualmente in Francia, Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Scandinavia; in Italia si estese alle famiglie borghesi solo nel Settecento. L'uso restò a lungo incerto anche nelle corti: Fernand Braudel riporta da Saint-Simon che Luigi XIV mangiava ancora con le dita.
Tra la fine del Seicento e il Settecento si affermò l'uso che fosse il padrone di casa a fornire le posate agli ospiti, in servizi coordinati: coltelli, forchette e cucchiai venivano prodotti in serie e decorati in modo uniforme, e le loro forme si standardizzarono. La cronologia varia secondo i paesi e i ceti sociali: Braudel colloca già nel Cinquecento l'abitudine di fornire i coltelli agli ospiti. Nel Settecento si distinsero le posate da tavola da quelle da dessert e comparvero forme specializzate per singoli cibi, mentre l'argento si diffondeva tra i ceti più ricchi.
Con la diffusione della forchetta, nel Seicento il coltello da tavola passò alla lama singola con punta arrotondata. Un aneddoto, riferito con formula dubitativa da Henry Petroski, attribuisce l'origine del cambiamento al disgusto del cardinale Richelieu per i commensali che si pulivano i denti con la punta del coltello; lo stesso Petroski e la storica dell'alimentazione Bee Wilson riportano un divieto dei coltelli da tavola appuntiti emanato da Luigi XIV nel 1669.

Tra il Settecento e il primo Ottocento si svilupparono posate destinate a singole vivande, come quelle da pesce, che un manuale di galateo inglese del 1838 già registrava e che le famiglie del ceto medio adottarono come segno di distinzione. Dagli anni 1860 l'affermazione del servizio alla russa, con le portate servite una dopo l'altra, rese il coperto più ampio e articolato. Al pranzo formale vittoriano il commensale doveva saper usare decine di strumenti diversi, e questa competenza era indice del suo rango. La moltiplicazione dei pezzi specializzati fu particolarmente marcata negli Stati Uniti, sostenuta dalle nuove tecniche produttive e da una ricchezza più diffusa.
Dagli anni 1840 la produzione meccanizzata di Sheffield ampliò l'offerta: nel 1892 un solo fabbricante proponeva a catalogo 28 modelli di servizio. La diffusione fu favorita dai metalli placcati. Lo Sheffield plate, ottenuto fondendo a caldo uno strato d'argento su rame e laminando il composto, fu scoperto dal coltellinaio Thomas Boulsover nei primi anni 1740. Dagli anni 1840 fu soppiantato dall'argentatura galvanica, brevettata nel 1840 dalla ditta Elkington di Birmingham sulla base di un procedimento del chirurgo John Wright. L'argentato galvanico, più economico e resistente, permetteva di produrre in serie migliaia di pezzi identici e rese le posate d'aspetto argenteo accessibili a un pubblico molto più ampio. Elkington concesse licenze anche all'estero, tra gli altri a Christofle di Parigi.
L'acciaio inossidabile, messo a punto a Sheffield nel 1913 da Harry Brearley, fu lavorato in posate dalla R. F. Mosley & Co., indicata come la prima ditta al mondo a produrre posate inossidabili; lo sviluppo del materiale fu tuttavia opera di diversi ricercatori europei e nordamericani. In un primo tempo i coltellinai lo trovavano troppo duro da lavorare. L'inox fu il materiale nuovo più importante per le posate del Novecento e attirò designer interessati alla forma e alla funzione più che alla decorazione.
Tra i servizi più noti figurano quelli disegnati da Gio Ponti per la Krupp, tra cui il modello Conca del 1951, e il servizio AJ di Arne Jacobsen, disegnato nel 1957-1958 per l'hotel SAS Royal di Copenaghen e prodotto da A. Michelsen. In Gran Bretagna il servizio Thrift di David Mellor (1965-1966), destinato a mense pubbliche, ospedali e ferrovie, ridusse il coperto tradizionale da undici a cinque pezzi. Nel corso del secolo si diffusero inoltre le posate in materiale plastico, da cui derivano quelle monouso.

Il servizio formato da coltello, forchetta e cucchiaio, la cui evoluzione è descritta nella sezione precedente, è proprio della tradizione europea. Altre aree hanno sviluppato strumenti e usi diversi; in altre ancora si mangia tradizionalmente con le mani.
Le bacchette sono in uso in Cina almeno dall'epoca della dinastia Shang; inizialmente di bambù o di legno, furono poi realizzate anche in avorio e in metalli preziosi e si diffusero in tutta l'Asia orientale. Esemplari sono stati rinvenuti in tombe di oltre tremila anni fa. Secondo lo storico Q. Edward Wang, fino a circa il X secolo lo strumento principale era il cucchiaio, perché nella Cina settentrionale, in Corea e in parte del Giappone il cereale di base era il miglio, consumato in forma di pappa, e le bacchette servivano a prendere gli ingredienti solidi dagli stufati; divennero prevalenti con la diffusione dei cibi a base di frumento, come la pasta e i ravioli, e del riso. L'area in cui le bacchette sono lo strumento principale comprende Cina, Corea, Giappone, Vietnam e parte della Mongolia e del Sud-est asiatico continentale.
In Cina, Giappone e Vietnam le bacchette sono di fatto lo strumento esclusivo; in Corea si usano invece in coppia con il cucchiaio, un insieme detto sujeo. In Corea cucchiai di metallo sono attestati già nel periodo dei Tre Regni, e nel Novecento l'acciaio inossidabile ha sostituito in molte case l'ottone. Le bacchette cinesi sono di norma più lunghe e smussate, quelle giapponesi appuntite.
In Thailandia si mangiava tradizionalmente con le mani. L'élite siamese adottò cucchiaio e forchetta a contatto con la cultura occidentale durante l'epoca Rattanakosin, e un servizio completo all'occidentale fu usato a corte per la prima volta sotto Rama V; ancora Rama VI consumava i piatti thailandesi con le dita. Oggi cucchiaio e forchetta sono le posate correnti: si mangia con il cucchiaio e la forchetta serve a spingervi il cibo. In Vietnam prevalgono invece le bacchette.
Nella tradizione islamica un hadith prescrive di mangiare e bere con la mano destra. In Etiopia gli stufati sono serviti su un grande disco di injera, con il quale si raccoglie il cibo con le mani, senza posate.
Presso i popoli della costa nord-occidentale del Nord America, come i Tlingit, si usavano cucchiai di corno di capra delle nevi o di bighorn, ammorbidito con il vapore e modellato; i manici erano intagliati con figure animali o umane, e gli esemplari più elaborati si usavano nei banchetti cerimoniali.
Nelle Figi erano in uso forchette rituali di legno, note come i cula ni bokola o "forchette da cannibale". Il missionario Thomas Williams riferì nel 1858 che le forchette e i recipienti usati per la carne umana erano rigorosamente tabù per ogni altro uso, e che le forchette servivano a prendere i bocconi di carne cotta e sminuzzata. Secondo il British Museum erano usate da capi e sacerdoti per qualsiasi carne cotta, per evitare, mentre si trovavano in stato di tabù, la contaminazione derivante dal maneggiare il cibo; la carne umana non era ritualmente distinta da quella di maiale o di tartaruga offerta in sacrificio. Dagli anni 1870 se ne producevano esemplari più grossolani per il mercato dei collezionisti.
In Nuova Zelanda i Māori nutrivano con un imbuto di legno, il kōrere, gli uomini di rango durante il tatuaggio e i sacerdoti (tohunga) in stato di tapu.
Le posate si distinguono in posate da coperto, destinate al singolo commensale, e posate da servizio, usate per prelevare e distribuire le vivande dai piatti di portata. Gli utensili impiegati in cucina per preparare e cuocere i cibi sono trattati nella voce attrezzi da cucina.
Il coltello da tavola ha di norma lama singola e punta arrotondata; ne esistono varianti per il pesce, la frutta, il dessert e il burro, come il coltello da pesce e il coltello da burro. La forchetta, passata tra Seicento e Settecento da due a tre o quattro rebbi, si presenta in versioni da tavola, da pesce, da dolce e da frutta, come la forchetta da pesce e la forchetta da dolce. Il cucchiaio comprende il cucchiaio da tavola o da minestra, il cucchiaio da dolce e i cucchiaini da tè e da caffè. Le bacchette sono trattate nella sezione sull'Asia orientale.
Esistono infine posate ibride, come la forchetta-cucchiaio (in inglese spork), che unisce coppa e rebbi.
Le posate da servizio comprendono, tra le altre, il mestolo e il mestolino da salsa, il cucchiaio e la forchetta da servizio, le posate da insalata, il forchettone e il coltello da arrosto, la paletta da dolce, il cucchiaio da zucchero e la forchettina da sottaceti. Nei servizi ottocenteschi più completi i pezzi da servizio arrivavano a comprendere strumenti destinati a singoli cibi, dagli asparagi alle ostriche.
In Europa, fino all'età moderna, l'argento era riservato alle case più ricche, mentre le posate comuni erano di legno, osso o metalli vili. In altre tradizioni si usavano anche corno, conchiglia e madreperla.
In Italia i titoli legali dell'argento sono 925 e 800 millesimi; gli oggetti devono recare impressi il titolo e il marchio di identificazione del produttore, un poligono che racchiude una stella a cinque punte, il numero assegnato all'azienda e la sigla della provincia.
Le posate placcate hanno un'anima di metallo comune rivestita d'argento. Nello Sheffield plate l'argento era fuso a caldo su una lastra di rame; nell'argentatura galvanica è depositato di solito su alpacca, una lega di rame, nichel e zinco di colore simile all'argento, combinazione nota con la sigla inglese EPNS (electro-plated nickel silver).
Nella produzione corrente prevale l'acciaio inossidabile. Cucchiai e forchette sono di solito in acciaio austenitico AISI 304 (EN 1.4301), detto "18/10" per il contenuto nominale di cromo e di nichel, che non è magnetico; per le posate si usano anche acciai ferritici al solo cromo come l'AISI 430 (EN 1.4016), mentre le lame dei coltelli richiedono acciai martensitici più duri, come l'AISI 420 (EN 1.4021). I requisiti delle posate in acciaio inossidabile e di quelle argentate sono fissati dalla norma ISO 8442-2.
Le posate in acciaio si ricavano da nastri tagliati dalla bobina: la sagoma viene tranciata, laminata per variarne lo spessore e coniata in uno stampo, quindi rifinita con lucidatura, satinatura o rivestimenti.
In Italia Lumezzane, in Val Gobbia nel Bresciano, è un centro specializzato nella posateria, mentre Maniago, in Friuli, è considerata la capitale italiana della coltelleria.
Le posate in materiale plastico si diffusero nel Novecento: tra la fine degli anni Trenta e gli anni Cinquanta si producevano posate in bachelite, soprattutto in Germania e negli Stati Uniti, e negli anni Cinquanta comparvero serie di posate di plastica sigillate nei pasti serviti in aereo. Nel 1968 il designer britannico David Harman Powell progettò per la Ekco Plastics un servizio di posate usa e getta, prodotto dal 1970. Negli Stati Uniti si stima un consumo di circa 40 miliardi di posate di plastica all'anno.
Nell'Unione europea la direttiva (UE) 2019/904 ha vietato dal 3 luglio 2021 l'immissione sul mercato di posate di plastica monouso, comprese le bacchette. In Italia la direttiva è stata recepita con il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 196, in vigore dal 14 gennaio 2022, che esenta dal divieto, in casi determinati, i prodotti in plastica biodegradabile e compostabile certificata con una quota minima di materia prima rinnovabile. Nel 2024 la Commissione europea ha avviato una procedura d'infrazione contro l'Italia per il recepimento non corretto della direttiva, contestando in seguito tra l'altro proprio l'esenzione delle plastiche biodegradabili.

Nell'apparecchiatura occidentale le forchette si dispongono a sinistra del piatto e i coltelli a destra, con il filo rivolto verso il piatto; i cucchiai stanno a destra dei coltelli e le posate da dessert in orizzontale sopra il piatto. Le posate si usano nell'ordine delle portate, dall'esterno verso l'interno, e di regola non si collocano più di tre pezzi dello stesso tipo. Il numero dei pezzi dipende dalle portate previste: oltre a coltello, forchetta e cucchiaio da tavola, il coperto può comprendere le posate da pesce e da dessert.
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