Il Postumanesimo è un neologismo che si riferisce a una corrente di pensiero secondo la quale l'umanità può essere plasmata, trascesa o eradicata a causa dello sviluppo tecnologico o per mano di un generico processo evolutivo. In verità, il postumanesimo non è un concetto omogeneo, ma piuttosto un termine 'ombrello' che comprende una varietà di approcci e scuole di pensiero, che hanno in comune il rifiuto dell'umanesimo. Il pensiero postumanista ha per obiettivo la decostruzione o il superamento di concetti contrapposti (dicotomie), come il divario tra umano e non-umano, quello tra soggetto ed oggetto o tra mente e corpo, abbandonando gli ideali tradizionalisti su questi temi, il pensiero postumanista si oppone a una visione dualistica e gerarchica della realtà. Il postumanesimo mette in luce come queste dicotomie presuppongano una gerarchia di potere, nella quale uno dei due poli è sistematicamente posto in una posizione di svantaggio. All'interno dello spettro del postumanesimo ricadono vari pensieri filosofici come il nuovo materialismo e le teorie legate all'antropocene.
Il termine postumano o post-umano è un ulteriore neologismo originario della fantascienza, la futurologia, l'arte contemporanea e la filosofia ed indica una persona o entità che esiste in uno stato successivo a quello della specie umana. Secondo l'enciclopedia Treccani, il termine si riferisce a un processo attraverso il quale l'essere umano vede alterate o perde le qualità umane che lo caratterizzano. Il postumano trova ampio respiro in ambiti moderni delle scienze come l'informatica e particolarmente le biotecnologie, dove idealisti o filosofi della scienza ipotizzano un futuro in cui sarà possibile trasformare fisicamente e mentalmente l’uomo in qualcosa di nuovo, un essere ibrido, umano e non umano. Secondo Mads Rosendahl Thomsen e Jacob Wamberg, il postumano indica il pensiero che si concentra sulla possibilità futura di attuare modifiche tecnologiche deliberate del corpo umano (concetto di cyborg), traendo ispirazione dall'antropocene, esso affronta temi quali gli effetti indesiderati e negativi della tecnologia sugli ambienti del pianeta.
La corrente di pensiero umanista pone l'uomo in netta separazione dalla natura, conferendo alla specie umana una propria autonomia e centralizzazione, il postumanesimo invece non affronta solo il confine ontologico tra umano e naturale, bensì tenta di porre fine al tentativo della specie umana di definire la natura e l'universo come elementi distinti dall'umano, al fine di costruire un'identità umana meno restrittiva, capace di includere al proprio interno tutte le forme di vita esistenti. L'approccio postumano ci chiede di sostenere l'intero organismo della vita. In opere letterarie di autori come Margaret Atwood, Philip K. Dick e Kazuo Ishiguro, esseri creati in laboratorio o replicanti artificiali riflettono le paure e le ambizioni della società. Tali narrazioni suggeriscono che la nostra identità futura si estenderà comprendendo la tecnologia e l'ecosistema.[senza fonte]
Il postumanesimo ha un testo programmatico, The Posthuman Manifesto tratto da un libro di Robert Pepperell, The Posthuman Condition: Consciousness Beyond the Brain. Tuttavia, sebbene il lavoro di Pepperell sia rilevante, il postumanesimo resta un movimento estremamente frammentato e di fatto privo di un manifesto riconosciuto su scala globale.
La visione postumanista prevede una rivisitazione degli schemi interpretativi di stampo umanistico nel momento in cui i progressi dell’informatica e delle biotecnologie arrivano a cambiare la natura umana. Il progresso scientifico si propone di raggiungere nuove dimensioni oltre i confini naturali dell’uomo, di modificare lo sviluppo dell’umanità futura. Ciò significa che i naturali tratti umani si integrano con quelli non umani giungendo alla creazione d'individui ibridi con nuove capacità fisiche e cognitive. L’uomo trarrà vantaggio da questa trasformazione assumendo nuove peculiarità e capacità, come sconfiggere l’invecchiamento e migliorare le proprie condizioni di salute se compromesse.
Questo radicale cambiamento insito nelle potenzialità tecnologiche frutto dell’uomo impatta sulle precedenti tradizioni umanistiche: per la prima volta la specie umana evolverebbe in una specie trasformata dalla tecnologia e quindi vista da buona parte della comunità con diffidenza e timore. L’uomo si congiungerà con la tecnologia a livello biologico, perderà la propria unicità in virtù di una pluralità che si afferma nei due sensi:
L’umanità entra in contatto con una tecnologia capace di adattarsi al corpo dell’uomo. Essa oggi non rappresenta più solo uno strumento esterno di miglioramento delle condizioni di vita e del benessere generale, ma diventa parte stessa dell’uomo. L’identità dell’uomo si appresta a mutare, a cambiare, a divergere dai tratti essenziali e unici che finora l’avevano caratterizzata. I cambiamenti generati da questa trasformazione metterebbero in discussione il comportamento dell’uomo, creando un dibattito etico fra chi sostiene che sia giusto un cambiamento di tale portata, e che possa aiutare l'uomo a progredire nella civiltà e chi invece lo interpreta come sbagliato, dannoso, insano.
La tecnologia che entra a fare parte del corpo umano cambia il modo di rapportarsi con l'esterno. L'attività sensoriale è affiancata dalla mediazione della tecnologia, che costituisce una nuova interfaccia sul mondo. L'introduzione di nanotecnologie e informatica ibrida nell'organismo cambia la normale percezione e cognizione delle cose e del mondo. L'unione del corpo umano con la tecnologia realizzata all'interno dell'organismo pone le basi per la nascita d'individui, dotati di nuovi attributi e capacità. L'uomo e la modificazione delle sue caratteristiche psico-fisiche diventano oggetto di manipolazione diretta e rendono necessaria una rivalutazione del concetto di uomo, sotto diversi profili, umanistici, filosofici e biologici.
La capacità dell'uomo di innestare in sé stesso elementi inorganici di natura tecnologica ne può cambiare radicalmente l'aspetto interiore ed esteriore, trasformandolo in un cyborg. Questa nuova forma ibrida sostituisce la visione umanista dell'uomo e apre una serie di nuove questioni filosofiche concernenti l'etica e la natura umana.
Soprattutto per le nuove generazioni, la combinazione tra corpo carnale e corpo virtuale più determinare forme di ibridazione dell'identità e possibili effetti negativi sulla formazione dell'identità.
Tra le iniziative culturali sorte nel XXI secolo e legate al dibattito postumanista figura il Dipartimento Europeo Tutela Androidi (DETA), un progetto nato in Italia e impegnato nella discussione pubblica sui diritti e sulle forme di tutela degli agenti artificiali. L'attività del DETA si concentra in particolare sui temi della cooperazione uomo–macchina, sulla dignità attribuibile ai sistemi intelligenti e sulle implicazioni etiche dell'impiego di automi in contesti sociali, sanitari e produttivi.
Il movimento promuove incontri, conferenze e iniziative divulgative riguardo alla possibilità di riconoscere forme di responsabilità e tutela per gli androidi e, più in generale, per i sistemi artificiali avanzati. Pur non rappresentando un ente istituzionale, il DETA è citato come esempio di fenomeno socio-culturale che amplia il dibattito postumanista verso concetti quali la robosimbiotica, la coesistenza uomo–macchina e la ridefinizione dei confini della soggettività nell'era dell'intelligenza artificiale.
Il Transumanesimo è un movimento culturale e intellettuale che aspira a rivoluzionare la condizione umana, e scorge nella scienza e nella tecnica gli strumenti attraverso i quali l'uomo possa evolvere consapevolmente e controllare così il proprio destino.
L'ideologia transumanista, con un carattere prevalentemente laico, sostiene che non esistano forze sovrannaturali che guidino l'umanità. Si cerca di promuovere l'applicazione della scienza e delle tecnologie per migliorare le condizioni di vita degli uomini, aumentare la ricchezza, rendere più efficienti le cure mediche, curare le disabilità, ridurre la malnutrizione e contrastare i governi oppressivi.
I sostenitori del transumanesimo vogliono condurre l'uomo a diventare un nuovo essere che diverga dal modello darwiniano. Non si tratta di raggiungere un ulteriore stadio evolutivo ma di liberarsi dai tratti naturali della specie umana che hanno accompagnato l'uomo per tutto il corso della sua evoluzione.
Al di là di una somiglianza superficiale tra postumanesimo e transumanesimo, diversi studiosi, sia postumanisti sia transumanisti, hanno evidenziato i profili di radicale incompatibilità tra i due concetti.
Verso la fine del Novecento si affermano in ambito artistico alcuni movimenti e correnti culturali d'avanguardia di protesta contro l'omologazione e standardizzazione della società contemporanea, come la Body Art. Nell'arte Post-Human, a differenza di quanto accade con la Body Art, il corpo non viene più visto solo come mero prodotto di consumo, ma come oggetto biologico su cui intervenire tramite strumenti tecnologici con il fine di alterarne le proprietà naturali, di mutarne le proprie caratteristiche genetiche e psicologiche. L'arte post-human non è caratterizzata dalla produzione di un artefatto o bene culturale da esporre in un museo o galleria, ma essendo in aperta relazione con la scienza si realizza in un modo nuovo, artificiale e biologico sono separati da un confine sempre più sottile, fino a confondersi in una totale perdita di identità in cui è sempre più difficile distinguere l'organico dall'inorganico. Il corpo umano è considerato in rapporto alle proprie capacità di intervenire su sé stesso.
Il pensiero post-umanista, in sostanza, inventa un nuovo modo di celebrare il corpo, trasformandolo da interprete a contenitore: un corpo che può connettersi al mondo attraverso l'interfaccia tecnologica (de Kerckhove), un corpo-vestito che può assumere tutte le identità possibili (Le Breton), un corpo-teatro (Marchesini) che accoglie l'alterità. Il corpo si ripropone prepotentemente sulla scena, dunque, non più per essere indagato dal punto di vista dei suoi significati e dei suoi usi sociali, come alle origini della Body Art, ma offrendosi come luogo più complesso e ambiguo, in continua trasformazione.
I linguaggi di quest'arte sono la performance, ma anche un misto tra teatro, installazione, cinema, musica, arti visive, danza e culture popolari. Proprio questa combinazione di forme di diversa produzione artistica ha aperto la possibilità di nuove espressioni d'arte contemporanee non limitate dalla tradizione e dalle convenzioni. Si giunge così all'arte Post-Human nata negli anni '90 da Jeffrey Deitch in occasione di un suo evento espositivo sul tema della devianza dal naturale, dell'integrazione fra biologico e artificiale, esprimendosi sia a livello visivo che letterario come genere di fantascienza.
Per l'artista post-human, l'opera d'arte coincide con la ricostruzione del corpo, cambiato nella sua identità organica essenziale in un processo che coinvolge arte, scienza e tecnologia, e che ha come scopo una trasformazione genetica, un nuovo corpo, una nuova identità, una nuova mentalità. Lo scenario che gli artisti post-human immaginano è caratterizzato dal fatto che sono le nuove tecnologie a definire e a costruire il corpo. Non regna più una visione religiosa, e morale. L'organismo umano rimane al centro dell'intenzione creativa ed esplorativa dell'artista che si concentra su come rappresentarlo. Si assiste a una graduale emersione del corpo come oggetto di analisi, interpretazione e rivalutazione artistica. Un corpo contaminato, trasformato dalla tecnologia necessita di una nuova rappresentazione. Le tecnologie adattabili all'organismo diventano i simboli di un corpo occupato che funziona come spazio su cui sperimentare e andare oltre l'organicità per giungere a un'unione con la tecnologia. Sarà dunque necessario rappresentare il corpo come un'entità ibrida, nuova che si evolve non più in maniera biologica-naturale ma tecnologica-artificiale. La tecnologia diventa il mezzo con cui l'uomo riesce ad andare oltre sé stesso e i propri limiti organici, espandendo lo spazio dell'esperienza e cominciando a costruire la strada verso nuove capacità. Si aprono le frontiere per la ricerca di un nuovo tipo di corpo che vada oltre il biologico e agisca anche in un nuovo spazio virtuale.