In finanza il prezzo di emissione o anche valore di emissione, è il prezzo richiesto ai sottoscrittori all'atto del collocamento dei titoli su un mercato primario e può essere:
Generalmente viene espresso in percentuale, infatti viene riferito a 100 (cento) € (o altra valuta) di valore nominale.
Si ricava da una proporzione.
(E.G.) Sia 10.000 il valore nominale e 97.50% il prezzo di emissione. Allora:
| Valore Nominale % | : | Prezzo di Emissione % | = | Valore Nominale | : | Prezzo di Emissione |
| 100 | : | 97,50 | = | 10000 | : | X |
da cui: X = (10000*97,50)/100 = 9750,00 € (prezzo di emissione)
Quando il prezzo di emissione è superiore al valore nominale, la differenza tra i due importi è detta aggio di emissione. Per le obbligazioni, l'aggio costituisce un ricavo pluriennale per l'emittente, che può essere portato in detrazione degli interessi passivi dovuti sul prestito nel corso della sua durata. Per le azioni, l'aggio confluisce invece nel cosiddetto fondo sovrapprezzo azioni, una riserva patrimoniale della società.
Più frequente è il caso opposto, in cui il prezzo di emissione è inferiore al valore nominale. La differenza è in questo caso detta disaggio di emissione, un costo che l'emittente sostiene per rendere più attraente ai sottoscrittori il collocamento di un prestito obbligazionario. Contabilmente il disaggio viene ripartito, sotto forma di costo, su tutti gli esercizi in cui il prestito resta in essere, fino al suo rimborso.
Per le azioni, a differenza delle obbligazioni, l'emissione sotto la pari non è ammessa dall'ordinamento italiano. L'articolo 2346 del codice civile vieta infatti di emettere azioni per una somma inferiore al loro valore nominale, a tutela dell'effettività del capitale sociale.
Nel caso di un aumento di capitale offerto in opzione agli azionisti esistenti, il prezzo di emissione delle nuove azioni è, da un punto di vista teorico, ininfluente sulla ricchezza degli azionisti. Un prezzo di emissione più basso comporta infatti una maggiore diluizione del valore unitario delle azioni esistenti, ma tale effetto è compensato dal valore dei diritti di opzione assegnati agli azionisti, cosicché il valore complessivo della loro partecipazione resta, in teoria, invariato.
Il collocamento dei titoli sul mercato primario è generalmente affidato a una o più banche, che possono sottoscrivere l'intero ammontare dell'emissione per poi ricollocarlo sul mercato, garantendo così all'emittente la certezza sui tempi e sul valore dell'operazione. In alternativa, le banche possono limitarsi a un ruolo di consulenza e supporto al collocamento, senza assumersi il rischio che l'emissione non trovi sottoscrittori sufficienti, rischio che in questo caso resta a carico dell'emittente. L'insieme delle banche che curano un'emissione è detto consorzio di emissione, e la relativa attività di collocamento è anche nota come classamento.
La sottoscrizione sul mercato primario si distingue dall'acquisto sul mercato secondario, dove i titoli già emessi vengono scambiati fra investitori in un momento successivo al collocamento. La presenza di un mercato secondario liquido consente al sottoscrittore di smobilizzare la propria posizione prima della scadenza del titolo, senza dover attendere il rimborso da parte dell'emittente.
Nelle offerte pubbliche iniziali la letteratura finanziaria ha documentato come il prezzo di emissione delle azioni tenda sistematicamente a essere fissato al di sotto del prezzo a cui i titoli vengono poi scambiati sul mercato secondario nei primi giorni di contrattazione, un fenomeno noto come underpricing. Si tratta di una delle regolarità empiriche più studiate nella finanza dei mercati mobiliari, osservata in numerosi paesi e periodi storici.