Una prigione privata (o carcere privato) è un istituto penitenziario gestito da un'impresa privata sulla base di un contratto stipulato con un'autorità pubblica, generalmente un governo nazionale, statale o locale. Pur rimanendo parte del sistema penitenziario pubblico, la gestione operativa della struttura è affidata a un soggetto privato, che riceve un corrispettivo economico per i servizi erogati.
Le prigioni private sono diffuse soprattutto in alcuni Paesi di tradizione giuridica anglosassone, come gli Stati Uniti, il Regno Unito e l'Australia, mentre nella maggior parte degli Stati europei l'amministrazione degli istituti penitenziari è svolta direttamente dallo Stato.
La gestione privata delle strutture detentive affonda le proprie radici tra il XVIII e il XIX secolo, quando in diversi Paesi europei e nordamericani alcune funzioni del sistema penitenziario venivano affidate a soggetti privati. In questo periodo erano diffusi modelli di concessione nei quali imprenditori o appaltatori gestivano il vitto, il lavoro dei detenuti o, in alcuni casi, l'intera amministrazione delle carceri in cambio di un corrispettivo economico o dei profitti derivanti dallo sfruttamento della manodopera carceraria. Tali sistemi furono progressivamente abbandonati nel corso del XIX secolo, a causa delle frequenti denunce di abusi, corruzione, condizioni detentive particolarmente gravose e dell'affermazione del principio secondo cui l'esecuzione della pena costituisce una funzione essenziale dello Stato.
Il moderno modello di prigione privata si è sviluppato a partire dagli anni Ottanta del XX secolo, soprattutto nei Paesi caratterizzati da politiche di liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici. La sua diffusione è stata favorita da una combinazione di fattori, tra cui il rapido incremento della popolazione detenuta, il sovraffollamento degli istituti penitenziari, l'aumento della spesa pubblica destinata al sistema carcerario e l'orientamento di alcuni governi verso il ricorso a operatori privati per la gestione di servizi tradizionalmente affidati all'amministrazione pubblica.
Negli Stati Uniti il settore ha registrato la maggiore espansione. L'aumento della popolazione carceraria, conseguenza anche dell'inasprimento della legislazione penale e delle politiche di contrasto alla criminalità e alle droghe adottate negli anni Ottanta e Novanta, ha determinato una crescente domanda di posti detentivi. In questo contesto sono nate o si sono sviluppate grandi società specializzate nella gestione di istituti penitenziari, che hanno stipulato contratti con governi federali, statali e locali per amministrare carceri destinate a detenuti condannati o in custodia cautelare. Alcune di queste strutture sono state inoltre utilizzate per ospitare persone sottoposte a detenzione amministrativa per violazioni della normativa sull'immigrazione, nell'ambito di accordi con le autorità competenti.
A partire dagli anni Novanta il modello è stato adottato, seppur con modalità e dimensioni differenti, anche in altri Paesi, tra cui Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica. In tali contesti, la partecipazione del settore privato ha generalmente riguardato la gestione operativa delle strutture, mentre le funzioni di indirizzo, controllo e vigilanza sono rimaste di competenza delle autorità pubbliche. Altri Stati hanno invece limitato o escluso il ricorso a gestori privati, ritenendo che la privazione della libertà personale costituisca una funzione che debba essere esercitata esclusivamente dallo Stato.
Le modalità di gestione delle prigioni private variano in funzione della normativa nazionale e dei termini dei contratti stipulati tra l'autorità pubblica e il soggetto privato. In generale, l'amministrazione penitenziaria mantiene la responsabilità istituzionale dell'esecuzione della pena, mentre il gestore privato assume, in misura variabile, la gestione operativa della struttura.
Nei modelli di gestione integrale, l'operatore privato è responsabile dell'amministrazione quotidiana dell'istituto, compresa l'organizzazione del personale, la sicurezza interna, la custodia dei detenuti, la manutenzione degli edifici, la fornitura dei servizi logistici e l'erogazione di attività educative, formative e di reinserimento sociale. L'attività è disciplinata da un contratto di servizio che stabilisce gli standard qualitativi, gli obiettivi da raggiungere, le modalità di finanziamento e gli strumenti di controllo da parte dell'autorità pubblica.
In altri casi viene adottato un modello di gestione parziale, nel quale l'amministrazione penitenziaria conserva la direzione dell'istituto e affida a soggetti privati soltanto specifici servizi. Tra questi rientrano comunemente la ristorazione, la pulizia, la manutenzione degli edifici e degli impianti, i servizi sanitari e psicologici, l'assistenza sociale, la formazione professionale, i programmi di istruzione, le attività lavorative e i percorsi di reinserimento. Tale modello è diffuso anche in sistemi penitenziari che non prevedono la gestione privata dell'intera struttura.
I rapporti tra amministrazione pubblica e gestore privato sono generalmente regolati da contratti di concessione o di appalto, nei quali sono definiti gli obblighi del concessionario, gli indicatori di qualità del servizio, i criteri di remunerazione e le eventuali sanzioni in caso di inadempimento. In molti ordinamenti il compenso è determinato sulla base del numero dei detenuti ospitati, della capacità disponibile o del raggiungimento di specifici obiettivi relativi alla sicurezza, alla qualità dei servizi e alla gestione della struttura.
Le responsabilità fondamentali, quali l'esecuzione delle pene, la definizione delle politiche penitenziarie, l'esercizio del potere disciplinare nei limiti previsti dalla legge, la vigilanza sul rispetto dei diritti dei detenuti e il controllo dell'operato del gestore, rimangono generalmente di competenza dell'autorità pubblica. Gli enti governativi effettuano attività di ispezione, monitoraggio e verifica del rispetto degli standard contrattuali e della normativa vigente, con la possibilità di applicare sanzioni, imporre misure correttive o revocare il contratto in caso di gravi inadempienze.
L'ampiezza delle funzioni affidate ai soggetti privati differisce sensibilmente da un Paese all'altro. In alcuni ordinamenti la gestione privata può comprendere anche la sicurezza interna e la custodia dei detenuti, mentre in altri tali funzioni sono riservate esclusivamente al personale dell'amministrazione penitenziaria, limitando il coinvolgimento dei privati ai servizi di supporto. Questa eterogeneità riflette le differenti concezioni del ruolo dello Stato nell'esercizio della funzione penitenziaria e i diversi assetti normativi adottati a livello nazionale.
Uno dei principali argomenti a favore delle prigioni private riguarda la possibilità di conseguire una maggiore efficienza nella gestione delle strutture detentive. Secondo i sostenitori del modello, il ricorso a operatori privati, soggetti alla concorrenza e vincolati da obiettivi contrattuali, può incentivare una più razionale organizzazione delle risorse, una riduzione dei costi operativi e una maggiore flessibilità nella gestione del personale e dei servizi. Inoltre, la costruzione e l'amministrazione di nuovi istituti da parte di imprese private possono consentire alle amministrazioni pubbliche di aumentare più rapidamente la capacità detentiva, riducendo gli investimenti iniziali a carico dello Stato. I contratti stipulati tra amministrazioni pubbliche e gestori privati prevedono generalmente un corrispettivo calcolato in base al numero dei detenuti ospitati, alla disponibilità dei posti detentivi o al raggiungimento di determinati standard di qualità e sicurezza. In alcuni casi sono previsti sistemi di incentivi economici e penali contrattuali, finalizzati a premiare il rispetto degli obiettivi prefissati o a sanzionare eventuali inadempienze.
La letteratura scientifica ha tuttavia prodotto risultati non univoci riguardo ai benefici economici derivanti dalla privatizzazione del sistema penitenziario. Numerosi studi hanno confrontato i costi di gestione delle strutture pubbliche e private, giungendo a conclusioni differenti a seconda del contesto istituzionale, del metodo di analisi adottato e degli indicatori considerati. Alcune ricerche hanno rilevato riduzioni dei costi operativi in determinate esperienze nazionali, mentre altre hanno evidenziato risparmi limitati o assenti, soprattutto quando vengono inclusi nei calcoli i costi sostenuti dall'amministrazione pubblica per la supervisione dei contratti, il monitoraggio delle prestazioni e la gestione delle procedure di affidamento.
Anche la valutazione della qualità dei servizi presenta risultati eterogenei. Gli studi hanno analizzato aspetti quali la sicurezza degli istituti, gli episodi di violenza, la formazione del personale, l'accesso all'assistenza sanitaria, i programmi di istruzione e reinserimento, nonché i tassi di recidiva dei detenuti dopo la scarcerazione. Le conclusioni della ricerca non consentono di affermare in modo univoco la superiorità della gestione pubblica o di quella privata, poiché gli esiti variano sensibilmente in funzione delle caratteristiche del sistema penitenziario, delle risorse disponibili, delle clausole contrattuali e dell'efficacia dei meccanismi di controllo.
Un ulteriore elemento oggetto di analisi riguarda la struttura degli incentivi economici. Alcuni studiosi hanno osservato che, essendo la remunerazione del gestore spesso collegata al numero dei detenuti o ai posti disponibili, possono sorgere potenziali conflitti di interesse tra l'obiettivo di contenere i costi e quello di garantire elevati standard qualitativi o di promuovere politiche orientate alla riduzione della popolazione carceraria. Altri autori ritengono invece che tali criticità possano essere mitigate attraverso un'adeguata regolamentazione, sistemi di valutazione delle prestazioni, controlli indipendenti e contratti che subordinino il compenso al raggiungimento di specifici indicatori di qualità.
Nel complesso, la maggior parte della letteratura concorda sul fatto che gli effetti economici della gestione privata non dipendano esclusivamente dalla natura pubblica o privata del gestore, ma anche dal quadro normativo, dalla qualità della progettazione dei contratti, dall'intensità della vigilanza esercitata dalle autorità competenti e dal contesto istituzionale nel quale il sistema penitenziario opera. Per questo motivo, non esiste un consenso scientifico sull'esistenza di vantaggi economici generalizzabili derivanti dalla privatizzazione delle strutture detentive.
In Europa il ricorso alle prigioni private è relativamente limitato rispetto ad altre aree del mondo. La maggior parte degli Stati mantiene una gestione integralmente pubblica degli istituti penitenziari, pur affidando frequentemente a soggetti privati servizi quali ristorazione, manutenzione, assistenza sanitaria, formazione professionale o attività di reinserimento.
Il Regno Unito è il principale esempio europeo di gestione privata delle carceri. A partire dagli anni Novanta sono stati affidati a imprese private numerosi istituti penitenziari in Inghilterra e Galles, mentre la Scozia ha sperimentato il modello in misura più contenuta. Le strutture operano sulla base di contratti con il Ministero della giustizia e sono soggette a ispezioni da parte di organismi indipendenti.
Anche la Francia adotta un modello misto, nel quale lo Stato mantiene la direzione e la sicurezza degli istituti, mentre numerosi servizi logistici e amministrativi sono affidati a concessionari privati.
Altri Paesi europei, tra cui Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio e i Paesi nordici, non prevedono generalmente la gestione privata integrale delle carceri, limitando l'intervento dei privati ai servizi di supporto.

Le Americhe rappresentano l'area nella quale il modello delle prigioni private ha raggiunto la maggiore diffusione, sebbene con notevoli differenze tra i vari Stati.
Negli Stati Uniti il settore ha conosciuto una rapida espansione dagli anni Ottanta. Numerosi governi federali e statali hanno affidato a società private la gestione di istituti destinati sia a detenuti comuni sia, in alcuni casi, a persone sottoposte a detenzione amministrativa per motivi legati all'immigrazione. Nel XXI secolo diversi Stati hanno tuttavia ridotto il ricorso a tali strutture, mentre altri continuano a utilizzarle.
In Canada la gestione privata delle carceri è estremamente limitata. Dopo alcune sperimentazioni negli anni Novanta, il sistema penitenziario è rimasto prevalentemente pubblico.
Nell'America Latina il ricorso ai privati varia sensibilmente. Il Brasile ha sviluppato diversi modelli di partenariato pubblico-privato per la costruzione e la gestione di alcuni istituti penitenziari, mentre in altri Paesi, come Cile, Perù e Messico, sono stati sperimentati sistemi di concessione o collaborazione pubblico-privata con caratteristiche differenti. Nella maggior parte degli Stati latinoamericani, tuttavia, la gestione delle carceri rimane prevalentemente affidata all'amministrazione pubblica.
Nella Federazione Russa il sistema penitenziario è gestito dallo Stato attraverso il Servizio penitenziario federale. La legislazione russa non prevede la gestione privata degli istituti penitenziari, anche se alcuni servizi non direttamente connessi alla custodia possono essere affidati a fornitori esterni mediante contratti di appalto.
In Africa il ricorso alle prigioni private è relativamente raro. L'esperienza più significativa è quella del Sudafrica, che dalla fine degli anni Novanta ha affidato la gestione di alcuni grandi istituti penitenziari a imprese private mediante contratti di concessione. Tali strutture operano sotto la supervisione del Dipartimento dei servizi correzionali. Negli altri Paesi africani il sistema penitenziario è generalmente amministrato direttamente dallo Stato, anche se alcuni servizi di supporto possono essere esternalizzati.
In Asia la gestione privata delle carceri è poco diffusa. Paesi come Giappone e Israele hanno sperimentato forme di collaborazione con operatori privati nella gestione di alcuni servizi o di specifiche strutture, pur mantenendo un forte controllo pubblico. In Israele, un progetto volto ad affidare un istituto penitenziario a un gestore privato non è entrato in funzione a seguito di una decisione della Corte suprema, che ha ritenuto incompatibile con i principi costituzionali il trasferimento a soggetti privati di poteri coercitivi connessi alla privazione della libertà personale.
Nella maggior parte degli altri Paesi asiatici, tra cui Cina, India, Corea del Sud e gli Stati del Sud-est asiatico, le carceri sono amministrate direttamente dalle autorità pubbliche.
L'Australia rappresenta uno dei principali esempi di utilizzo delle prigioni private al di fuori degli Stati Uniti. Diversi Stati e Territori australiani affidano la gestione di una parte degli istituti penitenziari a imprese private attraverso contratti pluriennali, mentre altri istituti rimangono sotto amministrazione pubblica. Il modello australiano è caratterizzato da un articolato sistema di monitoraggio delle prestazioni e di verifica del rispetto degli standard contrattuali.
Anche la Nuova Zelanda ha sperimentato la gestione privata di alcuni istituti penitenziari in periodi differenti. Il ricorso a operatori privati è stato oggetto di modifiche legislative nel corso degli anni, alternando fasi di apertura e di maggiore coinvolgimento diretto dello Stato.

Una delle principali critiche riguarda il possibile conflitto tra la finalità di lucro dell'operatore privato e la tutela dei diritti delle persone detenute. Secondo i critici, l'obiettivo di contenere i costi e massimizzare i profitti potrebbe incentivare una riduzione delle spese destinate al personale, alla formazione degli agenti, all'assistenza sanitaria, ai programmi educativi e alle attività di reinserimento sociale, con possibili ripercussioni sulle condizioni di detenzione e sulla qualità complessiva del servizio.
Un'altra questione frequentemente sollevata concerne la sicurezza degli istituti. Alcuni studi hanno evidenziato che, in determinate esperienze, la riduzione dei costi può tradursi in un minor numero di operatori, in livelli retributivi inferiori o in una formazione meno approfondita del personale, fattori che potrebbero incidere sulla gestione della sicurezza interna. Altre ricerche, tuttavia, non hanno riscontrato differenze sistematiche rispetto alle strutture pubbliche, evidenziando come i risultati dipendano soprattutto dalle modalità di gestione e dall'efficacia dei controlli esercitati dall'autorità competente.
Le prigioni private sono inoltre criticate per i possibili problemi di trasparenza e responsabilità amministrativa. Sebbene operino sulla base di contratti con lo Stato, le società private possono essere soggette a regimi di accesso agli atti e di pubblicità delle informazioni differenti rispetto alle amministrazioni pubbliche. Ciò può rendere più complesso il controllo da parte degli organi di vigilanza, della magistratura, dei mezzi di informazione e dell'opinione pubblica, soprattutto per quanto riguarda i dati relativi ai costi di gestione, alle condizioni detentive e agli indicatori di qualità del servizio.
Un ulteriore tema di discussione riguarda la possibile influenza degli interessi economici sulle politiche penali. Alcuni osservatori hanno espresso preoccupazione per l'eventualità che imprese operanti nel settore penitenziario svolgano attività di rappresentanza di interessi (lobbying) volte a sostenere politiche favorevoli al mantenimento o all'espansione della popolazione detenuta, come l'inasprimento delle pene o il ricorso più esteso alla detenzione. L'effettiva incidenza di tali attività varia tuttavia in funzione della disciplina nazionale in materia di finanziamento della politica, trasparenza e regolamentazione delle attività di lobbying.
I sostenitori delle prigioni private ritengono che il coinvolgimento di operatori privati possa contribuire a migliorare l'efficienza del sistema penitenziario attraverso l'introduzione di modelli gestionali innovativi, una maggiore flessibilità organizzativa e l'impiego di pratiche amministrative orientate al contenimento dei costi e al raggiungimento di specifici obiettivi di prestazione.
Uno degli argomenti più frequentemente richiamati riguarda la rapidità nella realizzazione e nell'ammodernamento delle strutture detentive. Secondo questa prospettiva, il ricorso a imprese private consentirebbe di rispondere più rapidamente all'aumento della popolazione carceraria, riducendo i tempi necessari per la progettazione, la costruzione e l'entrata in funzione di nuovi istituti. Ciò potrebbe contribuire ad alleviare il sovraffollamento carcerario senza richiedere un ampliamento immediato delle capacità gestionali dell'amministrazione pubblica.
I sostenitori evidenziano inoltre la possibilità di introdurre innovazioni organizzative e tecnologiche, grazie a una maggiore autonomia gestionale e alla concorrenza tra operatori economici. Tra gli esempi frequentemente citati figurano l'adozione di sistemi informatizzati per la gestione della sicurezza e delle attività amministrative, l'ottimizzazione dei processi logistici e l'introduzione di nuovi modelli di organizzazione del lavoro.
Un ulteriore argomento riguarda la concorrenza per l'assegnazione dei contratti pubblici. Secondo alcuni economisti, la competizione tra imprese potrebbe incentivare una più efficiente allocazione delle risorse e stimolare il miglioramento della qualità dei servizi offerti, purché le procedure di gara siano trasparenti e i contratti definiscano in modo chiaro gli standard qualitativi richiesti.
Secondo parte della letteratura economica, un sistema di affidamento fondato su contratti dettagliati, accompagnato da rigorosi meccanismi di controllo pubblico, indicatori di performance verificabili e sistemi di incentivi e sanzioni, potrebbe favorire il miglioramento delle prestazioni e contribuire al contenimento della spesa pubblica. In questa prospettiva, il ruolo dell'amministrazione non viene meno, ma si trasforma, concentrandosi sulla programmazione, sulla vigilanza e sulla valutazione dei risultati conseguiti dal gestore.
Alcuni autori sostengono inoltre che il ricorso a gestori privati possa consentire alle amministrazioni penitenziarie di concentrare le proprie risorse sulle funzioni di indirizzo strategico, regolazione e controllo, delegando agli operatori economici le attività strettamente gestionali. In tale modello, l'efficacia del sistema dipenderebbe dalla capacità dell'autorità pubblica di predisporre contratti adeguati, monitorarne l'esecuzione e garantire il rispetto dei diritti dei detenuti.
La letteratura favorevole al modello sottolinea tuttavia che i benefici attesi non derivano automaticamente dalla privatizzazione della gestione penitenziaria. Essi sarebbero subordinati all'esistenza di un quadro normativo efficace, di procedure competitive per l'affidamento dei servizi, di un sistema di vigilanza indipendente e di meccanismi contrattuali capaci di allineare gli incentivi economici del gestore agli obiettivi di interesse pubblico. In assenza di tali condizioni, i vantaggi in termini di efficienza e qualità potrebbero risultare limitati o non realizzarsi.
La private probation è un modello di gestione della libertà vigilata nel quale la supervisione delle persone sottoposte a misure alternative alla detenzione viene affidata a enti o imprese private anziché esclusivamente agli uffici pubblici. Diffusa soprattutto negli Stati Uniti, si è sviluppata a partire dagli anni Settanta e ha avuto una significativa espansione dagli anni Novanta, quando alcuni sistemi giudiziari locali hanno iniziato a ricorrere a operatori privati per ridurre il carico amministrativo degli uffici di probation pubblici. Le attività svolte dai soggetti privati possono includere il monitoraggio del rispetto delle condizioni imposte dal tribunale, la gestione degli appuntamenti, la verifica dei pagamenti e l'erogazione di programmi di trattamento o reinserimento sociale. In alcuni contesti il servizio è finanziato direttamente dalle persone sottoposte a supervisione attraverso il pagamento di tariffe periodiche. Il modello è stato oggetto di critiche riguardanti il possibile conflitto tra finalità economiche degli operatori privati e obiettivi di riabilitazione e giustizia, nonché i rischi legati alla trasparenza, alla qualità dei servizi e all'impatto economico sui soggetti con minori risorse finanziarie.

Lo scandalo "Kids for Cash" è stato un caso di corruzione giudiziaria avvenuto in Pennsylvania tra il 2003 e il 2008, in cui due giudici della contea di Luzerne, Mark Ciavarella e Michael Conahan, furono accusati di aver ricevuto milioni di dollari in tangenti dal proprietario di strutture detentive private per minorenni in cambio dell'adozione di sentenze severe che portavano numerosi giovani imputati alla reclusione. Molti ragazzi, anche per reati minori o senza un'adeguata assistenza legale, furono condannati a soggiornare in centri di detenzione privati, generando gravi violazioni dei loro diritti. L'inchiesta federale portò alla condanna dei due giudici e suscitò un ampio dibattito negli Stati Uniti sul ruolo delle carceri private, sui conflitti di interesse nel sistema giudiziario minorile e sulla necessità di maggiori tutele per i giovani coinvolti nei procedimenti penali.
Lo scandalo è stato raccontato nei documentari Capitalism: A Love Story del 2009, diretto da Michael Moore, e Kids for Cash del nel 2014. Ha ispirato inoltre un episodio di Law & Order: Unità vittime speciali, uno di The Good Wife e uno di Cold Case.
