| Po di Primaro | |
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| Stato | |
| Regioni | |
| Portata media | 0 m³/s - Paleoalveo inattivo |
Il Po di Primaro è stato un ramo deltizio del fiume Po. Tra l'VIII e il XII secolo è stato il ramo principale del fiume.
Il corso d'acqua ha subito numerose modifiche durante la sua storia. Formatosi nell'VIII secolo iniziava il suo corso dopo Ferrara, piegava verso sud fino ad Argenta e poi cambiava bruscamente direzione verso est e poi sfociava nel Mare Adriatico con un ampio estuario. Il letto del fiume scomparso non riceve più acque da Ferrara fino ad Argenta, ma il suo percorso rimane riconoscibile poiché l'ambiente naturale circostante si è conservato nel tempo. Da Argenta al mare, invece, raccoglie le acque del fiume Reno, tanto ché oggi il termine «Po di Primaro» può essere utilizzato per indicare il tratto terminale del Reno fino alla foce.
Alla destra del Po di Primaro si estese per secoli una vasta area paludosa, chiamata Valle Padusa. Dopo una lunga opera di bonifica, le aree vallive sono state completamente prosciugate nel XX secolo. L'habitat dell'antica Padusa sopravvive in alcune riserve naturali protette, come le Valli di Campotto (Argenta) e l'oasi di Punte Alberete.

In età antica il ramo principale del Po era il Po di Spina (Eridano). Questo ramo si inaridì e cessò di esistere nel VI secolo d.C. Il Po di Volano divenne il corso principale del fiume. Da una lettera di Cassiodoro ai “marinai” veneti si viene a sapere che già nel 537-538 il Volano era il ramo più attivo del Po.
Nella prima metà dell'VIII secolo si formò un nuovo ramo a sud del Po di Volano, che prese il nome di Po di Primaro (Padus Primarius). Il Po di Volano e il Po di Primaro divennero i due rami principali del fiume, con quest'ultimo prevalente per la maggior portata d'acqua.
Il Po di Primaro solcava un lungo bassopiano con un corso meandriforme; si diramava dal Po principale (Padus Maior) appena fuori le mura di Ferrara e continuava verso sud-est bagnando Torre Fossa, Gaibana, Marrara, San Nicolò. A mezza via tra la città estense e la foce, il Primaro lambiva Argenta e poi proseguiva in direzione sud-est fino al mare Adriatico, dove sfociava con un estuario, 18 km a nord di Ravenna. Da destra riceveva i fiumi e torrenti che nascevano nell'Appennino bolognese e pistoiese (Reno) e in quello romagnolo (dal Sillaro al Lamone).
Il Primaro divenne un'importante idrovia (fiume navigabile); è indubbio che contribuì allo sviluppo della città di Ferrara. Nel XII secolo però la rotta di Ficarolo spostò il letto del fiume padano di alcune decine di km a nord. Le acque del ramo di Primaro si ridussero notevolmente.
Nel 1152, a seguito di forti e frequenti precipitazioni, il Po ruppe l'argine sinistro presso Ficarolo, un centro abitato alla sinistra del Po distante circa 25 km da Ferrara. La rotta che prese il suo nome iniziò con un grande squarcio che si aprì nell'argine sinistro. Le acque si inalvearono in un ramo minore del fiume, il Po di Ariano, e da lì sfociarono in mare. Questo nuovo corso d'acqua prese il nome di Po Grande e in pochi decenni divenne il ramo principale del Po.
Parallelamente, la quantità d'acqua che confluì nel ramo di Primaro calò sensibilmente. Negli anni seguenti, il Po di Primaro perse progressivamente d'importanza, riducendosi a via d'acqua di livello locale. Nonostante ciò fu teatro anche di azioni militari come nel 1270, quando scoppiò una guerra tra veneziani e bolognesi per il suo controllo. Nella seconda metà del XIV secolo i da Polenta, che avevano già respinto le ingerenze dei veneziani dal territorio alla destra del Primaro, edificarono una fortezza nel punto in cui il Po di Primaro riceve le acque del canale Zaniolo, un importante canale d'irrigazione che, partendo dall'Imolese, attraversa in linea retta la pianura lughese. Da allora il luogo divenne noto come «Bastia del Zaniolo». I da Polenta sfruttarono il fortilizio per controllare i traffici locali e riscuotere dazi sulle merci.
A partire dal XV secolo il Ducato di Ferrara si espanse in Romagna. I fiumi romagnoli che scorrono verso il Primaro, tutti di carattere torrentizio, furono visti come un pericolo dai ferraresi: le loro acque torbide avrebbero potuto pregiudicare la navigabilità del Primaro. Vennero avviati lavori di irreggimentazione: nel 1460 il Santerno fu il primo fiume ad essere arginato e ad essere condotto nel Primaro. Ne beneficiò l'economia del lughese (il Santerno attraversa tutto il territorio di Lugo), che venne messa in connessione diretta con il ferrarese. Nella prima metà del XVI secolo vennero poi condotti nel Primaro i fiumi Lamone (dai Veneziani nel 1504) e Senio (dagli Estensi, nel 1537). Nel 1554 fu inaugurato un servizio postale tramite corrieri tra Bologna e Venezia, con viaggi nei giorni di martedì e sabato. Il servizio utilizzava esclusivamente vie d'acqua: Canale Navile, Valli di Masi, Po di Primaro, mare.
Il corso d'acqua mantenne la propria importanza nel commercio tra le città di Ferrara e Ravenna fino alla fine del XVI secolo. Nel 1592 Alfonso II d'Este chiuse il ramo di Primaro per conservare la navigabilità del Po di Volano (che, da Ferrara, seguiva un corso rettilineo verso il mare). Il Po di Primaro divenne un ramo secco. Nel 1598 l'intero Ducato di Ferrara ritornò sotto la sovranità della Santa Sede. Da quell'anno in poi tutti gli interventi fino all'Unità d'Italia furono effettuati dallo Stato Pontificio.

Il primo pontefice che si occupò del riassetto delle acque del bacino del Primaro fu Clemente VIII (papa fino al 1605). Con il termine “bonifica clementina” si riassumono una serie di interventi: nuovo escavo dell'alveo da Ferrara sino a Sant'Alberto (che sin dalla sua fondazione si trovava alla sinistra del fiume); conduzione nel Primaro del torrente Sillaro; rettificazione del Santerno, che fu condotto lungo l'alveo abbandonato del Senio; distacco del Lamone, che fu condotto in mare su un altro corso.
Verso la fine del Seicento il complesso di questi interventi aveva determinato una situazione di grave instabilità, con pericolo di alluvionamenti e conseguente allagamento del suolo in diversi punti. Il Po di Primaro iniziò a perdere buona parte della sua portata: in pochi decenni scomparve la cuspide protesa verso il mare formata dai suoi sedimenti. La torre di avvistamento fu inghiottita dall'acqua. Alla metà del XVIII secolo furono utilizzati gli ultimi 40 km del letto del Primaro per farvi confluire il fiume Reno, che non aveva uno sbocco al mare ma spagliava nelle valli. Il punto di immissione fu localizzato presso l'abitato di Argenta. Fu scavato un canale di 30 km da Argenta fino al Reno, in direzione ovest. Il Reno fu immesso nel canale artificiale, il Cavo Benedettino, all'altezza di Sant'Agostino. Le paludi della valle Padusa che caratterizzavano la zona furono gradatamente quasi tutte bonificate.
Nella seconda metà del Settecento furono realizzate le ultime modifiche che conferirono al Po di Primaro l'assetto che esso conserva tuttora: la costruzione di due tratti rettilinei: uno di 4 km a nord-est di Alfonsine e uno di ben 12,5 km a valle di Bastia. Da allora il corso d'acqua non attraversa più Filo e Longastrino. Con un'altra rettifica Sant'Alberto si ritrovò alla destra del fiume, dov'è tuttora. Nel suo assetto attuale viene denominato «Po di Primaro» il corso d'acqua che si diparte dal bivio Primaro-Volano visibile all'altezza di via Otello Putinati a Ferrara, raccogliendo le acque del canale di Burana.
È un canale di bonifica che fa parte del tessuto dei canali di risanamento delle paludi del delta del Po. Nasce all'altezza di Ferrara dal Po di Volano, nei pressi della chiesa di San Giorgio, quindi si dirige verso sud-est, fiancheggia Fossanova San Marco, passa tra Sant'Egidio e Gaibanella, attraversa Marrara, San Nicolò, Ospital Monacale e Traghetto. Qui termina il suo percorso presso un impianto di sollevamento posto sotto gli argini del Reno, entro cui riversa le sue acque.