
Per rifugiato s'intende generalmente una persona che si trova al di fuori del proprio paese di origine e che non può o non vuole tornarvi per fondati motivi di discriminazione politica, religiosa, razziale, di nazionalità o a causa di persecuzioni. Un rifugiato che ha formalmente presentato domanda di asilo ed è in attesa che gli venga concesso lo status di rifugiato dallo stato contraente o dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) può temporaneamente essere definito anche come "richiedente asilo". La principale agenzia internazionale che coordina la protezione dei rifugiati è l'Ufficio delle Nazioni Unite dell'UNHCR. Le Nazioni Unite hanno un secondo ufficio per i rifugiati, l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione (UNRWA), che è, ad esempio, l'unico ufficio responsabile del sostegno alla grande maggioranza dei rifugiati palestinesi.

La definizione di rifugiato ha subito diverse evoluzioni nel corso del tempo. La prima definizione moderna a disciplinare lo statuto di rifugiato internazionale fu quella sancita nel 1921 dalla Commissione per i Rifugiati della Società delle Nazioni. In seguito agli eventi della seconda guerra mondiale e in risposta al gran numero di persone in fuga dall'Europa orientale, la Convenzione ONU relativa allo statuto dei rifugiati del 1951 definì come "rifugiato" qualsiasi persona che:
Nel 1967 questa definizione fu sostanzialmente confermata nel Protocollo delle Nazioni Unite relativo allo statuto dei rifugiati. L'accordo internazionale sancisce inoltre l'equiparazione fra i cittadini dello Stato ospitante e i rifugiati in materia civile, di esercizio della professione e soprattutto di assistenza.
Come si evince dalla definizione del 1951, lo statuto di rifugiato fu pensato inizialmente in risposta agli eventi della seconda guerra mondiale in Europa, tra cui in particolare l'Olocausto, ed è per questo esclusivamente incentrata sulla difesa di individui perseguitati da autorità statali, come fu il caso degli ebrei nella Germania nazista. Tuttavia la nozione giuridica di rifugiato è successivamente stata ampliata in diversi contesti e per diversi scopi. La "Convenzione che regola gli aspetti specifici dei problemi dei rifugiati in Africa" adottata dall'Organizzazione dell'unità africana nel 1969 ha ampliato la definizione del 1951, includendo:
Inoltre la "Dichiarazione di Cartagena sui rifugiati", un trattato regionale latino-americano legalmente non vincolante del 1984, estende lo statuto di rifugiato a:
A partire dal 2011, lo stesso UNHCR, oltre alla definizione del 1951, riconosce come rifugiati anche persone che:
Gli standard minimi per lo statuto di rifugiato nell'Unione europea, come presentati nell'art. 2 (c) della direttiva n. 2004/83/CE, riproducono essenzialmente la definizione ristretta di rifugiato offerta dalla Convenzione ONU del 1951. Tuttavia, in virtù degli articoli 2(e) e 15 della stessa direttiva, le persone che sono fuggite in seguito ad una situazione di violenza generalizzata causata da un conflitto armato possono beneficiare, sotto certe condizioni, di una forma complementare di protezione, chiamata protezione sussidiaria. La stessa forma di protezione è prevista per i profughi o gli sfollati che, pur non essendo rifugiati, sono tuttavia esposti, in caso di ritorno nei loro paesi d'origine, alla pena di morte, alla tortura o ad altri trattamenti inumani o degradanti.
Nella storia della Russia e dell’area dell’ex Unione Sovietica i rifugiati sono stati spesso collegati a conflitti e trasformazioni politiche.
Durante l'Impero russo numerosi gruppi etnici e religiosi furono costretti a migrare, tra cui comunità ebraiche e minoranze del Caucaso. Alla fine della Prima guerra mondiale e dopo la Rivoluzione russa del 1917 milioni di persone lasciarono il territorio dell’ex impero zarista per rifugiarsi in Europa e in Asia.
Durante la seconda guerra mondiale milioni di civili furono sfollati o deportati all’interno dell’Unione Sovietica. Nel dopoguerra alcune popolazioni dell’Europa orientale furono costrette a migrare a causa dei cambiamenti territoriali e dei nuovi regimi politici.
La guerra tra Russia e Ucraina iniziata nel 2014 e intensificata nel 2022 ha generato uno dei più grandi flussi di rifugiati in Europa dalla seconda guerra mondiale.
L’Europa ha conosciuto numerosi movimenti di rifugiati nel corso della storia contemporanea.
Le due guerre mondiali provocarono enormi spostamenti di popolazione. Dopo la seconda guerra mondiale milioni di persone rimasero senza patria o furono costrette a lasciare i territori d’origine.
Un caso significativo fu il movimento clandestino Berihah, che aiutò molti ebrei sopravvissuti alla Shoah a lasciare l’Europa per la Palestina.
Durante la guerra fredda diverse crisi produssero flussi di rifugiati, tra cui:
Negli anni 2010 l’Europa ha affrontato una significativa crisi dei migranti in Europa legata soprattutto alle guerre in Siria, Afghanistan e Iraq.
Durante la colonizzazione europea delle Americhe (XV–XIX secolo) molte popolazioni indigene furono costrette a migrare o furono sfollate dalle loro terre a causa dell’espansione coloniale.
Nel Novecento diversi conflitti e dittature in America Latina produssero rifugiati, tra cui:
Molti rifugiati furono accolti negli Stati Uniti d'America, in Canada e in altri paesi della regione.
Negli anni 2020 si sono registrati importanti flussi migratori e richieste di asilo provenienti da paesi come Venezuela, Haiti e da alcune aree dell’America centrale.
L’Asia ospita storicamente una delle più grandi popolazioni di rifugiati del mondo.
Alcuni degli eventi che hanno generato grandi flussi di rifugiati includono:
Tra le principali crisi che generano rifugiati nel continente asiatico vi sono:
Molti rifugiati asiatici sono ospitati nei paesi vicini, tra cui Turchia, Pakistan e Iran.
L’Oceania ha generalmente numeri più bassi di rifugiati rispetto ad altre regioni del mondo, ma alcuni paesi hanno svolto un ruolo importante nei programmi di reinsediamento.
Dopo la seconda guerra mondiale paesi come l'Australia accolsero rifugiati europei e successivamente rifugiati provenienti dall’Asia sud-orientale, in particolare dal Vietnam.
La politica migratoria australiana ha introdotto sistemi di detenzione offshore per i richiedenti asilo arrivati via mare, generando un dibattito internazionale sui diritti dei rifugiati. Questa politica infatti consiste nel trasferire i migranti e richiedenti asilo intercettati via mare in centri di detenzione situati in paesi terzi o isole remote, per processare le loro richieste senza farli entrare legalmente sul territorio australiano
La storia dei rifugiati in Africa è stata influenzata da conflitti interni, guerre civili, crisi politiche e carestie. L'Africa ospita una delle più alte percentuali di rifugiati a livello mondiale, soprattutto in regioni colpite da conflitti prolungati.
Durante il periodo coloniale, i confini arbitrari imposti dalle potenze europee spesso includevano popolazioni etnicamente diverse, creando tensioni che portarono a migrazioni forzate. Dopo l'indipendenza, molti stati africani affrontarono guerre civili e instabilità politica, che causarono spostamenti massicci di popolazioni. Ad esempio, durante la guerra civile del Biafra in Nigeria (1967-1970), milioni di persone furono costrette a lasciare le proprie case.
Tra la fine del XX secolo e il XXI secolo, i conflitti in Sudan, Somalia, Repubblica Democratica del Congo e Ciad hanno generato flussi significativi di rifugiati. In particolare, la guerra civile sudanese e il conflitto in Darfur hanno provocato milioni di sfollati interni e rifugiati in paesi limitrofi come Ciad e Etiopia.
Molti paesi africani, pur affrontando difficoltà economiche, hanno ospitato rifugiati su larga scala. L'Uganda è spesso citata come modello di politica di accoglienza, con campi aperti e libertà di movimento per i rifugiati. Tuttavia, altri paesi hanno avuto politiche restrittive o hanno chiuso i confini durante picchi di crisi.
Organizzazioni come l'UNHCR, l'UNICEF e numerose ONG hanno giocato un ruolo cruciale nell'assistenza ai rifugiati africani, fornendo cibo, alloggi, istruzione e supporto legale. La cooperazione regionale, attraverso organismi come l'Unione africana, mira a trovare soluzioni durature, compreso il reinsediamento e il ritorno volontario sicuro.
Secondo i dati delle organizzazioni internazionali, la maggior parte dei rifugiati vive in Asia e Africa, seguita da Europa e Americhe, mentre l’Oceania ospita una percentuale relativamente ridotta.
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