Prudenzio

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Raffigurazione di Prudenzio in un manoscritto medievale dei suoi carmi (Inghilterra, fine del X secolo)

Aurelio Prudenzio Clemente (in latino Aurelius Prudentius Clemens; 348 – post 413) è stato un poeta e politico romano cristiano.

Biografia

Capitello con la "battaglia tra Bene e Male", nel Monastero di Sant Cugat, Catalogna

Informazioni sulla vita di Prudenzio si ricavano essenzialmente da quanto dice egli stesso nella Praefatio autobiografica che premise alla raccolta finale delle sue opere. Pur non proponendosi di fornire dettagli precisi, l'autore vuole far conoscere le tappe fondamentali della propria parabola esistenziale. Prudenzio nacque nella Hispania Tarraconensis, in una città ignota, forse Calagurris (Calahorra), Caesaraugusta (Saragozza) o Tarraco (Tarragona). Nella Praefatio (v.24) riferisce di essere nato quando era console Flavio Salia, cioè nel 348. L'informazione permette anche di datare questa prefazione al 405, dato che Prudenzio esordisce dicendo di essere arrivato all'età di 57 anni. Proveniva senz'altro da una famiglia di buon livello sociale, che gli garantì un'educazione completa nella grammatica e nella retorica. Esercitò con successo l'avvocatura, tanto da assicurarsi una certa influenza e poter seguire una brillante carriera politica. Fu prefetto responsabile del governo di due "nobili città" (vv.16-17). Gli incarichi gli valsero l'ingresso nella corte imperiale, dove tenne (sotto lo spagnolo Teodosio I, o forse il figlio Onorio) una posizione onorifica che dovette portarlo molto vicino al principe.

Negli ultimi anni della sua vita si ritirò dalla vita pubblica per diventare un asceta, astenendosi completamente dal mangiare cibo animale. Curò personalmente la redazione finale della sua opera poetica (probabilmente appunto nel 405), la cui unitarietà è garantita dalla Praefatio e dall'Epilogus con cui l'autore la accompagnò. Non si hanno più notizie di lui dopo allora.

Opere

Il corpus poetico prudenziano comprende poemi e raccolte liriche di diverso genere, preceduti da una Praefatio e conclusi da un Epilogus, entrambi di carattere autobiografico. Prudenzio è autore di due raccolte liriche: il Liber Cathemerinon, che comprende 12 poesie liriche su vari momenti del giorno, e il Liber Peristephanon, che contiene 14 inni in metro vario su martiri romani e spagnoli.

A parte è il secondo gruppo, che comprende l'Apotheosis ("Deificazione"); il Dittochaeon ("Il doppio nutrimento"), che contiene 48 tetrastici esametrici (un quarantanovesimo epigramma è senz'altro spurio, non comparendo in alcun codice e nelle edizioni fino al 1564) dedicati ad altrettanti episodi dell'Antico e del Nuovo Testamento, forse raffigurati o da raffigurarsi in una basilica; l’Hamartigenia ("L'origine del peccato"), che attacca il dualismo gnostico di Marcione e dei suoi seguaci, a cui si legano i Libri contra Symmachum ("Libri contro Simmaco") e il poema allegorico Psychomachia ("Lotta dell'anima"), che descrive in forma epica la lotta spirituale dell'anima, supportata dalle virtù cardinali, contro l'idolatria e i corrispondenti vizi e che esercitò una forte influenza sulla poesia medievale e sulla letteratura cristiana in generale.

Il mondo poetico e concettuale di Prudenzio

La concezione di Prudenzio è influenzata dai primi autori cristiani come Tertulliano e Ambrogio da Milano, ma anche dalla Bibbia. Tuttavia, come teologo è poco raffinato, anche se presenta, nelle opere più dichiaratamente apologetiche, un senso della misura e del rispetto verso le ragioni dell'avversario.

Come Claudiano, Prudenzio recupera le forme tradizionali, compresi i generi e la metrica (soprattutto lirica, che organizza in strofe sul modello delle tragedie di Seneca) e, come lui, si abbandona spesso e volentieri all'amplificazione retorica, con pochi brani descrittivi.

«Egli è poeta eminentemente frammentario: a volte tocca davvero la poesia, sia che lo infiammino il suo sentimento cristiano e l'ammirazione per i martiri; sia che con elementi realistici faccia parlare la Superbia o derida le Vestali invecchiate; sia che celebri, con un amore entusiastico, lo splendore della Roma cristiana e le glorie dell'Impero che, unificando le varie genti del mondo, preparò il trionfo di Cristo.»

Prudenzio, dunque, al di là delle sue carenze, che sono anche della sua epoca, è esempio della rinascita della tradizione, adattata ai tempi ed al Cristianesimo, in un pubblico colto, che leggeva i classici latini e, nel contempo, voleva avere riscontri classici nella lettura degli ormai canonici testi sacri, liturgici, agiografici.

La poesia di Prudenzio è la poesia del miracolo. Egli, come Sant'Agostino, contrappone violentemente bene e male, luce e tenebra. Rappresenta, infatti, da un lato la luce della fede e della visione celeste, con immagini magnifiche di cieli fiammeggianti, di spazi cosmici e di natura ridente; dall'altro mostra la crudeltà e la ferocia del mondo, l'orrore per il peccato, le tentazioni e le macchinazioni del diavolo. Le immagini simboliche anticipano già un aspetto fondamentale della poesia medievale fino a Dante Alighieri. Nella poesia di Prudenzio il gusto per l'orrido, il truculento, il sanguinario occupa un posto importante: i supplizi dei martiri sono espressi con minuzia di dettagli e ostentazione del macabro, come si vede bene nell'inno più lungo, l''inno in onore di San Romano.

Edizioni e commenti

Edizioni dell'opera omnia (parziale):

Edizioni e commenti di alcune opere (parziale):

Note

  1. ↑ Praefatio, vv. 1 ss.
  2. 1 2 R. Browning, Poesia, in Letteratura Latina Cambridge, Milano, Mondadori, 2007, vol. 2, p. 478.
  3. ↑ R. Browning, Poesia, in Letteratura Latina Cambridge, Milano, Mondadori, 2007, vol. 2, pp. 479-480.
  4. ↑ G. Meyer, Prudentiana, in "Philologus", LXXXVII (1932), pp. 249 ss.

Bibliografia di riferimento

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Collegamenti esterni

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