Pseudomys bolami

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Topo australiano di Bolam
Stato di conservazione
Rischio minimo
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
SuperordineEuarchontoglires
OrdineRodentia
SottordineMyomorpha
SuperfamigliaMuroidea
FamigliaMuridae
SottofamigliaMurinae
GenerePseudomys
SpecieP.bolami
Nomenclatura binomiale
Pseudomys bolami
Troughton, 1932

Il topo australiano di Bolam (Pseudomys bolami Troughton, 1932) è un roditore della famiglia dei Muridi endemico dell'Australia.

Descrizione

Roditore di piccole dimensioni, con la lunghezza della testa e del corpo tra 57 e 77,1 mm, la lunghezza della coda tra 78,6 e 96,2 mm, la lunghezza del piede tra 18,4 e 20,1 mm, la lunghezza delle orecchie tra 15,2 e 18,6 mm e un peso fino a 21 g.
Le parti superiori variano dal bruno-olivastro al bruno-giallastro e sono cosparse di peli nerastri. Le orecchie sono lunghe e rotonde. Le parti ventrali sono bianche. La linea di demarcazione lungo i fianchi è netta. Le mani e i piedi sono bianchi. La coda è più lunga della testa e del corpo, ricoperta densamente di lunghi peli, marrone sopra e più chiara sotto.

Biologia

Comportamento

È una specie notturna.

Alimentazione

Si nutre di semi, germoglie e anche insetti.

Distribuzione e habitat

Questa specie è diffusa in Australia Occidentale meridionale, Australia Meridionale e nell'estrema parte settentrionale e sud-occidentale del Nuovo Galles del Sud.

Vive in boscaglie, aree di Mallee e savane di Acacia su terreni argillosi e sabbiosi.

Conservazione

La IUCN Red List, considerato il vasto areale, la presenza in diverse aree protette e la popolazione numerosa, classifica P.bolami come specie a rischio minimo (Least Concern).

Note

  1. 1 2 3 (EN) Moseby, K.E., Morris, K., Read, J., Kemper, C., van Weenen, J., Ellis, M. & Burbidge, A. 2008, Pseudomys bolami, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ↑ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Pseudomys bolami, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ↑ Menkhorst & Knight, 2001.

Bibliografia

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