
Il pulsante (chiamato anche "bottone") è un dispositivo di comando manuale, meccanico o elettrico, che è azionato con la pressione applicata da un dito o, in alcuni casi, da due dita (ad esempio nel caso dei pulsanti con presa laterale) o dal palmo della mano (ad esempio nel caso dei cosiddetti "pulsanti a fungo").
I pulsanti trovano molteplici applicazioni, ad esempio:
I tipi di pulsante sono stati classificati in base alla loro geometria, assieme ad altri dispositivi di comando (ad esempio: leve, maniglie, manopole, ecc.), dalla norma tecnica UNI EN 894-3:2002 Sicurezza del macchinario - Requisiti ergonomici per la progettazione di dispositivi di informazione e di comando - Dispositivi di comando:
La stessa norma identifica inoltre tre tipi di prensione per i vari tipi di pulsante:

I primi pulsanti nascono come dispositivi puramente meccanici. Nell'ambito dell'orologeria, il primo dispositivo con pulsante è considerato il cronografo dal'orologiaio francese Louis Moinet, da lui chiamato "compteur de tierces" (lett. ""contatore di terzi""), realizzato tra il 1815 e il 1816. Nel cronografo di Moinet la lancetta centrale, che compie un giro in 1 secondo, può essere avviata, arrestata e rimessa a zero (svolgendo quindi le funzioni di "start", "stop" e "reset") da un unico pulsante dedicato, mentre per vedere il primo cronografo a due pulsanti (quindi con il funzionamento dei cronografi moderni) bisognerà aspettare l'invenzione di Willy Breitling del 1933.
L'introduzione dei primi modelli di interruttore a pulsante di tipo "ON/OFF" (due posizioni) avvenne parallelamente alla diffusione dei tasti telegrafici, che iniziarono a diffondersi particolarmente tra gli anni 1880 e 1890 come dispositivi per svolgere comunicazioni e controlli su breve distanza.
Al 1891 risalgono diversi brevetti per interruttori a pulsante. A partire dalla metà del 1890 diversi fabbricanti, tra cui Bryant Electric, Hubbell e Perkins, iniziarono a produrre pulsanti con alloggiamenti in ottone massiccio e componenti interni in porcellana, che si rivelarono essere meno soggetti a rotture, tanto da potere funzionare anche dopo più di 100 anni. I pulsanti elettrici utilizzati nelle case di questo periodo erano "pulsanti accoppiati", cioè due pulsanti vicini, disposti in verticale o in orizzontale, uno dei quali serviva ad accendere la luce, mentre l'altro serviva a spegnere la luce. La pressione di uno dei pulsanti abbassava il pulsante premuto e alzava automaticamente il secondo pulsante. Negli anni 1890 alcuni dei primi oggetti a essere dotati di pulsante furono la torcia elettrica e la macchina fotografica.

Nei primi anni del XX secolo le applicazioni per il pubblico dei pulsanti includevano gli interruttori elettrici a pulsante, pulsanti di avviamento per automobili (starter), pulsanti per i distributori automatici di caramelle e pulsanti dei campanelli di casa. Questi ultimi utilizzavano l'invenzione del campanello elettrico del fisico statunitense Joseph Henry, del 1831.
Rispetto ai pulsanti moderni, questi primi pulsanti erano più difficili da premere e andavano incontro alla rottura più spesso, ma risultavano comunque meno ingombranti e più sicuri dei loro predecessori, ovvero interruttori a coltello e interruttori rotativi, utilizzati come interruttori elettrici a parete a partire dal 1884, anno in cui John Henry Holmes inventò l'interruttore a scatto rapido, che evitava la creazione di pericolosi archi elettrici grazie all'elevata velocità di chiusura del circuito. L'uso dei pulsanti non era comunque ancora molto diffuso e l'azione di "premere un pulsante" non era considerata così semplice e immediata come avvenne successivamente. Tale "semplicità" del premere un pulsante è stata utilizzata dal marketing già da allora e a lungo per incoraggiare l'utilizzo di tale tecnologia, ma è poi stata smentita da ricerche svolte in ambito aziendale e accademico che hanno sottolineato la necessità di migliorarne l'usabilità, la progettazione centrata sull'utente e sulle reali abilità degli utilizzatori.
Negli anni 1930 nascono le radio comandate con pulsanti; la funzione di questi primi pulsanti delle radio era quella di pulsanti di preselezione, cioè avevano lo scopo di sintonizzarsi più velocemente con la propria stazione radio preferita. Nei successivi 20 anni i pulsanti furono introdotti anche in altri elettrodomestici, nelle automobili e nei telecomandi, ed erano utilizzati dal marketing per promuovere la facilità d'uso di tali prodotti.
Con la maggiore diffusione dei pulsanti in ambito domestico, nella prima metà del 1900, il pulsante divenne anche un oggetto di design: ad esempio l'azienda Bryant Electric produsse pulsanti costruiti in madreperla, mentre l'azienda Hart & Hegeman produceva pulsanti con placche decorative in modo che potessero abbinarsi con l'arredamento delle case. Questa tendenza a produrre pulsanti costosi e di pregio cambiò direzione nel secondo dopoguerra, durante il quale si preferivano interruttori costruiti con materiali più economici, per cui nelle case molti vecchi interruttori a pulsante in ottone furono sostituiti con interruttori a levetta in materiale plastico.

Negli anni 1960 i macchinari industriali diventavano sempre più complessi, per cui l'utilizzo dei pulsanti diventò necessario per comandare le loro tantissime funzioni di automazione. Negli anni 1970 i pulsanti iniziarono quindi ad essere utilizzati nei controller per videogiochi, soprattutto nei videogiochi arcade.
Negli anni 1980 i pulsanti "fisici" furono utilizzati come ispirazione dagli informatici per creare i pulsanti "virtuali", cioè forme sullo schermo dalla forma di pulsante, da "schiacciare" cliccandovi sopra con il mouse. Negli anni 1990, assieme alla diffusione di Internet, si diffuse inoltre un altro tipo di pulsante virtuale, che aveva anche perso la forma del pulsante: si trattava invece di testi o immagini cliccabili. Con l'avvento degli schermi touch, i pulsanti virtuali diventavano più simili ai pulsanti fisici, in quanto "premuti" cliccando sullo schermo con il dito, in maniera quindi analoga a come viene premuto in pulsante fisico.