| Quaranta sonetti romaneschi | |
|---|---|
| Autore | Trilussa |
| 1ª ed. originale | 1894 |
| Genere | Poesia |
| Lingua originale | Dialetto romanesco |
Quaranta sonetti romaneschi è il secondo volume autonomo di Trilussa, pubblicato alla fine del 1894, ma datato «Roma, 1895». La raccolta, a dispetto del nome, contiene quarantuno sonetti in dialetto romanesco, selezionati prevalentemente dalle recenti pubblicazioni su Il Don Chisciotte di Roma e in parte dalle poesie più datate pubblicate sul Rugantino. Come già successo per il primo volume, Stelle de Roma. Versi romaneschi, il poeta romano nel raccogliere la sua precedente produzione esegue una selezione e una profonda revisione dei testi composti in passato.
I sonetti di questa raccolta poetica assumono un ruolo di primaria importanza nelle vicende editoriali di Trilussa; infatti essi costituiscono il nucleo fondamentale che darà vita successivamente a I sonetti (1922) e che confluiranno successivamente nell'Opera omnia dell'autore, Le poesie, pubblicata postuma nel novembre 1951 a cura di Pietro Pancrazi. Inoltre il volume segna l'inizio della collaborazione con il prestigioso editore romano Enrico Voghera, che a partire da quest'opera si prolungherà per venticinque anni, fino alla pubblicazione di Lupi e agnelli, prima del passaggio alla Arnoldo Mondadori Editore.
Dopo l'incredibile successo ottenuto con la sua prima raccolta di poesie, Stelle de Roma. Versi romaneschi (1889), il giovane Trilussa diede inizio ad una serie di collaborazioni con vari periodici, pubblicando poesie e prose su Il Ficcanaso. Almanacco popolare con caricature per l'anno 1890, Il Cicerone e La Frusta. Ma la collaborazione più importante per il poeta romano giunse nel 1891, quando iniziò a scrivere per il Don Chisciotte della Mancia che, a differenza del Rugantino, era un quotidiano di diffusione nazionale che vantava alcuni dei nomi più importanti della letteratura e del giornalismo italiano. A dirigerlo, già da quattro anni, era Luigi Arnaldo Vassallo, noto anche con lo pseudonimo di Gandolin.

La produzione di Trilussa sul giornale, numericamente discreta tra il 1891 e il 1892, si infittì nel 1893, quando il quotidiano cambiò denominazione diventando Il Don Chisciotte di Roma, e Trilussa, a ventidue anni, entrò a far parte del comitato redazionale del giornale. Fu in questo contesto che nacque Quaranta sonetti romaneschi, la seconda raccolta poetica del poeta romano. Trilussa selezionò i sonetti pubblicati recentemente su Il Don Chisciotte di Roma, al quale continuava a collaborare, e integrò alcuni sonetti più datati apparsi sul Rugantino, già revisionati in occasione dei due almanacchi Er Mago de Bborgo. Lunario pe' 'r 1890 e Er Mago de Bborgo. Lunario pe' 'r 1891.
La pubblicazione del volume venne affidata ad Enrico Voghera, editore romano blasonato che aveva nel suo catalogo le opere di Cesare Pascarella; la collaborazione tra il poeta e l'editore si prolungherà con qualche interruzione per un quarto di secolo, fino al 1919, interrompendosi dopo la pubblicazione del volume Lupi e agnelli, a cui seguirà il passaggio all'Arnoldo Mondadori Editore.
Il volume venne corredato delle illustrazioni realizzate dallo stesso Gandolin, che per primo sulla rivista mensile illustrata Il Pupazzetto aveva introdotto la vignetta in accompagnamento ai testi umoristici, tecnica che affascinò anche Trilussa, che in futuro la metterà in pratica affinando le proprie abilità di disegnatore. Gandolin per Quaranta sonetti romaneschi realizzò cinque illustrazioni: una per il frontespizio, e quattro ad introdurre ognuna delle quattro sezioni in cui è divisa l'opera.
L'opera assumerà un ruolo fondamentale nelle successive raccolte di Trilussa che porteranno alla fine alla sua Opera omnia, Le poesie, che sarà pubblicata postuma nel 1951. Infatti Quaranta sonetti romaneschi costituisce il nucleo di base per la raccolta I sonetti del 1922. La suddivisione interna verrà in parte riproposta successivamente: Gente de servizio sarà presente nelle edizioni de I sonetti per poi essere rimossa dall'edizione del 1940; la sezione Un po' de tutto non avrà seguito, Dialetto borghese rimarrà definitivamente in tutte le edizioni successive, mentre A piazza Gujermo Pepe continuerà ad essere presente, ma dall'edizione del 1940 col nuovo titolo Baracche e baracconi.
Del libro non venne mai fatta una seconda edizione, tuttavia ne venne realizzata una ristampa, probabilmente nel 1908, fedele alla prima anche nella data di pubblicazione, ma che presentò alcune piccole differenze: il materiale di stampa, che passò dalla carta satinata alla carta soffice, gli annunci editoriali riguardanti le opere di Cesare Pascarella, presenti nell'edizione originale e omessi nella ristampa, e molte altre piccole varianti nel frontespizio e nel corpo del libro.

In seguito al frontespizio, dove è presente il nome dell'autore, del volume e dell'editore Enrico Voghera, che viene presentato come «Tipografo delle LL. MM. il Re e la Regina», si apre l'opera vera e propria, attraverso una romantica dedica ad una persona misteriosa:
Seguono i quarantuno sonetti, divisi in quattro sezioni non quantitativamente omogenee, con la seconda che contiene più della metà dei sonetti presenti nell'intero volume: