| Ralpachen | |
|---|---|
| Imperatore del Tibet | |
| In carica | 815-838 |
| Predecessore | Sadnalegs |
| Successore | Langdarma |
| Nome completo | Tritsuk Detsen |
| Morte | Lhasa |
| Sepoltura | Valle dei Re, Chongye |
| Dinastia | Yarlung |
| Padre | Sadnalegs |
| Madre | Droza Lhagyel Mangmojé |
| Consorte | Pelkyi Ngangchul |
Ralpachen (in tibetano: རལ་པ་ཅན, ral pa chen), nome regale Tritsuk Detsen (ཁྲི་གཙུག་ལྡེ་བཙན; 802 circa – 838), fu un sovrano dell'Impero tibetano, tradizionalmente considerato il quarantesimo re del Tibet. Regnò approssimativamente dall'815 all'838, succedendo al padre Sadnalegs, e durante il suo governo l'impero raggiunse una delle fasi di massima espansione territoriale e influenza politica nell'Asia centrale.
Ralpachen è venerato dalla tradizione buddhista tibetana come uno dei tre grandi re del Dharma (chos rgyal), insieme a Songtsen Gampo e Trisong Detsen, per il sostegno offerto alla diffusione e al consolidamento del buddhismo tibetano.
Durante il regno di Ralpachen, l'Impero tibetano controllava un vasto territorio comprendente l'Altopiano del Tibet e parti dell'attuale Cina occidentale e dell'Asia centrale. Il sovrano proseguì la politica espansionistica dei predecessori, consolidando il dominio tibetano su importanti rotte commerciali e regioni di frontiera.
Il suo governo fu caratterizzato da frequenti conflitti con la dinastia Tang e con il Khaganato uiguro, che esercitavano la propria influenza sui territori settentrionali dell'Asia interna. Nel corso delle campagne militari tibetane, il generale Zhang Bro Stag condusse diverse spedizioni contro le frontiere cinesi e uigure, contribuendo al rafforzamento della posizione strategica dell'impero.
Uno degli avvenimenti più importanti del regno di Ralpachen fu la conclusione di un trattato di pace con la dinastia Tang, negoziato tra l'821 e l'822 e solennemente commemorato nell'823. L'accordo stabiliva i confini tra i due imperi e prevedeva il riconoscimento reciproco dei rispettivi territori, ponendo fine a una lunga fase di conflitti militari.
Le disposizioni del trattato furono incise su tre stele, collocate rispettivamente a Lhasa, nella capitale cinese Chang'an e lungo il confine tra i due stati. Una delle iscrizioni, redatta in tibetano e cinese, è tuttora conservata presso il tempio di Jokhang, a Lhasa, e rappresenta un'importante testimonianza delle relazioni diplomatiche tra Tibet e Cina nell'alto Medioevo.
Ralpachen fu uno dei principali sostenitori del buddhismo nella storia dell'Impero tibetano. Durante il suo regno promosse la costruzione e il restauro di templi e monasteri, invitando studiosi, artigiani e traduttori provenienti dall'India, dal Nepal, dal Kashmir e dalla Cina.
Particolare importanza ebbe il suo sostegno alla traduzione dei testi buddhisti dal sanscrito al tibetano. A questo periodo è tradizionalmente associata la compilazione del Mahāvyutpatti, un vasto lessico bilingue destinato a uniformare la terminologia religiosa e filosofica utilizzata nelle traduzioni. Il sovrano favorì inoltre la traduzione di numerosi sutra e tantra, contribuendo alla formazione del canone buddhista tibetano.
Secondo le cronache religiose tibetane, Ralpachen introdusse disposizioni volte a garantire il sostentamento economico delle comunità monastiche, assegnando a ciascun monaco il sostegno di sette famiglie. La tradizione gli attribuisce inoltre la costruzione di un grande tempio a nove piani nei pressi della confluenza tra lo Yarlung Tsangpo e il Kyi Chu, destinato a ospitare testi sacri, immagini religiose e attività di traduzione.
La sua profonda venerazione per i monaci è ricordata anche da una leggenda secondo cui il sovrano avrebbe disposto le proprie lunghe trecce sotto i sedili dei religiosi, gesto da cui deriverebbe il soprannome di Ralpachen, traducibile come «uomo dalle lunghe trecce».

Ralpachen morì nell'838, in circostanze non del tutto chiarite. Secondo la tradizione storiografica tibetana più diffusa, venne assassinato da alcuni ministri contrari alla sua politica di sostegno al buddhismo, che favorirono l'ascesa al trono del fratello minore Langdarma. Altre fonti, tra cui cronache cinesi, suggeriscono invece che il sovrano fosse affetto da una lunga malattia e che la sua morte potesse essere avvenuta per cause naturali.
Fu sepolto nella Valle dei Re di Chongye, dove il suo tumulo funerario è associato a un'importante scultura raffigurante un leone in pietra.
La sua morte segnò la fine di una fase di forte patrocinio imperiale del buddhismo. Il successore Langdarma viene tradizionalmente ricordato come un persecutore delle istituzioni monastiche, mentre nei decenni successivi l'Impero tibetano attraversò una grave crisi politica che ne determinò la frammentazione.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 287813034 · ISNI (EN) 0000 0000 3934 4530 · CERL cnp00505230 · LCCN (EN) n2008206792 · GND (DE) 128689455 |
|---|