Rauscedo

Rauscedo
frazione
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia
Provincia Pordenone
Comune San Giorgio della Richinvelda
Territorio
Coordinate46°02′26.99″N 12°49′28.99″E
Altitudine80 m s.l.m.
Abitanti1 402
Altre informazioni
Lingueitaliano
Prefisso0427
Fuso orarioUTC+1
PatronoBeata Vergine Maria
Giorno festivo8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Rauscedo
Rauscedo

Rauscedo (in friulano Rauseit o Roseit pronuncia Rausèit o Rosèit) è una frazione del comune italiano di San Giorgio della Richinvelda, in Friuli-Venezia Giulia. Piccolo paese conosciuto per la produzione della barbatella da vite (Vitis vinifera). Secondo i dati reperibili dal sito ufficiale della C.E.I., il paese conta 1 402 abitanti.

Storia

Il documento più antico su Rauscedo è datato all’anno 1123 che fa risalire l’origine dell’abitato ai primi anni dopo il Mille. Nacque accanto al letto del Meduna un torrente che nasce dalle Dolomiti friulane. Il suo nome comparve per la prima volta fra i possedimenti dei monasteri carinziani di San Michele di Millstatt e di San Paolo in Lavanthal e appartenne all’antichissima pieve di San Giorgio (Plebem S. Georgei).

L’etimologia del nome “Rauscedo” riporta a due diverse interpretazioni. Secondo la prima il nome deriva da “rausea” che nel basso latino significa “canna” o “canneto”. La seconda, invece, legata alla prima da un medesimo nesso topografico, deriva dalla composizione dei nomi “rau” (“orrido”) e “seeder” (“stagno”). Tuttavia, esiste una terza interpretazione, non avvalorata però dagli studi scientifici ufficiali, secondo la quale Rauscedo deriverebbe dal latino medioevale “rauscedo” col significato simile di "ruscello" e indicante perciò una zona acquitrinosa o vicina a un corso d’acqua. La zona, dove è sito il paese, è infatti di origine paludosa. Il corso del torrente Meduna scorreva un tempo vicino all’abitato e spesso nelle sue piene straripava inondando le case.

Studi più recenti però sembrano convalidare ricerche precedenti, secondo le quali l’origine dell’abitato di Rauscedo è anteriore all’anno 762. In quell'anno fu redatta la Charta donationis atque definitionis, documento il cui originale non è mai stato ritrovato ma del quale esiste una copia ossia una pergamena risalente al XII secolo: l'apographum vetustissimum, oggi depositata presso l’Archivio di Stato di Venezia. Nella Charta è trascritto un elenco di donazioni e di paesi. L’interpretazione dei loro nomi riportati è piuttosto oscura e in molti passi incerta. Il nome che si riferisce a Rauscedo (come anche il vicino paese di Domanins) potrebbe essere contenuto nel passo seguente: “…et terras, et vineas vel prata quod habemus in Daunino (Domanins, nda) … casas in Ramaceto (Rauscedo, nda)”.

Dal 1077 Rauscedo divenne parte del Patriarcato di Aquileia dal punto di vista civile, dalla Diocesi di Concordia da quello spirituale. Sin dal XIII secolo la giurisdizione era esercitata dai signori di Spilimbergo che detenevano la potestà civile e criminale. Inoltre, avevano qui i loro possedimenti anche il monastero di St. Paul in Lavanthal e i signori di Porcia.

Nel 1420, la Patria del Friuli passò sotto la giurisdizione della Repubblica di Venezia. I conti di Spilimbergo mantennero i propri privilegi e i possedimenti aderendo ai patti di dedizione o di fedeltà con il governo della Serenissima.

Nella suddivisione amministrativa e negli ordinamenti comunali di epoca napoleonica, Rauscedo fu collocata nel comune di San Giorgio della Richinvelda o “San Giorgio al Tagliamento”, secondo la vecchia dizione (1811), la quale unità entrò a far parte del Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II di Savoia (1866).

Rauscedo e Domanins compongono assieme le parrocchie della Richinvelda occidentale. Fino al 1479 la cura delle anime era affidata ad un unico parroco per entrambe le comunità. All’epoca Rauscedo era una semplice Curazia, nel 1894 divenne Curazia Indipendente e, infine, nel 1957, con don Giovanni delle Vedove (1899-1976), divenne Parrocchia consacrata alla Beata Vergine Maria. Dal 2001, Rauscedo e Domanins tornarono ad essere amministrate da un unico sacerdote con don Danilo Olivetto (1947-2017).

Nel 1933 a Rauscedo nacquero i Vivai Cooperativi di Rauscedo, la più grande società cooperativa al mondo per la produzione della barbatella da vite.

Monumenti e luoghi d’interesse

Chiesa arcipretale di S. Maria e S. Giuseppe

Architetture religiose

Architetture civili

Scuole e teatri

Altro

Economia

“piccolo paese di rara operosità”

Le cooperative

L’economia di Rauscedo è caratterizzata dalla presenza di varie realtà cooperative del settore della e produzione agricola e della vendita dei prodotti, della distribuzione alimentare e dello sport. In ordine cronologico: Vivai Cooperativi Rauscedo (1933); Associazione Sportiva V.C.R. (1946); Cooperativa di consumo e bar tabacchi (1949); Cantina Sociale Rauscedo (1951); Stalla Sociale fra vivaisti (1965); V.C.R. Research Center (2019) (già Centro Sperimentale Casa 40, 1972); Friulkiwi (1984).

La barbatella

La barbatella (Vitis vinifera)

Rauscedo è diventata famosa per la produzione della piantina da vite (Vitis vinifera) che dà origine al vitigno. La barbatella (così chiamata per le radici nella parte inferiore e la chioma nella parte superiore che ne costituisce il germoglio) viene prodotta mediante innesto tra una marza di vite europea e un tralcio di vite americana. A Rauscedo, la produzione di barbatelle iniziò negli anni dieci del Novecento. La tecnica dell’innesto era già nota nel territorio di San Giorgio della Richinvelda e in qualche altro comune limitrofo ma fu a Rauscedo che ebbe un maggiore sviluppo fino a diventare, nei decenni successivi, l’attività economica di quasi la totalità della sua popolazione.

Colui che a Rauscedo diede l’avvio alla produzione di barbatelle fu l’ufficiale di posta Pietro D’Andrea (1875-1956). Nelle campagne i vitigni morivano a causa della filossera, pericolo parassita che attaccava i tralci. Dedito all’agricoltura, il D’Andrea, dopo varie sperimentazioni e suggerimenti, capì che il rimedio contro questo flagello fu quello di adottare la pratica di innestare una gemma nostrana e una portainnesti di vite americana. Egli si giovò di preziosi consigli che gli furono forniti da ricercatori locali impiegati nell’agricoltura e in particolare, come apprendiamo dalle sue memorie, degli insegnamenti di un giovane soldato veneto (un tale Sartori), tecnico dell’agricoltura, che nel dimorò per breve tempo nella sua abitazione, dopo la rotta di Caporetto del 1917 durante la Grande Guerra [8]. Pietro D’Andrea fu il primo ad intraprendere a Rauscedo l’”innesto al banco” delle barbatelle, inaugurando un’attività che col tempo si estese ad un sempre maggior numero di famiglie. Il D’Andrea venne riconosciuto per essere stato il …primo ad applicarsi alla professione di vivaista e che dietro a sé ha trascinato tutti gli altri. Nel corso degli anni circolarono altre teorie riguardanti l'origine dei primi innesti delle barbatelle a Rauscedo ma quella qui descritta sembra la più accreditata .

Il vivaismo cooperativo: I V.C.R.

La sede dei Vivai Cooperativi Rauscedo (V.C.R.)

Con gli anni venti a Rauscedo la barbatella innestata si diffuse rapidamente fra i contadini. Nel 1923, Pietro D’Andrea costituì una cooperativa per la coltura della vite e per la lavorazione dei suoi prodotti. Alla società aderirono ventisei vivaisti. Ma alla fine del decennio si verificò una concorrenza sfrenata fra i produttori di barbatelle e quindi si cominciò a pensare di regolamentare l’attività della ormai folta schiera dei “vivaisti”, i produttori intensivi della pianta da vite orientati oramai alla commercializzazione su una scala quasi industriale del prodotto. A tale scopo nacque nel 1931 la società di fatto “Vivai Cooperativi Rauscedo” fondata e diretta dallo stesso Pietro D’Andrea. La società si prefiggeva il compito di riunire in una società cooperativa tutti i produttori di barbatelle di Rauscedo e indirizzarli, secondo regole unitarie, alla produzione delle barbatelle, alla vendita del prodotto, alla mutua assistenza tra i soci, alla gestione diretta dei terreni destinati alla produzione del legno selvatico.

Il 15 febbraio 1933 furono fondati i Vivai Cooperativi Rauscedo quale società giuridica con 89 soci e come primo presidente Luigi Basso. La sua sede fu nei locali della Latteria Sociale. Qualche anno dopo, i V.C.R. trasferirono la propria sede a villa Crovato-D’Agostinis e nel 1937 fu costruito l’edificio (che oggi ospita i locali della cooperativa di consumo) in piazza delle Cooperative e dove si può ancora leggere sul muro la scritta “Vivai Cooperativi” conservata ancora come un tempo. Nel 1968 l’azienda trasferì la propria sede direttiva e amministrativa in un grande edificio con magazzino posto subito dietro su terreni di proprietà della famiglia Crovato. Nel 1983, per le celebrazioni del 50º anniversario è stato innalzato sul piazzale anteriore della sede V.C.R. il monumento ai padri fondatori, opera dello scultore Celiberti.

A Rauscedo va attribuito il merito di aver sviluppato al meglio la pratica al banco, affinando le capacità di produzione e di averla estesa a una gran parte delle famiglie del paese, portando, col passare degli anni, alla nascita di una organizzatissima società vivaistica di più ampia struttura: I Vivai Cooperativi Rauscedo, organismo cooperativo, mutualistico e famigliare più grande al mondo per numero di soci e per quantità di barbatelle innestate.

Nel corso degli anni, sorsero a Rauscedo altre aziende private, a conduzione famigliare, dedite alla produzione delle barbatelle da innesto.

La sperimentazione: Il V.C.R. Research Center

Il V.C.R. Research Center è un’azienda dei V.C.R. sorta nel 2019 allo scopo di sperimentare cloni per la creazione di nuove varietà di viti e di prodotti vinicoli. L’idea di applicare all’agricoltura la ricerca sperimentale nacque a Rauscedo nella seconda metà degli anni sessanta. Alfiere di questo progetto fu il dottor Ruggero Forti di Venezia, direttore tecnico dei Vivai Cooperativi Rauscedo, il quale nel 1969 impiantò vigneti sperimentali realizzando i primi cloni e nel 1972 inaugurò la prima sede del Centro Sperimentale Casa 40, situata nell’omonima zona a nord del paese, dove accanto ad essa fu avviato il nuovo Research Center.

Geografia antropica

Rauscedo è collocato nella parte ovest-sud-ovest del territorio della Richinvelda e confina a sud con Domanins, a est con il capoluogo San Giorgio, a nord con il comune di Spilimbergo, a ovest con il torrente Meduna e il comune di Vivaro. Il paese è costituito da località e borgate storiche: Il Borc, le Angoris, gli Erbai, la Villa, le Rivotte, i Pascus, piazza delle Cooperative, l’area tra via San Giovanni e il vecchio Mulino un tempo contesa con Domanins.

Lingue e dialetti

A Rauscedo, accanto alla lingua italiana, la popolazione utilizza il friulano occidentale, una variante della lingua friulana. Nel territorio comunale di San Giorgio della Richinvelda vige la Legge regionale 18 dicembre 2007, n. 29 "Norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana".

Eventi

Note

  1. ↑ In assenza di dati ufficiali precisi si è fatto riferimento alla popolazione della parrocchia, reperibile nel sito della CE https://www.chiesacattolica.it
  2. ↑ L. Luchini, Il tempietto di San Giovanni conteso tra Domanins e Rauscedo, in “Il Popolo”, Pordenone 17 ottobre 1982 e 24 ottobre 1982.
  3. ↑ Don G. Basso. Ricordi giovanili di Rauscedo. Il paese delle barbatelle, s.l., settembre 2005.
  4. 1 2 Per una conoscenza maggiore sull’argomento cfr. V. Chiandotto. Vicende di paesi, San Giorgio della Richinvelda, 2000; Atti del convegno Gabriele Luigi Pecile e Domenico Pecile. Agricoltura e sviluppo socio-economico nel territorio tra fine Ottocento e primo Novecento del 10 giugno 2018, Pro Loco San Giorgio della Richinvelda, 2019; L. Luchini, Com’è nata la cooperativa Vivai Rauscedo, Voce Amica supplemento de "Il Popolo" di Pordenone, dicembre 2023; Vivai Cooperativi Rauscedo, 1933-2008. Ritratto di un’evoluzione, (stampa privata in occasione del 75º anniversario di fondazione dei V.C.R.). A cura del dottor Eugenio Sartori e di Pietro D’Andrea, s.l. 2008.
  5. ↑ G. Moro, San Giorgio della Richinvelda tra guerre e Ventennio, San Giorgio della Richinvelda, 2022.

Bibliografia

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