Rhahzadh

Rhāhzādh (... – Ninive, 12 dicembre 627) è stato un generale persiano di origine armena sotto il re sasanide Cosroe II.

Rhahzadh
MorteNinive, 12 dicembre 627
Cause della morteCaduto in battaglia
Etniapersiano
Dati militari
Paese servitoImpero sasanide
Forza armataEsercito sasanide
GradoGenerale
GuerreGuerra romano-persiana del 602-628
BattaglieBattaglia di Ninive (627)
voci di militari presenti su Wikipedia

Il suo nome originale era Roch Vehan, ma è noto nelle fonti bizantine come Rhazates (in greco: Ῥαζάτης), Ryzates o Razastes, e a quelle siriache come Rōzbehān o Rōgwehān.

Biografia

La guerra iniziata nel 602 tra Impero sasanide e Impero bizantino volgeva al suo venticinquesimo anno, quando l'imperatore romano Eraclio I (r. 610-641) fece una mossa audace. Appena conclusa la campagna del 627, riunì il suo esercito e invase il cuore dell'entroterra persiano all'inizio di settembre.

La notizia gettò nel panico Cosroe poiché dopo 15 anni di guerra il suo esercito era esausto e i suoi due migliori generali non erano più disponibili: Shahin era morto e Shahrbaraz era passato al nemico fuggendo in Egitto nel timore che Cosroe lo volesse morto. Così il re radunò un nuovo esercito e nominò al suo comando Rhāhzādh, un nobile e coraggioso guerriero.

Rhāhzādh avanzò per tagliare la strada ad Eraclio e impedirgli di raggiungere Ctesifonte, la capitale persiana. Eraclio continuava a bruciare e saccheggiare ovunque si recasse, e Rhāhzādh si gettò all'inseguimento di Eraclio, lottando contro il tempo per cercare di raggiungere i Romani. Ad un certo punto Eraclio attraversò il fiume Grande Zab e si accampò per impedire a Rhāhzādh di passare oltre il ponte senza ingaggiare battaglia. Ma Rhāhzādh si mosse più a valle di quel punto riuscendo così a guadare il fiume.

Quando Eraclio lo venne a sapere, mandò una parte del suo esercito al comando di Vahan per intercettare Rhāhzādh. Nella scaramuccia che ne seguì i greci furono uccisi e i persiani catturati, tra cui un attendente personale di Rhāhzādh. Da lui Eraclio apprese che Rhāhzādh era in attesa di un rinforzo di circa 3000 uomini. Questa notizia preoccupò Eraclio: il suo esercito era gravemente depauperato dalla diserzione del contingente turco e temeva che i rinforzi di Rhāhzādh potessero far pendere a suo favore l'ago della bilancia .

Così il 12 dicembre 627, vicino a Ninive, Eraclio schierò il suo esercito in pianura e attese Rhāhzādh. Non appena se ne rese conto, Rhāhzādh decise di avanzare verso i Romani. Egli schierò il suo esercito in tre divisioni simili a falangi e ingaggiò battaglia contro l'esercito di Eraclio. Proprio nel momento culminante di questa, Rhāhzādh improvvisamente sfidò Eraclio a singolar tenzone, con la speranza di costringere i Romani a fuggire. Eraclio accettò la sfida e spronato il proprio cavallo in avanti tagliò di netto la testa a Rhāhzādh, prendendo successivamente dal busto del persiano il suo scudo di 120 piastre e il pettorale d'oro come trofei.

Con la morte di Rhāhzādh si dissolsero anche le speranze di vittoria dei persiani: vedendo il loro comandante valoroso e molti altri ufficiali di alto rango uccisi da Eraclio e le sue truppe ormai in casa, l'esercito persiano si perse d'animo e soffrì la perdita di circa 6000 vittime.

Note

  1. ↑ Kaegi (2003), p. 158
  2. ↑ Tabari, The History of al-Tabari Vol. 5: The Sasanids, the Byzantines, the Lakhmids, and Yemen, SUNY Press, 1999, p. 322.
  3. ↑ Kaegi (2003), pp. 159–160
  4. ↑ Kaegi (2003), p. 160
  5. ↑ Kaegi (2003), pp. 161–162

Bibliografia

Voci correlate