| Santa Taide | |
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| Venerata da | Chiesa cattolica, Chiesa cristiana ortodossa |
| Ricorrenza | 8 ottobre |
Santa Taide (o Taisia, a seconda di come viene italianizzato il nome greco Θαΐς, Thais), vissuta nel IV secolo, è venerata come santa dalla Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa. La leggenda è probabilmente frutto di fantasia, e difficilmente Taide è realmente esistita; la sua storia è molto simile a quelle di santa Pelagia (probabilmente una diversa versione di questa stessa storia) e Maria Egiziaca.
Secondo la tradizione, Taide era una ricca donna cristiana di Alessandria d'Egitto, che decise di diventare una prostituta. Era molto nota per la sua straordinaria bellezza, e portò molti sul sentiero della perdizione durante quel periodo della sua vita.
Le storie sul suo conto girarono tutto l'Egitto, fino a giungere alle orecchie di san Pafnuzio, un asceta che aveva già convertito molte persone alla salvezza (a seconda delle versioni, Pafnuzio viene sostituito da san Bessarione, san Serapione di Thmuis o san Giovanni il Nano).
Pafnuzio si vestì bene e andò da Taide, chiedendo di incontrarla di nascosto da chi potesse vederli. Taide rispose che potevano chiudere la porta a chiave, ma che se era di Dio che aveva paura, non vi sarebbe stato luogo dove lui non potesse vederli.

Vedendo che Taide sapeva di Dio e delle punizioni che aspettavano i peccatori, le chiese perché conducesse quella vita, e di quello che l'aspettava se avesse continuato su quella strada. Pentitasi, Taide bruciò tutti i suoi averi in piazza ed entrò in convento, dove si murò viva per tre anni in modo da espiare le sue colpe. Rivolta verso est, Taide pregò in continuazione chiedendo a Dio di avere pietà di lei. Taide disse a Pafnuzio che, durante la sua reclusione, tutti i suoi peccati erano costantemente davanti ai suoi occhi e che, ricordandoli, piangeva; egli le rispose che era per le sue lacrime, e non per la sua rigida autopunizione, che il Signore avrebbe avuto pietà di lei.
Infine, su insistenza di sant'Antonio abate e dopo che, in una visione, san Paolo il Semplice vide il posto preparato per lei in Paradiso, Taide fu liberata da Pafnuzio e si riunì alle altre suore del convento. Morì soli 15 giorni dopo la sua liberazione.
La storia di Taide è stata più volte ripresa in ambito culturale: Roswitha di Gandersheim e Marbodo di Rennes ne trassero dei drammi per le scene medievali; su di lei scrissero anche il beato Jacopo da Varazze, nella sua Leggenda Aurea, Anatole France nella Taide e Jules Massenet in Thaïs.
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