
La scala enigmatica è una scala musicale di sette note ideata da Adolfo Crescentini e impiegata da Giuseppe Verdi nell'Ave Maria, scala enigmatica armonizzata a 4 parti, composta nel 1889 e pubblicata nel 1898 come uno dei Quattro pezzi sacri.
Questa scala fu proposta ai lettori della Gazzetta musicale di Milano nel numero del 5 agosto 1888, a p. 292, nella rubrica «Curiosità... armoniche», con l'invito ad armonizzarla. Nel numero del 12 agosto furono annunciate le prime soluzioni ricevute; in quello del 26 agosto furono pubblicate le armonizzazioni inviate dai lettori e quella dello stesso Crescentini. La scala era inizialmente indicata dalla rivista anche come «scala-rebus».
La scala presenta una successione di intervalli insolita rispetto alle scale maggiori e minori: semitono - seconda eccedente (tre semitoni) - tono - tono - tono - semitono - semitono. Nella forma ascendente manca la quinta giusta, mentre fra il terzo e il sesto grado si succedono tre intervalli di tono intero.
La sua formula ascendente è: 1 (tonica), ♭2, 3 (terza maggiore), ♯4, ♯5 (quinta aumentata), ♯6, 7 (sensibile), 8 (ottava).
Esempio di scala enigmatica di Do, in senso ascendente:
Do, Re♭, Mi, Fa♯, Sol♯, La♯, Si, Do.
Nella forma discendente il quarto grado è invece naturale: Do, Si, La♯, Sol♯, Fa, Mi, Re♭, Do. La diversa alterazione produce un ulteriore intervallo di seconda eccedente tra il quinto e il quarto grado.
Verdi si interessò alla scala nel 1889, come documenta la corrispondenza con Arrigo Boito. Nell'Ave Maria la impiegò come linea melodica da armonizzare, affidandola successivamente al basso, al contralto, al tenore e al soprano. La composizione attraversa così quattro esposizioni della scala, due in Do e due in Fa.