La seguidilla è una strofa di quattro versi, i dispari sono settenari e i pari quinari con rima assonanzata. Questo tipo di versi vengono definiti in Spagna versi di arte minore (versos de arte menor).
Una forma primordiale della seguidilla si ritrova già nella kharja. Tomás Navarro Tomás menzionò come precursori della seguidilla due kharjas ispano-ebraiche composte tra l'XI e il XII secolo, di cui la prima fu trascritta e tradotta da Emilio García Gómez come segue:
Questa quartina è composta da versi dispari esasillabi e da versi pari pentasillabi, il che le conferisce un ritmo simile alla seguidilla, con rima consonantica nei versi pentasillabi. Si tratta di una strofa analoga alla kharja numero V della serie araba, i cui versi endecasillabi sono divisi in due emistichi di sei e cinque sillabe, con rima consonantica nei versi pari.
Le Cantigas de amigo in lingua galiziano-portoghese raccolgono alcune testimonianze del ritmo della seguidilla nel XIII secolo, come questa di Martín Codax:
Il primo esempio di seguidilla riportata in forma scritta in lingua spagnola appartiene al poeta Juan Álvarez Gato (1440–1509), che la adattò per un contrafactum e la usò come tema per un villancico devozionale:
Miguel de Cervantes menzionò le seguidillas con il termine di seguidas nella novella El celoso extremeño (contenuta all'interno delle Novelle esemplari); altri riferimenti di Cervantes sulle seguidillas nelle sue opere si possono rinvenire nel capitolo II di Don Chisciotte della Mancia e nel romanzo Viaje del Parnaso.