Serafino

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Un Serafino con sei ali, dal mosaico della volta della cattedrale di Cefalù (XIII secolo)

Un Serafino (dall'ebraico שרף śārāf, al plurale שְׂרָפִים śərāfîm) è una delle nature angeliche, o spiriti celesti. Normalmente in gruppo, nel cristianesimo si situano nella prima gerarchia, essendo gli angeli più vicini a Dio, risiedenti nel cielo supremo, quello empireo o cristallino.

In quanto tali sono nominati da Dante nel canto XXVIII (v. 99) del Paradiso, dove vengono appellati «fochi pii».

Il nome, che ha origine nel giudaismo antico, significa propriamente «serpente ardente», o «drago di fuoco». Sono figure presenti anche nell'islam.

Serafini nel libro di Isaia

Nel Libro di Isaia 6,1-3 si fa cenno alla visione del profeta Isaia di un Serafino:

«Nell'anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava.»

Nella visione del profeta i Serafini proclamano di continuo: «Santo, Santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria».

Questa è la sola occasione nella quale occorre il termine seraphim come sostantivo nella Bibbia ebraica. A capo dei Serafini è posto Metatron, denominato Angelo della Presenza nel Talmud e nella Cabala.

Tradizione cristiana

Un Serafino costellato di occhi in una rappresentazione medievale.

Lo Pseudo-Dionigi l'Areopagita nel De coelesti hierarchia li descrive come «coloro che accendono e mantengono il fuoco divino»:

«Il nome Serafini indica chiaramente la loro incessante ed eterna rivoluzione attorno ai Principii Divini, il loro calore e ardore, l’esuberanza della loro intensa, continua, instancabile attività, e la loro tendenza ad assimilare ed elevare al proprio livello di energia tutti coloro che sono più in basso, infiammandoli e bruciandoli con il proprio calore, e purificandoli interamente con una fiamma ardente e divorante; e con una lampante, inestinguibile, inalterabile, raggiante e illuminante energia in grado di disperdere e distruggere le ombre delle tenebre.»
Dio accompagnato da due Serafini (dal manoscritto Petites Heures de Jean de Berry, XIV sec.)

Tommaso d'Aquino nella sua Summa Theologiae cita i Serafini parecchie volte, sostenendo che possiedono l'eccellenza dell'ardore nella carità, offrendo una descrizione della loro natura:

«Il nome di Serafini non viene desunto dalla carità come tale, ma da una sovrabbondanza di carità come indica la parola ardore o incendio. Perciò Dionigi interpreta il nome Serafino in base alle proprietà del fuoco, in cui il calore è in grado eccedente. Ora nel fuoco possiamo considerare tre proprietà:
  • In primo luogo, il suo movimento che tende verso l'alto e che è continuo. E ciò sta a indicare che è nella natura dei Serafini di muoversi costantemente e invariabilmente verso Dio.
  • In secondo luogo, la sua virtù attiva che è il calore. E questo si trova nel fuoco non in un modo qualsiasi, ma in un grado acuto, giacché esso è sommamente penetrativo nel suo agire, giungendo sino alle intime fibre; ed è inoltre accompagnato da un incontenibile fervore. E ciò serve a indicare l‘azione potente esercitata da questi angeli sui loro sottoposti, per eccitarli a un fervore consimile e per purificarli con il loro incendio.
  • In terzo luogo, nel fuoco va considerato lo splendore. E ciò sta a indicare che questi angeli possiedono in se stessi una luce inestinguibile, e che loro sono in grado di illuminare perfettamente gli altri.»
Serafini accanto a Maria in trono (da un dipinto di Viktor Vasnetsov, 1901)

San Bonaventura, il teologo francescano contemporaneo di San Tommaso, utilizza le sei ali dei Serafini come un'importante struttura analogica della sua opera mistica Itinerarium mentis in Deum (Itinerario della mente verso Dio). Secondo la tradizione, San Francesco d'Assisi ricevette le stimmate da un Serafino che gli apparve mentre si trovava alla Verna. Per questo motivo l'epiteto del Santo è Pater Seraphicus, e gli Ordini francescani e delle Clarisse vengono chiamati Ordini serafici.

Nella Divina Commedia i Serafini sono le intelligenze motrici del nono e ultimo cielo del Paradiso, chiamato da Dante cristallino, o primo mobile, in quanto è appunto il primo a muoversi, ricevendo tale movimento da Dio e trasmettendolo ai cieli concentrici sottostanti. Sopra al Primo Mobile c'è solo l'Empireo, che è immobile in quanto perfetto, e sede della Trinità.

Un complesso galattico in formazione.

I Serafini assolvono un ruolo di elevazione spirituale nel Discorso sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola (1487), l'epitome dell'umanesimo rinascimentale. Pico ha preso gli ardenti Serafini — «essi bruciano con il fuoco della carità» — come il modello più alto dell'umana aspirazione, «insofferente di ogni secondo posto, che cerca sempre di emulare la dignità e la gloria e che non sopporta di essere inferiore a nient'altro».

«Alla luce dell'intelligenza, meditando sul Creatore ammirando la sua Opera, e meditando sulla Creazione ammirando il suo Creatore, saremo risplendenti della luce dei Cherubini e bruceremo alla fiamma dell'amore come i Serafini.»

Nell'antroposofia di Rudolf Steiner i Serafini sono chiamati Spiriti dell'Amore: essi ricevono da Dio in forma diretta e immediata le idee o le direttive con cui far evolvere un complesso cosmico.

Nell'Islam

Araldica

Serafino è un termine utilizzato in araldica per indicare una testa di puttino in maestà, cioè in posizione frontale, contornata da sei ali.

Nell'araldica francese sono presenti, abitualmente, solo quattro ali.

Nella cultura di massa

Arte, intrattenimento e media

Note

  1. ↑ Serafino, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ↑ G. H. Lünemann: Imm. Joh. Gerh. Schellers lateinisch-deutsches und deutsch-lateinisches Handlexicon vornehmlich für Schulen. Zweyter oder deutsch-lateinischer Teil. Vierte verbesserte und vermehrte Auflage., Lipsia, 1820, p. 722: "Seraph, Seraphus, i, m."
  3. ↑ (EN) Jerrold Seigel, Between Cultures: Europe and Its Others in Five Exemplary Lives, University of Pennsylvania Press, 2015, ISBN 978-0-812-29193-3.
  4. ↑ Ant. e poet. sèrafo, lett. "ardenti"; in latino serăphīm, plurale serăphīn (anche seraphus (-i, m.); in greco σεραφείμ?, serapheím; cfr. in arabo مشرفين‎?, musharifin.
  5. ↑ (EN) Wilhelm Gesenius e Samuel Prideaux Tregelles, Genenius's Hebrew and Chaldee lexicon to the Old Testament Scriptures, J. Wiley & Sons, 1893.
  6. ↑ Isaia 6,1-3, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  7. ↑ Numeri 21,6, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  8. ↑ Nel Libro dei Numeri 21,6 viene usato anche come aggettivo: «Il Signore mandò contro il popolo i serpenti seraphim», termine comunemente tradotto con "infuocati" o "velenosi".
  9. ↑ Alessandro Benassai, Metatron, il principe del volto, su archeosofica.org, 2017.
  10. ↑ Apocalisse 4,7-11, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  11. ↑ Nell'Apocalisse di Giovanni, infatti, si fa menzione di «quattro esseri viventi [che] hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi» (Apocalisse 4,7-11). Poiché hanno una testa diversa, però (rispettivamente di uomo, di leone, di bue e d'aquila), tale iconografia sembrerebbe ricalcare quella del Cherubino, analogamente suddiviso in quattro varianti.
  12. ↑ (EN) Celestial Hierarchy, su esoteric.msu.edu. URL consultato il 23 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 15 ottobre 2007).
  13. ↑ Dionigi, Coelesti Hierarchia, VII, 1.
  14. ↑ Angeli e antroposofia, su angelologia.it (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2016).
  15. ↑ Dal Vocabolario araldico ufficiale, traduzione di Antonio Manno, Roma, Civelli, 1907, SBN NAP0041255.
  16. ↑ Cfr. bibliografia sull'araldica.
  17. ↑ Dettaglio da un'Adorazione del Bambino, 1520 circa.

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