
Sergio Calore (Tivoli, 1º ottobre 1952 – Guidonia Montecelio, 6 ottobre 2010) è stato un terrorista e collaboratore di giustizia italiano.
Calore inizia la militanza politica nel Circolo Drieu La Rochelle, prima di aderire al movimento Ordine nuovo ad inizio degli anni Settanta.
Dopo lo scioglimento del movimento, nel 1973, a seguito del processo in cui i suoi dirigenti furono accusati di ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista, Calore collabora alla nascita di Costruiamo l'azione, assieme a Paolo Signorelli.
Nel 1979 fonda il Movimento Rivoluzionario Popolare, gruppo armato ricollegabile all'estrema destra, costituito da fuoriusciti da Costruiamo l'azione. Con il Movimento Rivoluzionario Popolare venne accusato di aver compiuto alcuni attentati dinamitardi simbolicamente indirizzati verso palazzi rappresentativi di istituzioni e dello Stato: il 13 maggio 1979 contro il Campidoglio; il 14 maggio 1979 all’ingresso del carcere di Regina Coeli. L'attentato a Milano contro il consiglio comunale del 30 luglio 1980 venne attribuito al MRP anche in assenza di sentenza giudiziaria. Oltre a questi ci fu anche un fallito attentato, il 20 maggio sempre a Roma, contro il Consiglio superiore della magistratura (fallito per un difetto del timer), e classificato come mancata strage per la contemporaneità con il raduno nazionale degli alpini.
Ma il nome di Calore è soprattutto legato all'omicidio dello studente Antonio Leandri, avvenuto in piazza Dalmazia a Roma, la sera del 17 dicembre 1979, per un errore di persona. Estraneo alla lotta politica, per errore venne scambiato per l'avvocato Giorgio Arcangeli (accusato dai neofascisti di aver fatto arrestare il terrorista Pierluigi Concutelli) e fu ucciso a colpi di arma da fuoco da Valerio Fioravanti, che Calore aveva conosciuto nell'estate del 1979 in carcere e coinvolto nell'attentato. L'attacco viene rivendicato dai Nuclei armati rivoluzionari. Valerio Fioravanti, esecutore materiale dell'omicidio, riesce a fuggire e ad evitare la cattura.
Calore venne arrestato una prima volta nel maggio del 1979, per iniziativa del giudice Mario Amato (in seguito ucciso dai NAR), per i suddetti attentati, ma venne in seguito rilasciato. Fu poi di nuovo catturato, il 17 dicembre dello stesso anno, mentre cercava di fuggire subito dopo l'omicidio dello studente lavoratore Antonio Leandri, Calore fu arrestato assieme a Bruno Mariani, Antonio Proietti e Antonio D'Inzillo.
Nel 1984, in carcere, iniziò a collaborare con la magistratura. Le sue dichiarazioni risultarono determinanti per ricostruire alcuni eventi legati al terrorismo nero italiano, come la ricostituzione di Ordine Nuovo e l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio, assassinato da Pierluigi Concutelli nel 1976.
Accusò anche l'estremista Franco Freda dell'organizzazione della strage di Piazza Fontana avvenuta nel 1969. Confermò inoltre i rapporti che terroristi di estrema destra intrattenevano con apparati dello Stato al fine di scambiarsi reciprocamente informazioni. Delineò poi quello che era il progetto originario del fallito Golpe Borghese:
Inoltre Sergio Calore, durante la sua detenzione carceraria, conobbe e sposò l'ex terrorista rossa Emilia Libera nel frattempo divenuta collaboratrice di giustizia, la quale aveva militato nella colonna veneta delle Brigate Rosse ed aveva partecipato attivamente al sequestro del generale statunitense James Lee Dozier.
Calore fu trovato morto dalla moglie, allarmata dalla sua prolungata assenza, il 6 ottobre 2010 in un casolare di sua proprietà nelle campagne di Guidonia. Era stato ucciso con circa trenta colpi di piccone, e infine gli era stata recisa la gola.
Gli inquirenti esclusero il movente politico. Tuttavia le circostanze brutali, compreso l'inutile taglio della gola a seguito delle numerose picconate, e il fatto che il personaggio avesse causato fastidi a molti neofascisti degli anni settanta e ottanta con il suo pentimento, instillarono il dubbio che dietro al suo assassinio vi fosse qualcosa di più che i "futili motivi" ipotizzati dagli inquirenti.
Nel 2022, le motivazioni della sentenza di condanna a Paolo Bellini per la strage di Bologna, citano brevemente il caso dell'omicidio Calore, sostenendo la tesi del delitto dovuto al suo pentimento: "Egli pagò con la vita la scelta di avere collaborato con l'autorità giudiziaria".