Sergio Saroni

Sergio Saroni (Torino, 24 novembre 1934 – Torino, 6 novembre 1991) è stato un pittore italiano.

Biografia

Gli esordi (1952-1956)

Sergio Saroni nasce il 24 novembre 1934 a Torino; consegue la maturità presso il Liceo artistico nel 1953; e frequenta l’Accademia Albertina di Belle Arti. Nel 1957 si diploma al corso di Pittura sotto la guida di Enrico Paulucci con una tesi su Francis Bacon, e dal 1959 inizia a insegnare al Liceo artistico di Torino. Saroni è un talento precoce e le sue capacità vengono subito notate, tanto che Marziano Bernardi lo definisce “il più dotato di scatto, di timbro personale” tra gli allievi dell’Accademia. Inoltre, già negli anni della formazione accademica, è attivo all’interno del panorama artistico cittadino: dal 1953 collabora con la rivista «Orsa Minore» e dall’estate del 1954 inizia a partecipare ai premi nazionali, che si succedono per tutta la sua carriera con una certa continuità, e grazie ai quali conquista un’immagine pubblica. Saroni - secondo Riccardo Passoni - si presenta già a questi appuntamenti con uno stile definito: grandi campiture cromatiche e una pittura che tende a saturare la superficie.

L’eccezionalità degli esordi di Saroni è testimoniata dalla sua partecipazione alle Biennali di Venezia del 1956 e del 1958, quand’era poco più che ventenne. Tuttavia, l’invito al giovane artista non stupisce se si considera la costante presenza dell’arte torinese all’interno delle Biennali nel periodo 1954-1958. Se invece si prende in esame la Biennale del 1954, si può ipotizzare che tale edizione, nonostante Saroni non vi partecipi, sia stata per lui un’occasione di confronto con i maestri che lì avevano esposto. Da un lato, si nota l’interesse precoce di Saroni per artisti internazionali, quali Francis Bacon e Willem De Kooning; dall’altro, la retrospettiva su Paulucci dimostra un nuovo indirizzo nel linguaggio pittorico del maestro, verso una schematizzazione formale astratteggiante, che sicuramente influenza l’allievo.

Nel 1956 viene organizzata a Firenze presso la Galleria Strozzina a Palazzo Strozzi la prima mostra personale di Saroni, presentata da Luciano Pistoi: sulle pagine del catalogo, Pistoi si oppone alla lettura dell’artista come pittore neonaturalista, così come proposto da Francesco Arcangeli e poi da Luigi Carluccio.

Il ruolo di Luigi Carluccio e l’approdo alla Nuova Figurazione (1957-1963)

L’eccezionalità degli esordi di Saroni è dovuta anche alla vicinanza di una figura cruciale nel panorama artistico torinese del tempo, ovvero il critico Luigi Carluccio, suo mentore fino ai primi anni Sessanta. Nel 1955 Carluccio inserisce Saroni nella collettiva della Galleria La Bussola Niente di Nuovo sotto il sole, dove presenta numerosi artisti informali sotto la poetica dell’ultimo naturalismo, un’alternativa proposta da Francesco Arcangeli rispetto al binomio astrattismo-realismo. Nell’autunno dello stesso anno, Saroni partecipa alla IV edizione della rassegna Pittori d’oggi. Francia-Italia, nata per volontà di Carluccio. La rassegna affiancava artisti francesi e italiani già affermati a giovani artisti, e dimostrava l’interesse per l’arte francese, in particolare per l’École de Paris. L’École de Paris era considerata un punto di riferimento per ravvivare le arti figurative italiane in direzione astratto-concreta, e tra i suoi esponenti Saroni rivolge l’attenzione a Pierre Soulages, il quale partecipa alle prime tre edizioni della manifestazione. Dopo una breve parentesi di collaborazione tra Saroni e Luciano Pistoi, dal dicembre 1956 al febbraio 1957, Carluccio torna a essere il mentore di Saroni, il quale lo definisce “un grande critico, di straordinaria sensibilità e non comune preparazione”. Carluccio tra il 1958 e il 1959 organizza tre esposizioni su Ruggeri, Saroni, Soffiantino.

Dal 1960 Saroni espone sporadicamente a Torino, ma continua la collaborazione con Carluccio, che lo presenta in alcune mostre a Milano, Ivrea e Palermo. Saroni partecipa alle mostre palermitane in anni in cui, nel capoluogo siciliano, viene creato il Gruppo ’63. Uno degli esponenti è Edoardo Sanguineti, il quale, proprio nel 1963, scriverà su Saroni e Ruggeri.

Indubbiamente la vicinanza di Carluccio ha una certa importanza per Saroni, sia per le ricerche indirizzate verso la Nuova Figurazione, sia per la scelta dei modelli: Bacon, Sutherland e Giacometti. Carluccio, infatti, a partire dal 1957 scrive le prefazioni per numerosi cataloghi della Galleria Galatea di Mario Tazzoli e quest’ultimo è interessato, oltre che al Surrealismo, ad alcuni artisti, come Sutherland e Giacometti appunto. Inoltre Tazzoli manifesta un interesse marcato per la Nuova Figurazione (Pistoletto, Cremonini, Gnoli ecc…).

La consacrazione del pittore alla Nuova Figurazione avviene con la partecipazione alla mostra omonima, tenuta alla Galleria La Strozzina di Firenze nel 1963, e nella quale Saroni è presentato da Edoardo Sanguineti. In realtà, l’approdo alla figura nel lavoro di Saroni si individua già nel 1956 con l’opera Il cardinale ed è dovuto all’interesse per le opere di Bacon. Dal 1958, Saroni smette di lavorare tutta la superficie pittorica, delinea fondi più neutri, dai quali emergono concrescenze materiche e figure. Contemporaneamente il disegno assume un’importanza sempre più rilevante, che si riflette anche nella scelta del supporto, ovvero la carta al posto della tela. In questi lavori emergono due costanti: la rappresentazione dei grovigli di Graham Sutherland, modello che tornerà nelle tempere di fine anni Sessanta, e/o la rappresentazione di figure-scheletro. Riguardo a quest’ultima, da ricordare sono ad esempio le tele realizzate dal 1962, come: Figura seduta (1962); Quasi un saluto o Figura riversa (1962), e Figura nel paesaggio (1963). È evidente una riduzione cromatica, che si allontana dall’uso di colori accesi nei quadri degli esordi. Questi elementi vengono ripresi da Alberto Giacometti, anche lui affascinato dalla lezione di Sutherland, e che condivide con Saroni l’esperienza della XXXI Biennale di Venezia del 1962. Saroni omaggerà più tardi l’artista svizzero con il disegno Ritratto di Giacometti (1968-1981). Già nel 1961 però Saroni dipinge Studio per figura davanti ad una finestra: l’influenza di Giacometti a quella data è da ricercare nella personale alla Galleria Galatea, organizzata da Carluccio.

Una crisi che apre a una nuova pittura (1964-1980)

La XXXII Biennale del 1964 consacra la Pop Art in Italia, con la vittoria da parte di Rauschenberg del Gran Premio della Giuria Internazionale. La Pop Art si diffonde rapidamente in Italia, più che negli altri paesi europei, e soprattutto a Roma, dove gli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, o Giovane Scuola di Roma, riprendono il linguaggio pop ma lo reinterpretano, conducendolo a risultati diversi. Gli anni Sessanta si caratterizzano per un vorticoso avvicendarsi di poetiche differenti tra loro: in particolare, nella seconda metà del decennio si sviluppano altre correnti oltre alla Pop, ovvero la Minimal Art e la Conceptual Art, che si diffondono a Torino grazie all’attività del gallerista Gian Enzo Sperone.

Il nuovo panorama artistico è indubbiamente spiazzante per un artista quale Saroni, che si trova a dover fare i conti con linguaggi che spersonalizzano l’atto artistico:

“Ho attraversato crisi molto lunghe. Mesi? No, sono stato fino a cinque e anche dieci anni senza veramente dipingere […] Nei momenti di crisi artistica c’erano certamente dei motivi personali, ma strettamente legati alla società. Era la società stessa che era in crisi”.

Pino Mantovani, a fine anni Novanta, avrebbe individuato la crisi pittorica di Saroni tra il 1963-1964 e la metà degli anni Settanta. É bene sottolineare, però, che in questo decennio il pittore rivolge la sua attenzione alla produzione grafica e alla sperimentazione di una nuova pittura, come dimostrano le opere che realizza dal 1967 al 1980. Sono opere singolari per due motivi: da una parte la scelta del soggetto (nature morte disposte su uno sgabello o su una sedia), dall’altra l’uso dei materiali (tempera su carta) risultano anacronistiche in una città come Torino a fine anni Sessanta. Saroni dal 1967 sente la necessità di rinnovare il suo linguaggio senza abolire la pittura, come invece a quelle date a Torino fanno i poveristi. Anche il tipo di pittura è apparentemente tradizionale perché figurativo, a differenza delle macchie di colore della stagione informale; tuttavia, dietro il soggetto tradizionale è evidente la matrice pop per l’uso della fotografia. Saroni, dunque, comprende la potenza innovatrice del linguaggio di Warhol, ma sceglie la via italiana degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo: il soggetto, colto attraverso lo strumento fotografico, viene dipinto a tempera. Al contempo, le opere di Saroni non hanno nulla a che fare con la società dei consumi, bensì possiedono un carattere personale: i ritratti della figlia o la serie di Paesaggi realizzati tra il 1975 e il 1980, ispirati alle campagne del Monferrato intorno a Passerano, dove il fratello di Saroni, Luciano, aveva una casa.

Inoltre, l’artista mantiene saldo il rapporto con la tradizione della storia dell’arte, attraverso il recupero del genere della natura morta. Le nature morte di Saroni, però, si distinguono per la rappresentazione di “viluppi organici e tentacolari”. Due scritti rivelano la presenza di un “groviglio” in opere dei primi anni Sessanta, ovvero Nel campo (1960) e Paesaggio appenninico (1961). Immagini del genere, insieme alla serie Misterioso verde, realizzata dal 1960 al 1963, richiamano alcuni lavori dell’artista inglese Graham Sutherland. Carluccio ha un ruolo determinante per la ricezione del modello inglese, poiché organizza una serie di mostre sull’artista dal 1961 al 1963.

Saroni direttore dell’Accademia Albertina di Torino (1978-1991)

Dal 1978 Saroni dirige l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, promuovendo una serie di mostre memorabili (Gaudenzio Ferrari e la sua scuola nel 1982; Arte a Torino: 1946-1953 nel 1983; Felice Casorati nel 1985; Aldo Rossi, disegni di architettura nel 1986; Mario Calandri nel 1987; Eclettismo e Liberty a Torino: Giulio Casanova e Edoardo Rubino nel 1989; Francesco Gonin nel 1991) e la pubblicazione della monografia L’Accademia Albertina di Torino nel 1982. Inoltre, riapre la Pinacoteca Albertina, destinando alcune sale alle esposizioni temporanee. L’impegno istituzionale è affiancato dall’attività pittorica. L’ultima stagione di Saroni è caratterizzata da grandi tempere con composizioni accademiche e dalla tecnica perfetta, come dimostrano tre personali importanti, organizzate dal 1981 al 1990: Sergio Saroni: equilibrio e contraddizione: dipinti e disegni dal 1978 al 1981 alla Galleria Documenta di Torino nel 1981; Opere di Sergio Saroni alla Galleria del Disegno a Milano nel 1983; Sergio Saroni: “il lato in ombra della pittura” alla Galleria Documenta di Torino nel 1990. Saroni esige la stessa precisione tecnica dai suoi allievi del corso di pittura, da lui ricoperta dal 1972. I temi sono quelli tradizionali (fiori, rose, nature morte, paesaggi), mentre i modelli sono alcuni grandi maestri della storia dell’arte europea: Gentileschi, Lotto, Cézanne.

Sergio Saroni scompare prematuramente, per malattia, il 6 novembre 1991.

Note

  1. ↑ MARZIANO BERNARDI, All’Accademia di belle Arti, in «La Nuova Stampa», 10 febbraio 1954.
  2. ↑ RICCARDO PASSONI, Saroni e Torino, in GIOVANNI ROMANO (a cura di), Sergio Saroni, catalogo della mostra tenuta all’Accademia Albertina di Belle Arti, Torino, 29 novembre 1996-2 marzo 1997, Umberto Allemandi & C., Torino, 1996, p. 21.
  3. ↑ Cfr. La Biennale di Venezia: XXVII esposizione biennale internazionale d'arte, catalogo della mostra tenuta a Venezia, Lombroso, Venezia, 1954; La Biennale di Venezia: XXVIII esposizione biennale internazionale d'arte, catalogo della mostra tenuta a Venezia, Alfieri, Venezia, 1956; La Biennale di Venezia: XXIX esposizione biennale internazionale d'arte, catalogo della mostra tenuta a Venezia, Stamperia di Venezia, Venezia, 1958.
  4. ↑ Cfr. LUCIANO PISTOI, Sergio Saroni, catalogo della mostra tenuta alla Galleria La Strozzina, Firenze, dicembre 1956-gennaio 1957.
  5. ↑ SERGIO SARONI, cit. in G.V., Il pittore Sergio Saroni teme di non piacere alla gente, in «Torino Posta», 12 agosto-1° settembre 1961.
  6. ↑ “Dei tre, Saroni, il più giovane, è il più brillante; anche nel senso esteriore della parola. Egli ama i timbri alti di colore e le complicazioni della tecnica, dalla quale trae, con accostamenti rari e lambiccati, grumi e colature, trasparenze e spessori effetti estrosi e raffinati di spatole di macchia, aloni e riverberi. Ma l’abilità con cui domina i diversi contributi della cultura del gusto e della cucina pittorica, la ragionevolezza con cui li dosa e li dispone eliminano ogni sensazione di casualità e di inconscio. In un dipinto di Saroni c’è sempre un ritmo istintivo e sicuro che dà una struttura alla rappresentazione, la solleva di tono, le conferisce una monumentale severità che appare in curioso contrasto con il tumulto giovanile e persino spavaldo” (cfr. LUIGI CARLUCCIO, Una mostra di Ruggeri, Saroni, Soffiantino con dipinti recenti, catalogo della mostra tenuta alla Galleria Il Milione, Milano, marzo-aprile 1958).
  7. ↑ SERGIO SARONI, cit. in MARIO PANCERA, La sua dolcezza feroce, in «Arte», n. 153, giugno 1985, p. 63 e p. 66.
  8. ↑ PINO MANTOVANI, Postilla II, in FRANCO FANELLI, PINO MANTOVANI, Ruggeri, Saroni, Soffiantino. Informali tra 1954 e 1963: considerazioni sull’informale, catalogo della mostra tenuta al Palazzo Salmatoris, Cherasco, 16 maggio-7 giugno 1998.
  9. ↑ MIRELLA BANDINI, Galleria La Minima: Sergio Saroni, in «NAC: notiziario arte contemporanea», n. 6, 1° gennaio 1969, p. 23.
  10. ↑ EMILIO LAVAGNINO, L’Autostrada del Sole vista da trecentocinquanta artisti, in «Il Messaggero di Roma», 5 dicembre 1961; PINO MANTOVANI in ADRIANO BENZI, VINCENZO GATTI, PINO MANTOVANI, Saroni: l'ossessione del vero, catalogo della mostra tenuta a Cavatore (Alessandria), Smens-Vecchiantico, 2006, pp. 14-15.
  11. ↑ Cfr. LUIGI CARLUCCIO (a cura di), Graham Sutherland, catalogo della mostra tenuta alla Galleria Galatea, Torino, 13 gennaio-2 febbraio 1961; LUIGI CARLUCCIO, Bacon-Sutherland, catalogo della mostra tenuta alla Galleria Il Centro, Napoli, 16 marzo-5 aprile 1963; LUIGI CARLUCCIO, Graham Sutherland: acquarelli e olii dal 1944 al 1962, catalogo della mostra tenuta alla Galleria Galatea, Torino, 16 gennaio-1° febbraio 1963 (riproposta alla Galleria Il fante di spade, Roma, 31 ottobre- 19 novembre 1963; Galleria Mutina, Modena, 22 novembre-10 dicembre 1963); LUIGI CARLUCCIO, Graham Sutherland, catalogo della mostra tenuta alla Galleria Galatea, Torino, 1963.
  12. ↑ Cfr. GIOVANNI ROMANO (a cura di), Sergio Saroni, catalogo della mostra tenuta all'Accademia Albertina, Torino, Allemandi, Torino, 29 novembre 1996-2 marzo 1997.

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