Severo Sebokht

Severo Sebokht (Sēḇôḵt), chiamato anche Sebokht di Nisibi (in siriaco ܣܘܪܘܣ ܣܝܒܘܟܬ); Nisibi, circa 575 – Qinnasrin, 667) è stato un astronomo e vescovo cristiano orientale siro; fu una delle figure di spicco del cristianesimo siriaco. Per la sua cultura filosofica e scientifica è considerato il rappresentante per eccellenza della scienza astronomica dei Siri.

Biografia

Sono note solamente le tappe essenziali della sua vita. Nato a Nisibi, città del Vicino Oriente sotto l’Impero persiano, insegnò nella Scuola teologica. Chierico della Chiesa ortodossa siriaca, di dottrina monofisita, nel 612 si dimise dopo una lite dottrinale con i nestoriani. Risiedette nel monastero di Qinnasrin (vicino a Dura Europos, sulla riva sinistra dell'Eufrate), uno dei principali luoghi di conservazione del sapere del Vicino Oriente. Dopo essere stato consacrato vescovo, continuò a scrivere almeno fino al 665.

Come molti suoi contemporanei, Severo era un semita ellenizzato. Nato e vissuto in un ambiente semitico, la sua formazione si era svolta su testi greci. Aveva quindi assorbito il pensiero dei grandi filosofi e scienziati ellenici, da Aristotele a Tolomeo. Nonostante ammirasse la cultura greca, non per questo ne era rimasto soggiogato. Anzi, continuò a criticare l'egemonia culturale del mondo di lingua greca rispetto a quello dell'ambiente dov'era nato.

Opere

Severo insegnò la filosofia di Aristotele, in particolare la logica. Su questo argomento nel 638 scrisse il Trattato sui sillogismi negli “Analitici primi”; fu autore di commentari su altri testi filosofici. Gli si deve anche la traduzione dal pahlavi al siriaco del commentario di Paolo il Persiano al De interpretatione di Aristotele.

Severo ha anche svolto un ruolo importante nella trasmissione della scienza indiana nell'Impero persiano. Dobbiamo a lui la prima menzione delle cifre indiane (ossia “arabe”) e del loro utilizzo per effettuare calcoli con il sistema posizionale decimale. In un celebre passo Severo espresse ammirazione per la scienza degli indiani, segnalando "i loro programmi di calcolo che superano tutto ciò che si può immaginare" e osservando che "questi calcoli si fanno con nove segni" (lo zero venne introdotto più tardi). Nel VII secolo anche gli arabi conoscevano il sistema numerale indiano, ma i primi libri che lo usarono apparvero solo nel IX secolo (Algoritmi di numero indorum di al-Khawarizmi, 825 circa, noto solo nella versione latina).

Opere di astronomia

Fu in astronomia che Severo diede il maggiore contributo alla conoscenza scientifica. In rottura con la concezione ascientifica della famosa Scuola di Antiochia (III-V secolo), fece da tramite per la trasmissione del sapere astronomico tolemaico verso il mondo siriaco e persiano. Aveva familiarità con le cosiddette Tavole di Toledo, di origine sasanide. Potrebbe aver tradotto l'Almagesto di Tolomeo in siriaco. Allo stesso modo va rimarcato il suo ruolo di tramite con la cultura greca nell'aver fatto conoscere in Persia l'astrolabio greco. In diversi passaggi delle sue opere si pone saldamente in favore dell'uso del metodo scientifico e si oppone all'astrologia speculativa.

Severo scrisse due importanti trattati di astronomia, il primo sull'astrolabio e il secondo sulle costellazioni astrali.

Il Trattato sull’astrolabio è composto da due parti:

I seguenti capitoli riguardano le applicazioni dello strumento:

La seconda importante opera di astronomia di Severo fu il Discorso sulle costellazioni, scritto nel 660, vale a dire pochi anni dopo l'occupazione araba della Persia. Se ne sono conservati diciotto capitoli:

Le altre lettere trattano varie puntualizzazioni sulle zone climatiche, l'astrolabio, la determinazione della data della Pasqua dell'anno 665 e la data della nascita di Cristo.

In altri passi delle sue opere, Severo tratta delle fasi della luna e delle eclissi, fornendone una spiegazione scientifica per dissipare l'idea popolare secondo la quale un drago fosse responsabile di tali eventi.

Eredità culturale

Come scrisse efficacemente Ahmed Djebbar, "I suoi studenti erano la vera staffetta con la nascente tradizione scientifica araba mentre vivevano e insegnavano come soggetti del nuovo impero. Tra questi vi sono: Giacobbe di Edessa (633/40 - 708), che tradusse parte dell'opera medica di Galeno, Attanasio di Balad (634 - 686/687) e Giorgio delle Nazioni, che rese noti nel mondo siriaco l'Isagoge di Porfirio nonché l'Organon e le Categorie di Aristotele.

Note

  1. ↑ Nelle Chiese orientali soltanto i monaci possono accedere alla dignità episcopale. Ernest Honigmann attribuisce questo vescovo alla sede di Calcide di Siria (The Patriarcate of Antioch: A Revision of Le Quien and the Notitia Antiochena, Traditio, vol. 5, 1947, p. 143). Un vescovo di Calcide di nome Severo prese parte alla conferenza riunita dall'imperatore Eraclio nel 630 per raggiungere un accordo tra calcedoniani e monofisiti (Robert Devreesse, Le Patriarcat d'Antioche depuis la paix de l'église jusqu’à la conquête arabe, Paris, 1945, pp. 102 e nota 7).
  2. ↑ Gli “Analitici primi” sono la terza opera delle sei che costituiscono l'Organon.
  3. 1 2 La civiltà islamica: condizioni materiali e intellettuali. Scienza e filosofia nel tardo-ellenismo, su treccani.it. URL consultato il 27 dicembre 2018.
  4. ↑ Nella Chiesa greca, sacerdote che visita a nome del vescovo le città più lontane dalla sede vescovile.
  5. ↑ Medioevo: la scienza siriaca. Matematica e astronomia, su treccani.it. URL consultato il 29 dicembre 2018.
  6. ↑ A. Djebbar, L'âge d'or des sciences arabes, Actes Sud-IMA, Parigi 2005.

Bibliografia

Manoscritti

Le opere conosciute di Severo Sebokht sono contenute nei seguenti manoscritti:

Studi moderni su Severo Sebokht

Voci correlate

Collegamenti esterni

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