
Una persona MtF (in inglese Male to Female, "Da Uomo a Donna", detta anche "donna transgender") è un individuo cariotipicamente appartenente al sesso maschile che esprime un'identità di genere femminile, presentandosi pubblicamente con tratti tipicamente associati alle donne, quali i capelli lunghi, il vestiario culturalmente associato al sesso femminile e l'uso di makeup: tale stato non è in alcun modo legato all'orientamento sessuale, è dunque possibile che l'individuo MtF esprima attrazione per uomini, donne, per entrambi o per nessuno.
Le donne transgender sono persone in genere geneticamente appartenenti al sesso maschile (aventi cromosomi sessuali XY oppure altre strutture cromosomiche anormali ma comunque maschili, per esempio XXY o XYY), che si riconoscono in un'identità di genere femminile. Questa condizione ha spesso come conseguenza un malessere o disagio psicologico, definito disforia di genere.
Per le donne transessuali esistono terapie ormonali e chirurgiche per adeguare il proprio corpo alla propria identità di genere. La scelta di quali terapie adottare e che iter di transizione intraprendere è molto variabile, essendo questo adeguato caso per caso alle esigenze dell'individuo. L'associazione internazionale WPATH definisce degli Standard di Cura seguiti in molti paesi al mondo; in Italia, nonostante alcuni centri specializzati seguano il protocollo WPATH, è più spesso seguito il protocollo definito dall'ONIG.
La terapia ormonale prevede l'assunzione di estrogeni e di farmaci antiandrogeni, oltre che eventualmente di progesterone. In Italia, l'estrogeno assunto è generalmente estradiolo valerato, mentre come antiandrogeno si utilizza ciproterone acetato (in altri paesi, invece, viene prescritto più frequentemente spironolattone); talvolta esso è associato a finasteride. L'uso del progesterone in Italia non è a oggi previsto dall'AIFA. Per i minorenni ancora in età di sviluppo, che non possono accedere alle terapie ormonali descritte, è consentito l'uso della triptorelina, un bloccante per gli ormoni sessuali. A partire dal 23 settembre 2020 la terapia femminilizzante, triptorelina compresa, è coperta dal Servizio sanitario nazionale, previa diagnosi di disforia di genere da parte di una "équipe multidisciplinare e specialistica".
Gli interventi chirurgici che possono fare parte della transizione di una donna trans sono la riconversione chirurgica del sesso (che comprende la penectomia, l'orchiectomia e la vaginoplastica), la femminilizzazione del volto, la mastoplastica e l'intervento alle corde vocali.
Le donne MtF partecipano della transfobia che subiscono in generale le persone trans, e che porta a discriminazioni nella ricerca di una casa o di un lavoro, oltre che a maltrattamenti sul posto di lavoro. In particolare all'interno del movimento transfemminista e nel femminismo intersezionale, viene spesso usato il termine transmisoginia per riferirsi a fenomeni di discriminazione e oppressione che riguardano specificamente le donne trans, in quanto persone all'intersezione di due identità (un'identità transgender e un'identità femminile), come ad esempio feticizzazione o certi tipi di rappresentazione stereotipata. Vengono talvolta usati anche altri termini più specifici, come transmisogynoir, che si riferisce a discriminazioni perpetuate nei confronti di donne trans nere.
Nell'uso popolare sono presenti diversi termini più o meno correlati, talvolta ritenuti erroneamente sinonimi, che hanno invece una diversa accezione o significato. L'utilizzo a sproposito di questi termini e il modo con cui discostano dalle definizioni mediche e scientifiche, sono anche un esempio (insieme ad altri luoghi comuni) delle distorsioni presenti nella credenza popolare riguardo al transessualismo, causa spesso di incomprensioni e disagi fino a discriminazioni o perfino transfobia.
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