| Shumari | |
|---|---|
| シュマリ | |
| Manga | |
| Autore | Osamu Tezuka |
| Editore | Shōgakukan |
| Rivista | Big Comic |
| Target | seinen |
| 1ª edizione | 10 giugno 1974 – 25 aprile 1976 |
| Volumi | 4 (completa) |
| Editore it. | Hikari Edizioni |
| 1ª edizione it. | 20 settembre – 20 dicembre 2018 |
| Volumi it. | 4 (completa) |
Shumari (シュマリ?) è un manga scritto e disegnato da Osamu Tezuka. Fu pubblicato per la prima volta in Giappone dal 1974 al 1976 sulla rivista Big Comic, per poi essere raccolto in quattro volumi tankōbon tra il 1978 e il 1979. L'edizione italiana è stata edita da Hikari Edizioni nel 2018.
Il manga narra le vicende di Shumari, un samurai hatamoto, vassallo diretto dello Shogun, che si è trasferito nell'isola di Hokkaidō alla ricerca di sua moglie Tae e dell'uomo con cui l'ha tradito e con cui è fuggita sull'isola. La storia narrata inizia nell'estate del 1869, al termine della guerra Boshin fra i sostenitori dell'imperatore e dello shogunato, dopo la sconfitta di quest'ultimi a Goryōkaku, ultimo baluardo della loro resistenza, e la caduta dell'effimera Repubblica di Ezo.
La vicenda dura poco meno di trent'anni, lungo i quali la modernizzazione dell'isola e dell'intero Giappone è rappresentata attraverso le avventure vissute dal samurai. L'isola di Hokkaido, nello specifico, era il luogo più selvaggio dell'arcipelago e paragonabile al far west americano, ma che col tempo perde le sue caratteristiche.
Nell'incipit del manga Shumari viene assalito da alcuni banditi dopo essere stato scambiato per un sopravvissuto dell'esercito imperiale. Chiede loro se conoscono un certo Shoma Otsuki e al loro rifiuto stermina in pochi secondi tutto il gruppo ad eccezione di una giovane Ainu che decide di risparmiare. Shumari si offre di riportarla al suo Kotan (villaggio ainu), ma poi ritira l'offerta perché il villaggio si trova in una zona pericolosa per il samurai ricercato dalla polizia. Tuttavia Shumari, testardo, non può non fare ciò che ha deciso di fare perciò la fa montare in sella con lui. La giovane, innamoratasi, di notte andrà alla ricerca di alcuni monili per Shumari, ma verrà fetita da un orso e morirà prima di raggiungere il villaggio insieme a Shumari. In seguito, in un luogo reso deserto da un'invasione di cavallette, Shumari incontra un uomo di nome Kichibei che dice di essere un falegname proveniente da Edo. Dopo un po' di tira e molla, Shumari lo fa montare sul cavallo con lui e lo salva da un branco di lupi che uccide a colpi di katana. Nella foga cade una pistola a Kichibei, che quindi rivela a Shumari di essere un mekashi (una sorta di spia e detective) e gli racconta la storia dei capitali militari nascosti da Takeaki Enomoto in un luogo segreto, segnato con un tatuaggio sulla pelle di un suo subordinato ora in fuga. Kichibei punta la pistola a Shumari e lo costringe a camminare davanti a lui in direzione di Sapporo. Hanno un breve dialogo in cui Shumari parla dell'inospitalità del territorio, ma all'improvviso appare all'orizzonte un'enorme nuvola nera di cavallette pronta a divorare ogni cosa. Shumari prontamente si nasconde in una tana, mentre Kichibei, disarcionato, va in preda al panico e inizia ad esplodere proiettili in aria. Dopo il passaggio delle cavallette, Shumari trova un Kichibei ormai morente per i morsi degli insetti e gli dà il colpo di grazia.
Un colono e sua moglie osservano sotto una pioggia battente il fiume ingrossarsi sempre di più. L'uomo, per rinforzare l'argine ed evitare di perdere i campi coltivati, decide di andare al villaggio ainu di Petsu Kitai per ottenere aiuto e rinforzare l'argine, ma incontra un uomo che si rivela essere Shumari. Shumari accetta la richiesta di aiuto del colono e si fa guidare fino alla sua fattoria, lì incontra la moglie dell'uomo e immediatamente riconosce Tae. Shumari tuttavia non riesce ad ottenere la propria vendetta su Shoma Otsuki, l'uomo con cui la moglie Tae è scappata, in quanto Shoma scappa dalla fattoria e viene colpito dall'inondazione del fiume, morendo affogato. Shumari cerca di convincere Tae a lasciare questa terra povera e soggetta ad inondazioni, ma la donna è inamovibile: ha amato Shoma Otsuki e ora che non c'è più vuole vivere e coltivare la terra in cui è sepolto. Senza una meta Shumari vaga fino a giungere a Sapporo, città che era stata fondata in quegli anni, e viene arrestato per gli omicidi commessi. Viene posto in una cella con un anziano prigioniero e un altro carcerato, ma di notte la piccola prigione di legno si rivela essere un modo per ovviare alle condanne a morte: il freddo della notte di Sapporo infatti è abbastanza rigido da uccidere per ipotermia e il primo a farne le spese è il prigioniero più giovane, mentre il più vecchio sembra non sentire il freddo. Con alcuni stratagemmi Shumari riesce a fare ospitare lui e il vecchio nella stazione di polizia e l'anziano prigioniero gli racconta di avere una figlia a Edo e di volerla rivedere ad ogni costo. In seguito Shumari, dopo aver mentito per rincuorare il vecchio, viene portato di fronte al giudice che gli offre l'opportunità di collaborare con le autorità per evitare la pena di morte.
Il samurai accetta di guidare una piccola brigata di soldati alla ricerca dei capitali militari nascosti da Takeaki Enomoto da qualche parte sull'isola. L'ammiraglio aveva tatuato il luogo sulla schiena di un suo subordinato, che grazie alle intuizioni di Shumari, viene trovato poco lontano da un villaggio ainu in cui aveva comprato uno specchio per poter riprodurre quanto impresso sulla sua schiena. La mappa porta il drappello di soldati a una sorgente termale, in cui Shumari si accorge che le monete d'oro sono state frantumate in pepite e poi dissolte nell'acqua. Vedendo la crudeltà del comandante, che uccide a sangue freddo l'uomo tatuato, il protagonista decide di uccidere tutti i presenti, di modo che nessuno possa sapere il luogo in cui si trova il denaro.
Shumari quindi estrae parte dell'oro e prima ferma una carovana di mercanti per acquistare attrezzi da lavoro, ma quando si accorge che vogliono ucciderlo, attacca lui per primo. Una prostituta che viaggiava con i commercianti si intestardisce di voler seguire l'uomo e quindi si stabilisce in una capanna vicina alla sua, ma viene uccisa da lupi feroci. Il samurai porta infine alcune pepite alla ex moglie Tae per aiutarla. Shumari quindi raggiunge un terreno lievemente collinare che inizia a coltivare, quando viene raggiunto da un giovane uomo a cavallo vestito all'occidentale. Si presenta come Yahichi Dazai, figlio del proprietario di quelle terre che si offre di vendere quell'appezzamento. In breve raggiungono un accordo, ma poco dopo le piante appena germogliate sono preda di un'invasione di topi. Nel frattempo l'uomo riceve la visita di Mine Dazai, la sorella minore, e ne rimane colpito dai modi irruenti e dal suo aspetto identico a quello di Tae. Yahichi invece gli spiega che il progetto della famiglia è di incamerare terre e sfruttare i giacimenti di carbone dell'isola per rifondare la Repubblica di Ezo e chiede a Shumari se è disponibile a diventare suo socio fornendogli i capitali nascosti, ma si rifiuta. L'uomo prova a ripiantare dei semi e a sfruttare degli stratagemmi per evitare che i roditori distruggano tutto ma è inutile, allora cattura dei lupi che prima affama, poi libera contro i topi. Il piano non funziona del tutto, quindi è costretto a lasciare il campo.
Poco dopo Shumari decide di iniziare un allevamento di cavalli che sembra promettere bene. Per caso incrocia un piccolo bambino ainu che sa solo il suo nome, Pon Shon, e beve sakè come surrogato del latte materno. Prima vorrebbe abbandonarlo, ma viene riportato indietro da un orso ammaestrato tipico degli indigeni di Hokkaido, quindi capisce che è un orfano e ne ha conferma quando trova una donna ainu uccisa. Riconosce le frecce di Yaju Dazai, il figlio maggiore della famiglia, un uomo violento e impulsivo. I due arrivano allo scontro in un villaggio colpito dal colera, in cui Shumari si era recato per comprare dei viveri. Il samurai è privo delle sue armi ed è costretto a uscire allo scoperto quando Yaju dà fuoco alle abitazione, ma lanciandogli addosso un vaso di olio, il primogenito Dazai è avvolto dalle fiamme e Shumari riesce a scappare.
Qualche anno dopo la miniera avviata dalla famiglia Dazai è sull'orlo del fallimento. Ha preso il triste nome di "cunicolo dei bruti", in cui vengono fatti lavorare prigionieri e disertori, che muoiono a ritmi molto alti per crolli o fughe di gas. Yahichi propone di richiedere fondi statali, ma il padre rifiuta per non sottomettersi all'autorità. L'allevamento di Shumari invece ha iniziato a produrre cavalli di buona qualità. Pon Shon è cresciuto ed è un aiuto indispensabile per il padre adottivo. Un giorno di presenta alla fattoria Mine Dazai, chiedendo di poter lavorare in cambio della metà dei 30.000 ryo dissolti nelle sorgenti termali, visto che la miniera è prossima al collasso. Su spinta di Pon Shon che vuole una nuova madre, Shumari, sia pure sicuro che la donna è qui solo per i soldi e potrebbe ucciderlo subito dopo averli ricevuti, accetta l'accordo. I rapporti inizialmente sono molto difficili e l'inverno particolarmente rigido complica le cose: il cibo scarseggia e uno dopo l'altro muoiono i cavalli della stalla finché non ne sopravvive solo uno. Durante una tormenta più forte delle altre, la capanna crolla sotto il peso della neve, Mine è ferita, ma Shumari e Pon Shon riescono a salvarla e a costruire un iglù di fortuna in cui ripararsi.
Passato l'inverno il rapporto fra Mine e Shumari è radicalmente cambiato e i due convivono come fossero marito e moglie. La donna ha un breve confronto con il fratello Yahichi in cui le dice che il padre è ormai in punto di morte. Decide quindi di andarlo a trovare un'ultima volta, ma subito dopo viene picchiata dal fratello maggiore Yaju. Ritornata alla fattoria, poco dopo Pon Shon si ammala di Okori, una malattia dello stesso ceppo della malaria, e siccome Shumari è ancora ricercato, lei si occupa di andare a Sapporo dal medico. In città il dottore la scambia per Tae e, colpita da questo riconoscimento, decide di andare a far visita alla ex moglie del protagonista, dove constata la loro incredibile somiglianza. Crede quindi di essere solo un rimpiazzo della donna tanto amata da Shumari e che ora lo ha abbandonato, così, presa da una fortissima gelosia, decide di denunciare l'uomo alla polizia. Gli agenti in breve trovano la fattoria e la circondano, tanto che il samurai preferisce arrendersi per non mettere in pericolo il bambino malato. Mine comunque decide di tornare all'allevamento per prendersi cura di Pon Shon,
Shumari viene quindi tradotto allo Shujikan, un enorme penitenziario costruito per contenere i reduci dell'esercito dello shogunato dopo la guerra Boshin e anche i sopravvissuti della Ribellione di Satsuma del 1877 ad opera di Saigo Takamori. Nel carcere il samurai vede i trattamenti terribili a cui vengono sottoposti i detenuti, tanto che alcuni vengono evirati da un secondino senza una vera ragione. Con un'astuta provocazione, Shumari riuscirà a ottenere un regolare duello con quel carceriere e ad ucciderlo. Fa inoltre la conoscenza di Jubei, un altro ex samurai che con un piccolo scalpello aveva svuotato un intero tronco d'albero, e propone al protagonista di scappare insieme nascosti al suo interno. Il protagonista rifiuta l'offerta e poco dopo l'attrezzo viene scoperto da una guardia, che minaccia i detenuti alla ricerca del colpevole. Shumari si costituisce, conscio che gli alti funzionari non permetteranno mai la sua esecuzione, in quanto è la chiave per ritrovare il tesoro di Takeaki Enomoto.
Intanto si dispiega completamente il piano di Mine, che aveva suggerito al fratello Yahichi di ingaggiare Shumari come minatore nel loro cunicolo dei bruti. Allo Shujikan sono contenti di potersi disfare di lui, ma anche Jubei si offre come volontario per seguire l'amico. La miniera è inoltre un posto senza legge, in cui sono morte più di cento persone e la maggioranza sono state uccise. L'ordine viene mantenuti con la violenza, le vendette sono all'ordine del giorno, i capi sfruttano i lavoratori e il salario degli operai viene assorbito quasi del tutto dai costi esorbitanti dei prodotti per gli alloggi o il cibo. Mine è però pentita di quanto fatto e chiede perdono a Shumari, rivelandogli che è incinta di lui, ma l'uomo non vuole nemmeno degnarla di uno sguardo. Si presenta inoltre un giovane uomo che spara a bruciapelo a Shumari. Il ragazzo rivela di essere il figlio di Kichibei, che vuole ottenere vendetta per il padre, credendo sia stato proprio il samurai a ucciderlo. Si prepara a finirlo con una katana, ma Jubei si frappone, strappa di mano la spada e, fra lo stupore di tutti, colpisce mortalmente il giovane con la Tennen Rishin-ryu, la tecnica di spada di Isami Kondo, comandante della Shinsengumi.
Intanto alla fattoria Pon Shon porta avanti con successo l'allevamento di cavalli iniziato dal padre adottivo. I problemi sorgono quando improvvisamente alcuni animali si ammalano e muoiono nel giro di pochi giorni. Il bambino scopre che la causa è l'acqua del fiume a cui si abbeverano, che viene inquinata dagli scarichi di una miniera di rama poco più a monte. Dopo aver provato alcuni stratagemmi, Pon Shon protesta contro il padrone, ma viene immediatamente allontanato. Interviene quindi Yahichi Dazai, che si presenta alla miniera alla testa di un piccolo drappello di uomini. Dapprima spiega la situazione e chiede di poter comprare la concessione, ma quando ottiene un brusco rifiuto, ordina ai suoi sottoposti di dare fuoco all'impianto di estrazione. Poco dopo Mine partorisce con l'aiuto di Pon Shon il figlio di Shumari, che chiama Yasaburo e decide di tenere con sé, rifiutando la proposta di Yahichi di farlo crescere da lui come figlio adottivo ed erede della famiglia.
Ne 1877 inoltre si era abbattuto su Hokkaido un violento tifone, che aveva fatto straripare molti fiumi. Si prodiga per gli sfollati in prima persona il segretario distrettuale Kaname Hanamoto, che incontra Tae, scappata alla piena del fiume Yoichi dove abita. Colpito dalla sua bellezza, il barone Hanamoto decide di fare la sua conoscenza e le offre un terreno più fertile di quello che coltiva attualmente, ma quando vede la sua devozione nei confronti di Shoma Otsuki e della terra in cui è sepolto, decide di lasciare perdere.
Alla miniera invece Yaju è sempre più impaziente di ottenere la sua vendetta contro Shumari. Molti altri minatori inoltre congiurano contro il samurai, facendo credere al capo dei lavoratori che Okane, la sua compagna, sia stata uccisa proprio da lui. Si presenta anche un'altra persona, che sembra una donna travestita da uomo, per chiedere informazioni su Jubei. Yahichi invece, sospettoso della relazione fra Shumari e la sorella e fra lo stesso samurai e la precedente moglie Tae, aveva iniziato a fare delle indagini. I terremoti intanto fermano i lavori di estrazione, ma, apparentemente, su ordine del presidente Yahichi, a Shumari è ordinato di scendere comunque nel cunicolo dei bruti e Jubei si offre di seguirlo. Ad aspettarlo nei tunnel c'è invece Yaju, che aveva dato l'ordine in veste del fratello, e lo sfida come a duello, ma il suo avversario si rifiuta di combatterlo. La lotta sembra procedere verso la morte del protagonista, ma una forte scossa di terremoto fa crollare la miniera. Nella polvere compare inoltre la donna arrivata in precedenza, che dice di chiamarsi Natsume di Yanagibashi, un quartiere di Nagoya, e di aver riconosciuto in Jubei il vicecomandante della Shinsengumi Toshizo Hijikata. Una seconda scossa colpisce di nuovo i tunnel e ferisce Yaju, così i quattro (Shumari, Jubei, Natsume e Yaju) iniziano a cercare una via d'uscita.
Nella risalita la piccola squadra si trova davanti a un grosso masso impossibile da spostare, per cui l'unica possibilità è aspettare una nuova scossa di terremoto che lo smuova. Un secondo terremoto riesce a muovere la grande pietra, creando due tunnel in cui i quattro si dividono: Yaju e Shumari da una parte, Natsume e Jubei dall'altra. La seconda coppia è la prima a raggiungere la superficie, dove Yajichi guida i soccorsi, mentre Shumari raggiunge il gruppo di minatori che volevano ucciderlo. Ne nasce una colluttazione, in cui il samurai però taglia di netto un braccio al capomastro. Una nuova scossa di terremoto fa crollare tutta la miniera e a farne le spese è Natsume, che mentre cerca di convincere Jubei a lasciare Hokkaido per la nuova Tokyo, è colpita mortalmente dal crollo delle rocce. Anche Yaju è in condizioni critiche quando viene portato dal fratello e ammette di essere stato lui a uccidere Okane, così il capomastro compie la sua vendetta e lo uccide, per poi essere colpito a morte da Yahichi.
Il presidente della miniera annuncia la chiusura dell'azienda, visto che ormai i cunicoli sono inagibili, ma prima vuole avere un confronto con Shumari. Yahichi impugna la pistola e costringe il samurai a seguirlo nel suo ufficio, dove hanno un diverbio molto acceso sul rapporto che sussiste fra lui, la sorella Mine e Tae. Alla fine Shumari urla che le due donne sono diverse e Yahichi esplode un colpo di rivoltella che si conficca nel muro di fianco al protagonista. Soddisfatto della risposta, Yahichi aggiunge il nome di Shumari fra i morti del terremoto, così può tornare alla sua vita senza il rischio di essere catturato nuovamente. Per ringraziarlo, il samurai fa consegnare a Jubei un biglietto con l'indicazione del luogo in cui trovare l'oro di Takeaki Enomoto. Non appena saputa la notizia, Yahichi segna fra i morti anche l'hitokiri e ordina di riaprire la miniera.
Shumari quindi compie il viaggio di ritorno alla fattoria in compagnia di Jubei, parlando della bellezza e dell'inospitalità del clima di Hokkaido. Al ritorno nella fattoria, l'uomo è accolto molto calorosamente da Pon Shon e si riconcilia anche con Mine. Il samurai riceve la visita di Kuunchikoro, il decano delle tribù Ainu della zona, che gli racconta come abbiano perso sempre più terreni e villaggi, siano sempre più frequenti gli attacchi dei banditi nei loro confronti, mentre le autorità giapponesi si rimangiano gli accordi stretti anni prima. Intanto anche Jubei viene aggredito da due malfattori che lo avevano scambiato proprio per un ainu. Pon Shon invece avvista la bellissima Midaregami, una cavalla di grazia ed eleganza talmente meravigliosa da non sembrare reale, ma che si dice essere maledetta e, addirittura, portatrice di morte. Nonostante le superstizioni, Shumari riesce a catturarla e a portarla al suo allevamento. Nel frattempo arriva una colonna di sfollati ainu, a cui Shumari aveva offerto ospitalità nelle sue terre, e Pon Shon, riconosciuto anche lui come un nativo, viene invitato a partecipare a una cerimonia tradizionale del popolo.
Shumari invece è raggiunto da una banda che sta pianificando un assalto al gruppo di ainu stabilitosi in una foresta vicina alla casa della famiglia e quella di Jubei. Ha un colloquio con il capo dei criminali, che gli chiede di far finta di nulla, ma il samurai promette battaglia. Corre alla festa degli ainu e avvisa loro di doversi difendere, poi fa scappare Mine e Yasaburo da Yahichi e si prepara allo scontro insieme al compagno Jubei. I due samurai prima colpiscono con le armi da fuoco, poi Shumari monta proprio su Midaregami e inizia un assalto all'arma bianca che miete molte vittime. La battaglia ha però un attimo di sospensione quando il capo dei banditi gli rivela che la cavalla è malata di Nemuribyo, un'encefalite virale diffusa in Giappone e trasmessa dalle zanzare anche all'uomo. L'uomo sarebbe sul punto di ucciderla, ma la sprona e continua a colpire i nemici con la katana. A quel punto i due però scoprono che l'attacco alla fattoria era solo un diversivo e che molti ainu sono stati uccisi nel bosco. Shumari a quel punto prepara una sortita e manda via anche Pon Shon.
All'improvviso compare anche Yahichi Dazai: fermo su una collina a cavallo e presumibilmente armato. I banditi hanno costretto gli ekashi, i decani, ainu a consegnare loro pellicce, gioelli e preziosi, ma vengono attaccati a sorpresa da Shumari e Jubei, che rimane ferito. I samurai combattono tenacemente, mentre Yahichi colpisce con il fucile i fuggitivi. Quando il protagonista sembra accerchiato, ricompare all'improvviso Midaregami, che si lancia contro i malfattori rimasti e si lascia cavalcare da Shumari. La cavalla viene però abbattuta, allora il samurai, pur appiedato, uccide cinque nemici uno dietro l'altro e, infine, anche il loro capo. Jubei invece, pur ferito, raggiunge la sua abitazione, dove per eliminare i criminali rimasti, pur colpito nuovamente dai proiettili, fa scattare la trappola che aveva preparato: il controsoffitto crolla sul pavimento e schiaccia anche lui. Shumari infine torna al suo allevamento, dove trova i cavalli malati di Neuribyo. Con il fucile di Yahichi uccide gli animali e poi gli consiglia di bruciare tutto per estinguere l'infezione.
Passano quindi molti anni e dal 1879, anno in cui è ambientata la battaglia, si passa al 1890, con il barone Kaname Hanamoto alle prese a Sapporo con le fortissime rivalità fra le aziende concorrenti alle concessioni minerarie di Hokkaido. Il nobile viene aggredito da alcuni criminali mentre torna a casa, ma viene salvato da un venditore di pellicce che si rivela essere proprio Shumari. Hanamoto lo invita a casa sua e da sua moglie Tae, che immediatamente riconosce il suo primo marito. Dopo una breve visita il protagonista si reca anche all'Istituto di agronomia di Sapporo, dove Pon Shon è da poco diventato studente con lo zio Yahichi come garante e il nome completo di Zentaro Shumari, con il nome del padre come suo cognome. La scena passa quindi alla vita di Tae, che è costretta a seguire le abitudini molto occidentali del marito: ricevimenti, balli, svaghi, messe domenicali, moda, arredamento, che però stanno sfiancando la donna, abituata a vivere in maniera diversa e sposatasi perché esausta della vita da agricoltrice improvvisata. Riconosce che malgrado Hanamoto la ami, la rispetti ed è sempre gentile anche se un po' manipolatorio, non riesce a ricambiare il sentimento.
Shumari intanto vive come un eremita in un villaggio ainu abbandonato, dove viene raggiunto da alcuni soldati e il loro comandante, ex guardia carceraria alla Shujikan, lo riconosce. Si è ritirato sempre più nell'entroterra per allontanarsi dalla modernizzazione e si procura da vivere cacciando cervi e orsi per le loro pellicce. Ormai alla soglia dei cinquant'anni, decide comunque di rimettersi in gioco.
Shumari si reca a Sapporo e chiede un terreno da coltivare. All'ufficio amministrativo gli affidano quindi il peggior podere possibile: la zona è paludosa e con risalite di torba e petrolio che avvelenano l'acqua, mentre gli insetti invadono le cisterne e molti alberi crollati rendono impossibile coltivare. Mine decide comunque di aiutarlo e lascia le comodità della casa del fratello (a lui l'aveva affidata dopo aver perso la fattoria) per vivere con Shumari e Yasaburo in una misera capanna. Malgrado Pon Shon torni in visita per rinfacciargli quanto stia facendo del male alla sua famiglia, il samurai è inflessibile.
La scena quindi torna a Sapporo e al segretario Hanamoto, che sta per intrattenere un importante incontro con i principali industriali dell'isola. I primi fanno parte della fazione di Satsuma, ovvero sono samurai o nobili che servivano una delle principali potenze (Satsuma, appunto, la zona più meridionale dell'isola di Kyushu) che hanno ribaltato lo shogunato e riportato l'imperatore al potere. Sono le forze della modernizzazione, che adesso intendono riunire tutte le industrie di carbone, acciaio e ferrovie in un'unica società, estromettendo la concorrenza. A questa riunione partecipa anche Yahichi Dazai, ormai fra i più importanti imprenditori dell'isola. Le discussioni sobo molto accese e la decisione sulla fusione fra le varie aziende spetta proprio al barone Hanamoto, che rifiuta la proposta e si prepara all'inevitabile contromossa dei suoi oppositori.
Tornando a casa il nobile assiste a un animato confronto fra sua moglie Tae e Pon Shon, che le racconta della inoppugnabile testardaggine e ossessione di Shumari nei suoi confronti, mentre la donna gli conferma che non lo ama più. Il giovane chiede alla donna di dirlo direttamente all'ex marito, ma interviene proprio Hanamoto che si propone di incontrare lui Shumari. Accompagnato alla fattoria dal ragazzo ainu, prima è colpito dalla somiglianza fra Tae e Mine e dal suo carattere così forte, poi ha una discussione poco cordiale con il protagonista. Shumari lo minaccia velatamente di voler riesumare i costumi dell'epoca Tokugawa per l'adulterio (esposizione e decapitazione dei colpevoli), mentre Hanamoto impugna direttamente la pistola ed esplode tre colpi.
Spossato dalle tante difficili situazioni, il barone monta a cavallo e cavalca più velocemente che può, finchè non si sente talmente stanco da fermarsi presso una sorgente in mezzo ai giunchi. Lì si addormenta e ripensa a quando emigrò in California, dove vide le terribili condizioni dei giapponesi. Gli emigranti coltivavano con scarso successo i terreni più aridi, senza riuscire nè a fare anche solo una piccola fortuna, nè a integrarsi minimamente con la popolazione o gli altri immigrati in America. Lui personalmente, inoltre, visse il forte razzismo verso i giapponesi. Tornato in patria il suo carattere fu segnato profondamente da quell'esperienza, al punto da prendere lo sdegno dei bianchi verso le masse.
Shumari è un manga in cui l'autore ha deciso di inserire diversi temi che fanno da sfondo alle vicende personali del protagonista: temi come le persecuzioni verso gli Ainu, autoctoni dell'isola, l'ecologia, il rispetto del territorio e più in generale la modernizzazione del Giappone durante il periodo Meiji. Lo stesso protagonista, spesso eroe suo malgrado, sarà testimone e a volte involontario attore dei diversi stravolgimenti che colpiranno il Giappone e Hokkaidō nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Il filo conduttore che si può tracciare agli eventi è il cambiamento della società giapponese: da agricola e fondata sui samurai e il Bushido, a capitalistico-industriale e fondata sul denaro. Si intrecciano alla storia di Shumari anche alcuni eventi reali che hanno segnato la storia di Hokkaido nel secondo ottocento, come il terremoto che sconvolse l'isola, le frequenti alluvioni, le purghe e le persecuzioni efferate verso gli Ainu, la nascita di Sapporo con la conseguente urbanizzazione e la prima guerra sino-giapponese in Corea e Manciuria.
Osamu Tezuka dedica particolare attenzione agli Ainu durante la narrazione: sono spesso presenti e ne viene tratteggiato il declino causato dall'arrivo dei colonizzatori giapponesi dal sud. Lo stesso Shumari, che ammira e rispetta il loro modo di vivere, avrà sempre un sussulto di rabbia quando qualcuno mostra disprezzo o uccide un Ainu. Gli Ainu sono gli sconfitti, i vinti dalla fiumana del progresso che si abbatte su quella che era la loro isola e che vedono trasformarsi sotto i colpi dei nuovi proprietari, che li cacciano dai loro territori per poter sfruttare le risorse minerarie del suolo di Ezo (altro nome di Hokkaido) e spesso vengono uccisi da banditi interessati ai loro averi. Tezuka dedica loro molte pagine e addirittura una sequenza intera del manga, in cui un gruppo di profughi Ainu si dirige da Shumari che, nonostante il parere contrario di Mine, accoglie nei terreni della sua fattoria. Saputo di un assalto che avrebbe colpito il gruppo di Ainu, Shumari insieme all'amico Jubei si prodiga per respingere i banditi, ma, nonostante la sua eroica resistenza, non riesce a salvare gli Ainu e non potrà fare altro che constatare tristemente la sua sconfitta.
Il rispetto del territorio e l'ecologia sono altri due grandi temi del manga, difatti con l'avanzare della storia Shumari constaterà come il territorio di Hokkaido ormai non sia più selvaggio e incontaminato come lo era in passato. Fra gli avvenimenti reali che si intrecciano alle vicende di Shumari c'è anche la grande caccia al cervo di Hokkaido, una varietà del Cervus nippon, degli anni 1873-1878, in cui venivano appiccati enormi incendi per stanare gli animali e che ha portato la specie quasi all'estinzione. La fattoria di Shumari rimane coinvolta in uno di questi enormi incendi e solo l'abilità e la prontezza del samurai salveranno Mine e il figlio Yasaburo.
La modernizzazione di Hokkaido porta con sé temi legati al lavoro nelle nuove realtà industriali. La miniera Dazai è un luogo dove inizialmente non esiste sicurezza e in cui i lavoratori muoiono ogni giorno, tuttavia sono considerati sacrifici necessari per il nuovo Giappone. I minatori inoltre sono scelti spesso fra i detenuti, che a loro volta sono ex soldati dello shogunato ridottisi a vivere di espedienti o costretti alla prigionia, molte volte tormentati dai loro carcerieri o dai superiori nel lavoro. Con il progredire del tempo si sviluppano anche forme di lotta sindacale e di nuovo la miniera di Yahichi Dazai ne è al centro. I movimenti dei lavoratori erano però spesso sfruttati dai rivali in affari, che contro Yahichi muoveranno un vero e proprio tumulto. L'uomo si mostra comunque comprensivo alle loro richieste e ne esaudisce alcune, tuttavia è spietato contro gli agitatori e li uccide a sangue freddo non appena gli sono consegnati.
Pon Shon è invece protagonista di un episodio sui temi di natura ambientale del manga. Nel periodo in cui Shumari è lontano, il bambino continua l'allevamento di cavalli, che però muoiono per via dell'acqua avvelenata che bevono da un fiume. Scopre che la causa sono gli scarti di una miniera di rame a monte rispetto alla fattoria, che vengono sversati nell'acqua e provocano la morte degli animali. Il giovane ainu protesta con il proprietario della fabbrica, ma viene immeritamente allontanato. Sarà Yahichi a risolvere la situazione per aiutare la sorella e il nipote, in modo che però mostra i rapporti di feroce competizione fra le aziende del periodo. Inizialmente infatti si era proposto di comprare la concessione mineraria, ma al rifiuto della sua proposta, lui e alcuni uomini devastano la sede della piccola miniera e ne uccidono i dirigenti.