Il solfocarbonismo è un'intossicazione da solfuro di carbonio dovuta ad una prolungata esposizione.
In passato, data la sua diffusione, assunse fino alla metà del XX secolo una grave rilevanza sociale, fu infatti una delle prime malattie "tabellate" dall'INAIL. Attualmente la sua diffusione è notevolmente diminuita con la drastica riduzione della produzione della viscosa e il miglioramento del ciclo industriale nelle ultime fabbriche di tale lavorazione.
In Italia si cominciarono a notare disturbi correlati al contatto occupazionale con solfuro di carbonio (soprattutto manifestazioni psichiatriche) a partire dagli anni '30-'40, mentre la dicitura "solfocarbonismo" nelle cartelle cliniche iniziò a venir utilizzata nel 1940.
Si possono manifestare irritazioni della membrana mucosa, emicranie, perdita di coordinazione, nausea e danni al fegato.
Vanno distinte in base all'intossicazione acuta o cronica.
Sintomi e segni interessano soprattutto la cute con fenomeni irritativi, e il sistema nervoso centrale con manifestazioni allucinatoria, paranoia, ipereccitabilità, cefalea, obnubilamento del sensorio fino al coma. Se i sintomi sono lievi, spesso è sufficiente la completa astensione dall'esposizione per un variabile periodo di tempo affinché le manifestazioni cessino.
Sono sufficienti spesso pochi mesi di esposizione per causare un'intossicazione cronica, con conseguenti danni quali: