

Il songket, o sungkit, è un tessuto tenun appartenente alla famiglia dei broccati del Brunei, dell'Indonesia e della Malaysia. È realizzato a mano in seta o cotone e presenta motivi elaborati realizzati con fili d'oro o d'argento. Nel processo di tessitura, i fili metallici (che risaltano sul tessuto di fondo creando un effetto scintillante) vengono inseriti tra i fili di trama, disposti trasversalmente secondo una tecnica chiamata "tessitura a trama supplementare".
Il songket è spesso associato all'Impero Srivijaya, considerato l'origine di questa tradizione. Diversi tipi di songket sono strettamente legati ai luoghi che un tempo erano sotto il dominio Srivijaya. Uno dei principali centri, ritenuto anche l'antica capitale di tale Impero, è Palembang, situata nel Sud di Sumatra, in Indonesia. Oltre a Palembang, diverse aree di Sumatra sono rinomate per la produzione di songket di alta qualità, tra cui le zone dei Minangkabau, nell'attuale Sumatra Occidentale, come Pandai Sikek, Silungkang, Koto Gadang e Padang. Al di fuori di Sumatra, il songket viene prodotto anche in regioni come Bali, Lombok, Sambas, Sumbawa, Makassar, Sulawesi e altre aree dell'Indonesia.
A causa dei fattori storici legati all'Impero Srivijaya, dei commerci e dei matrimoni tra persone appartenenti a comunità, popoli o gruppi culturali diversi, il songket è diventato popolare anche nella regione marittima del Sud-est asiatico, in particolare nei Paesi che circondano l'Indonesia, come Brunei, Malaysia e Singapore.
Sulla base dell'analisi condotta sulle statue del tempio di Bumiayu, nel Sud di Sumatra, si può osservare che il songket era indossato dagli abitanti del Sud di Sumatra già dall'VIII secolo d.C., quando Srivijaya aveva sede a Palembang. La statua è stata rinvenuta nel sito archeologico del Tempio di Bumiayu, situato sulla riva a valle del fiume Lematang, che sfocia nel fiume Musi, precisamente nel distretto di Tanah Abang, nella reggenza di Penukal Abab Lematang Ilir, a circa 120 km a ovest della città di Palembang.
In Malaysia, il songket è stato riconosciuto come patrimonio culturale immateriale nazionale dal Ministero del Turismo, delle Arti e della Cultura malese nel 2012. In Indonesia, cinque tradizioni del songket sono riconosciute come Patrimonio Culturale Immateriale dal Ministero dell'Istruzione e della Cultura indonesiano. Si tratta delle tradizioni di Palembang e Sambas, entrambe riconosciute nel 2013; del songket di Pandai Sikek, nel Sumatra Occidentale, riconosciuto nel 2014; della tradizione di Beratan, a Bali, riconosciuta nel 2018; e della tradizione di Silungkang, nel Sumatra Occidentale, riconosciuta nel 2019. Nel 2021, l'UNESCO ha ufficialmente riconosciuto il songket come uno dei patrimoni orali e immateriali dell'umanità.
Il termine songket deriva dalla parola malese sungkit, che significa "agganciare". Il termine si riferisce al metodo di realizzazione del songket: agganciare e sollevare un gruppo di fili, per poi inserirvi i fili d'oro e d'argento. Secondo un'altra teoria, il termine deriverebbe dalla combinazione di due parole, tusuk (pungere) e cukit (sollevare), che unite formerebbero sukit, successivamente modificato in sungki e infine in songket.
La parola malese menyongket significa "ricamare con fili d'oro o d'argento". Il songket è considerato un prodotto di lusso, tradizionalmente indossato in occasione di cerimonie sotto forma di sarong, scialli da spalla, fasce per la testa e tanjak, un copricapo in songket. I songket venivano indossati nelle corti dei regni di Sumatra, in particolare dello Srivijaya, considerato una fonte e un'origine della cultura malese nel Sud-est asiatico. Nei secoli passati, il songket era indossato come abito anche dalle famiglie reali malesi di Sumatra, come quelle del Sultanato di Deli a Medan, del Sultanato di Serdang, del Sultanato di Palembang e della casata reale recentemente restaurata di Jambi, nonché dai sultanati della penisola malese, come Pattani, Kelantan e Terengganu. Il tessuto è inoltre prescritto come parte dell'abito cerimoniale di corte della famiglia reale del Brunei fin dai tempi di Omar Ali Saifuddien III. Generalmente erano le donne a tessere il songket, anche se, in epoca moderna, è noto che anche gli uomini praticano questa arte.
Il songket è conosciuto con diverse denominazioni nelle lingue vernacolari indonesiane. Diffuso a Sumatra e nella penisola malese, è presente anche a Bali, dove la tradizione della tessitura è comunemente associata al termine tenun cag-cag, mentre il tessuto è noto come songket. A Manggarai, nell'isola di Flores, e a Bima, nell'isola di Sumbawa, è conosciuto come songke. I Karo Batak del Nord di Sumatra lo chiamano jongkit. Gli abitanti di Ternate, nelle Molucche, lo chiamano suje, mentre i Bugis del Sulawesi Meridionale lo chiamano subbi' e arekare'. Gli Iban Dayak del Kalimantan Occidentale e del Sarawak lo chiamano invece pilih o pileh.

Le tradizioni della tessitura del songket furono inizialmente associate, dal punto di vista storico, all'Impero commerciale e marittimo Srivijaya, attivo dal VII al XIII secolo e con sede a Sumatra. Palembang e l'area di Pandai Sikek, nel territorio dei Minangkabau, sono i maggiori e più rinomati centri di produzione del songket in Indonesia. Secondo una tradizione popolare di Palembang tramandata per generazioni, l'origine del songket risalirebbe ai mercanti cinesi, che portarono i fili di seta, mentre i mercanti indiani o mediorientali portarono i fili d'oro. La combinazione di questi materiali diede successivamente origine al songket dorato. La sua produzione è associata alle aree di insediamento malese di Sumatra e le tecniche di lavorazione potrebbero essere state introdotte da mercanti indiani o arabi.
Il songket è un tessuto che richiedeva una certa quantità di vere lamine d'oro e fili d'oro, intrecciati a mano per creare manufatti raffinati. Per questo motivo divenne un simbolo di lusso e di status sociale. Storicamente, le miniere d'oro si trovavano nell'entroterra di Sumatra, in particolare a Jambi e negli altopiani dei Minangkabau. Sebbene nelle rovine di Srivijaya, a Sumatra, siano stati rinvenuti fili d'oro, rubini non lavorati e frammenti di lamine auree, non vi sono prove sufficienti per affermare che i tessitori locali impiegassero fili d'oro già tra il VII e l'inizio dell'VIII secolo.
Sulla base dei dati archeologici, si può osservare che il songket era conosciuto dagli abitanti del Sud di Sumatra tra l'VIII e il IX secolo d.C., come dimostrano i motivi raffigurati sugli abiti delle antiche statue rinvenute nel complesso templare di Bumiayu, nella reggenza di Penukal Abab Lematang Ilir, nella provincia di Sumatra Meridionale, in Indonesia. A quell'epoca l'uso del songket era riservato esclusivamente alla nobiltà, come mostrano le statue, probabilmente rappresentazioni divinizzate di un sovrano. La presenza del motivo lepus nel complesso templare di Bumiayu ne attesta l'origine almeno al IX secolo e la continuità nella tradizione tessile locale.
Una descrizione di tessuti simili al songket compare in una fonte cinese del X secolo, risalente alla dinastia Song. Secondo questa cronaca, nel 992 un emissario di She-po (il nome con cui le fonti cinesi antiche indicavano Giava) giunse alla corte cinese portando numerosi doni: seta «tessuta con motivi floreali realizzati con fili d'oro», avorio, perle, sete di vari colori, legno di sandalo profumato, tessuti di cotone di vari colori, gusci di tartaruga, un set per la preparazione del betel, un pugnale kris con un'elaborata impugnatura in corno di rinoceronte e oro, una stuoia di rattan raffigurante un cacatua bianco e un piccolo modello di casa in legno di sandalo decorato con ornamenti preziosi.

Gli studi sulle statue giavanesi risalenti al periodo induista-buddhista indonesiano, tra l'VIII e il XV secolo, offrono una panoramica della moda dell'epoca. Queste statue erano riccamente decorate, anche attraverso elaborati motivi tessili. I dettagli dell'indumento inferiore di Durga Mahisasuramardini, proveniente dal tempio Singhasari del XIII secolo nei pressi di Malang, mostrano elaborate frange scolpite che suggeriscono decorazioni realizzate in oro. Il costume è completato da due fasce drappeggiate sulle gambe, decorate con motivi chiamati bunga bintang, ovvero «fiore stellato», un disegno che continua ancora oggi nella tradizione del songket. La precisione con cui il tessuto è stato scolpito nella pietra suggerisce che questi motivi difficilmente fossero un'invenzione dell'immaginazione dello scultore e che, più probabilmente, riproducessero un tessuto realmente esistente all'epoca.
Diverse fonti cinesi e arabe menzionano la presenza di tessuti prodotti nella regione e sottolineano la diffusione della tessitura nella penisola malese. Secondo la tradizione del Kelantan, questa tecnica proveniva dal nord, da una zona compresa tra la regione di Cambogia e Siam, e si diffuse verso sud, raggiungendo Pattani e infine le corti malesi del Kelantan e del Terengganu già nel XVI secolo. La tessitura del songket continua ancora oggi come piccola attività artigianale nelle periferie di Kota Bharu e del Terengganu. I tessitori del Terengganu, tuttavia, ritengono che la tecnica del songket sia stata introdotta in Malaysia dall'India attraverso Sumatra, passando per Palembang e Jambi, dove potrebbe aver avuto origine durante il periodo di Srivijaya, tra il VII e l'XI secolo. Zani Bin Ismail (autore e studioso) ha invece sostenuto che le origini del songket possano essere ricondotte alla Cina e che da lì la tecnica si sia diffusa in Indocina, compresi Cambogia e Thailandia. La sua tesi si basava sulle somiglianze osservate nei telai utilizzati per la tessitura manuale in queste aree e a Terengganu.
Un'altra possibile origine del songket, basata su una cronaca della dinastia Liang, risalente al periodo compreso tra il 502 e il 557, è il regno di Langkasuka, un antico regno situato nella penisola malese. Si racconta che il suo re indossasse «un tessuto color rosa con fiori d'oro», che potrebbe essere stato una qualche forma di songket, poiché il rosso è tradizionalmente uno dei colori del songket.
La documentazione sulle origini del songket è frammentaria. Tuttavia, è probabile che questa tecnica di tessitura sia stata introdotta nella Malaysia peninsulare attraverso i matrimoni tra famiglie reali, particolarmente frequenti nel XV secolo e utilizzati per consolidare alleanze politiche e strategiche. Grazie a questi legami, non si diffusero soltanto persone e tradizioni, ma anche tecniche artigianali e tessili. La produzione del songket si concentrò soprattutto nei regni più potenti, poiché la realizzazione di questi tessuti richiedeva materiali molto costosi e preziosi. Tra questi vi era il filo d'oro, che in origine veniva ottenuto avvolgendo una sottile lamina d’oro attorno a un'anima, conferendo al tessuto il caratteristico aspetto brillante e lussuoso.
L'uso del gilet di songket con motivo lepus (raffigurato in una statua del tempio di Bumiayu) era diffuso anche durante il periodo del Sultanato islamico di Palembang, dal XVI al XIX secolo, e rimaneva limitato alle classi sociali più elevate. Dopo la caduta del sultanato, il songket iniziò a diffondersi anche tra le persone non appartenenti all'aristocrazia.
Il songket come abito regale è menzionato anche negli scritti di Abdullah bin Abdul Kadir (uno dei più importanti scrittori e studiosi della lingua malese del XIX secolo) del 1849.

Il songket è considerato un tessuto di pregio indossato esclusivamente in occasioni speciali, festività religiose e cerimonie sociali. È diventato un elemento distintivo dell’abbigliamento nuziale, come dimostrano i costumi tradizionali degli sposi dei popoli di Palembang, dei Minangkabau e di Bali.
Determinati motivi del songket erano riservati a specifiche classi sociali. Per esempio, nella tradizione del songket di Palembang, i motivi lepus erano originariamente riservati esclusivamente ai bangsawan, cioè alla famiglia reale, ai nobili e agli aristocratici. Il songket è infatti utilizzato come indicatore sociale di chi lo indossa, fino al punto di fornire informazioni anche sul suo stato civile. Nell'antica Palembang, le vedove indossavano particolari selendang, cioè scialli di songket, per rendere riconoscibile la loro condizione sociale e matrimoniale. Esistevano due tipi specifici di motivi di songket per le vedove: quello destinato alle vedove che potevano risposarsi era chiamato songket janda berias, ovvero «songket della vedova che si prepara a risposarsi», mentre quello destinato alle vedove che si risposavano era chiamato songket janda pengantin, ovvero «songket della sposa vedova».

Oggi il songket viene generalmente realizzato con materiali più economici, come fili d'oro in nylon che simulano metalli preziosi al posto dei fili d'oro puro. Esistono tuttavia alcuni rari songket realizzati ancora con veri fili d'oro. Si tratta di tessuti preziosi, conservati come pusaka, ovvero beni ereditari, e tramandati di generazione in generazione all'interno delle famiglie.
Sono state intraprese diverse iniziative per promuovere il songket come tessuto di moda, sia a livello locale sia internazionale. Durante il periodo coloniale olandese, i songket del Sumatra Occidentale furono esposti nei Paesi Bassi. Nell'agosto 2015 si è svolto a Sawahlunto, nel Sumatra Occidentale, il Sawahlunto Songket Carnival. L'evento comprendeva una sfilata e un'esposizione con partecipanti provenienti da numerosi laboratori di songket di tutto il Sumatra Occidentale. L'evento, tenutosi il 28 agosto 2015, è stato registrato nel Museo dei Record Indonesiani per il maggior numero di persone che abbiano indossato contemporaneamente il songket di Silungkang (17290).
Sono state organizzate diverse esposizioni per preservare e promuovere l'arte tradizionale della produzione del songket, come quella organizzata nel 2015 dal Museo del Tessile di Giacarta, che presentava circa 100 pezzi provenienti da diverse province indonesiane.
Oggi il songket è diventato una fonte di ispirazione per gli stilisti contemporanei.
Il Songket Minangkabau è un tessuto tradizionale di songket realizzato nel Sumatra Occidentale e costituisce una parte importante dell'identità culturale della cultura Minangkabau, poiché viene ampiamente utilizzato per la realizzazione di abiti e di altri manufatti artigianali. Esistono numerosi tipi di motivi e filosofie legati al songket Minangkabau, e ogni motivo viene tramandato di generazione in generazione per essere utilizzato nella tradizione Adat Pepatih. Tale tradizione stabilisce regole relative a parentela, eredità, matrimonio, organizzazione della comunità e trasmissione dei beni, con la discendenza e l'eredità tradizionalmente trasmesse attraverso la linea materna.
Il motivo più popolare e sacro per la comunità Minangkabau è il Pucuk Rebung, chiamato nella lingua locale Pucuak Rabuang, che simboleggia una vita utile e significativa nel corso della sua intera esistenza. Il motivo rappresenta l'evoluzione del germoglio di bambù, dal giovane bambu muda fino alla maturità, riflettendo il percorso della vita umana verso una condizione di utilità e valore per la comunità.

Esistono due categorie di strumenti utilizzati per la tessitura del songket: l'attrezzatura principale, costituita da un telaio realizzato in legno o bambù, e gli strumenti di supporto, che comprendono un dispositivo per tendere i fili, uno strumento per realizzare i motivi e strumenti per inserire e sollevare i fili. I materiali utilizzati per la produzione del songket comprendono cotone, seta o altre fibre per il tessuto di base, e fili decorativi realizzati in oro, argento o seta. Si ritiene che nell'antichità venissero utilizzati veri fili d'oro per creare il songket: i fili di cotone venivano fatti passare attraverso oro liquido riscaldato, che li rivestiva formando così il filo d'oro. Oggi, tuttavia, a causa della scarsità e dell'elevato costo dell'oro e dell'argento veri, vengono comunemente utilizzati fili che imitano tali metalli preziosi.

La tecnica del songket consiste nell'inserire fili decorativi tra i fili di trama mentre questi vengono intrecciati con l'ordito, che è fissato al telaio. I fili decorativi vengono inseriti durante il processo di tessitura, ma non sono indispensabili per la realizzazione del prodotto finale. Esistono quattro tipi di tecnica di tessitura a trama supplementare: continua, discontinua, intarsiata e avvolta. La tessitura del songket viene realizzata in due fasi: dapprima si crea il tessuto di base con una trama uniforme o semplice, poi si realizza la decorazione. Questo metodo è chiamato «sistema di tessitura a intarsio». I fili d'oro, d'argento o di seta vengono inseriti e intrecciati nel tessuto di base a trama semplice seguendo determinati motivi, creando un effetto scintillante in cui i disegni dorati risaltano sullo sfondo semplice e più scuro. Tradizionalmente, la tessitura del songket viene svolta come attività part-time da donne sia giovani che anziane, tra un'attività domestica quotidiana e l'altra. Si ritiene che il complesso processo di produzione del songket contribuisca a sviluppare virtù personali, poiché riflette valori come diligenza, precisione e pazienza.
Esistono centinaia di motivi del songket. Nella cultura di Palembang, il songket è parte integrante della vita delle persone che lo indossano durante eventi importanti come nascite, matrimoni e funerali. La tradizione riconosce diversi tipi di motivi: