| Sfalerite | |
|---|---|
| Classificazione Strunz | 2.CB.05a |
| Formula chimica | ZnS |
| Proprietà cristallografiche | |
| Sistema cristallino | cubico |
| Parametri di cella | a = 5,406 Å, V = 157,99 ų, Z = 4 |
| Gruppo puntuale | 4 3m |
| Gruppo spaziale | F43m |
| Proprietà fisiche | |
| Densità misurata | 3,9 - 4,1 g/cm³ |
| Densità calcolata | 4,096 g/cm³ |
| Durezza (Mohs) | 3,5 - 4 |
| Sfaldatura | perfetta secondo {011} |
| Frattura | concoide |
| Colore | giallo, marrone chiaro o scuro, nero, rosso-marrone, incolore, azzurro, raramente verde |
| Lucentezza | adamantina, resinosa |
| Opacità | trasparente, translucida |
| Striscio | dal giallo pallido al marrone |
| Diffusione | comune |
| Si invita a seguire lo schema di Modello di voce – Minerale | |

La sfalerite (simbolo IMA: Sp) è un comune minerale del gruppo omonimo appartenente alla famiglia dei "solfuri e solfosali" con composizione chimica ZnS e quindi dal punto di vista chimico è un solfuro di zinco.
La sfalerite (α-ZnS) è uno dei polimorfi del solfuro di zinco: altre forme sono la polhemusite (Zn,Hg)S e la wurtzite (β-ZnS).
Il minerale era stato inizialmente chiamato blende (blenda) da Georg Agricola nel 1546, ma ha avuto molti altri nomi, tra cui zircum. Nel 1847 fu chiamato sfalerite da Ernst Friedrich Glocker dalla parola greca σφαλερός ('sphalerós', sdrucciolevole, ingannevole), in allusione alla facilità con cui le varietà scure venivano scambiate per galena, ma senza fornire piombo. La sfalerite venne riconosciuta come minerale di zinco solo nel 1735.
La classica nona edizione della sistematica dei minerali di Strunz, aggiornata dall'Associazione Mineralogica Internazionale (IMA) fino al 2009, elenca la sfalerite nella classe "2. Solfuri e solfosali" e nella sottoclasse "2.C Solfuri metallici, M:S = 1:1 (e similari)"; questa viene suddivisa in base alla composizione del minerale e sull'eventuale presenza o assenza di taluni metalli, in modo tale che la sfalerite possa essere trovata nella sezione "2.CB Con Zn, Fe, Cu, Ag, ecc.", dove forma il sistema nº 2.CB.05a insieme a coloradoite, hawleyite, kittlite, metacinabro, rudashevskyite, stilleite e tiemannite.
Anche l'edizione successiva, proseguita dal database "mindat.org", conserva questa suddivisione.
Nella Sistematica dei lapis (Lapis-Systematik) di Stefan Weiß la sfalerite è elencata nella classe dei "solfuri e solfosali (solfuri, seleniuri, tellururi, arseniuri, antimoniuri, bismuturi)" e nella sottoclasse dei "solfuri con metallo: S,Se,Te ~ 1:1"; qui forma il "gruppo della sfalerite" con il numero di sistema II/C.01 insieme a ishiharaite, rudashevskyite, browneite, hawleyite, metacinabro, stilleite, tiemannite, coloradoite e polhemusite.
Anche la classificazione dei minerali secondo Dana, usata principalmente nel mondo anglosassone, elenca la sfalerite nella famiglia dei "solfuri e solfosali"; qui è nella classe dei "minerali di solfuro" e nella sottoclasse dei "solfuri – compresi seleniuri e tellururi – con composizione AmBnXp, con (m+n):p=1:1", nella quale forma il "gruppo della sfalerite (isometrico: F43m)" con il numero di sistema 02.08.02 insieme a stilleite, metacinabro, tiemannite, coloradoite e hawleyite.
La sfalerite cristallizza nel sistema cubico nel gruppo spaziale F43m (gruppo nº 216) con la costante di reticolo a = 5,406 Å, oltre ad avere 4 unità di formula per cella elementare.
La sfalerite si forma in un'ampia gamma di condizioni idrotermali da basse ad alte temperature, in depositi di carbone, calcare e altri sedimenti.La paragenesi è con barite, calcopirite, fluorite, galena, marcasite, pirite, quarzo e molti altri minerali idrotermali.
La sfalerite è un minerale molto comune e sono numerosi i siti di ritrovamenti, sparsi in tutto il mondo.

La sfalerite forma cristalli tetraedrici, dodecaedrici, tipicamente complessi e distorti, con facce curve e coniche comuni, con dimensioni fino a 30 cm. Tali cristalli possono essere anche fibrosi, botrioidali, stalattitici, granulari da grossolani a fini o massivi.

Il minerale è da trasparente a traslucido, con lucentezza adamantina o resinosa; il colore è vario: giallo, marrone chiaro o scuro, nero, rosso-marrone, incolore, azzurro, raramente verde, mentre il colore del suo striscio va dal giallo pallido al marrone.
La colorazione delle sfaleriti della Valle di Binn (Svizzera), che varia dal giallo al nero con contenuti di ferro pressoché identici, sembra essere fortemente influenzata dal contenuto di manganese. Molto raramente, i cristalli verdi devono il loro colore a tracce di cobalto.
La sfalerite è un solfuro di zinco, ZnS, con impurezze di altri metalli. Solubile in acido nitrico e acido cloridrico, emette vapori di acido solfidrico (H2S). Le varietà ad alto tenore di manganese presentano triboluminescenza. Altre forme, quelle più chiare, sono fluorescenti alla luce ultravioletta. La sfalerite assume sotto la luce UV a onde lunghe color arancio, mentre sotto luce UV a onde corte assume color arancio, blu, verde, giallo pallido, giallo, giallo-arancio, arancione, giallo verdastro, giallastro. Le varietà ad alto tenore di ferro sono più stabili all’attacco degli acidi. La Wurtzite è un altro polimorfo molto raro che si forma ad alta temperatura, oltre i 1200 °C.
Sono note diverse varietà di sfaleriti:
La sfalerite può anche contenere notevoli quantità di manganese, trasformandosi in alabandite. Sono stati descritti campioni contenenti fino a 0,36 apfu (atomi per unità formula) di manganese (21,4% in peso di monossido di manganese).
Secondo Haussühl e Müller (1963), esistono numerosi politipi; quelli da loro identificati sono 3R (=3C); 2H, 4H, 6H; e 9R, 12R, 15R e 21R.

Le sfaleriti trasparenti di colore rosso-arancio possono essere tagliate come pietre preziose. Possedendo un elevato indice di rifrazione, questi cristalli hanno un elevato grado di dispersione della luce quasi analogo a quello dei diamanti, però la sfalerite è tenera e non si riesce a incastonarla come gioiello.
| Controllo di autorità | LCCN (EN) sh85126574 · GND (DE) 4190844-2 · J9U (EN, HE) 987007565833005171 |
|---|