
Paesi che aderiscono allo Statuto
Paesi che hanno firmato ma non ratificato il trattato
Paesi che hanno firmato ma hanno poi ritirato la firma dallo statuto
Paesi che avevano ratificato il trattato ma si sono ritirati
Paesi che non hanno né firmato né aderito allo statuto
I paesi che aderiscono allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale sono gli Stati Parte della Corte penale internazionale (CPI) che hanno aderito allo Statuto di Roma, accettando quindi la competenza sovranazionale di un organismo giurisdizionale nel caso di gravi violazioni delle convenzioni di Ginevra, crimini di guerra, genocidio, crimini contro l'umanità e crimine di aggressione.
I paesi che aderiscono allo Statuto di Roma si riuniscono nella Assemblea degli Stati Parte - ASP, un organismo assembleare su base democratica (uno stato un voto) con potere legislativo e di controllo sulle attività amministrative della Corte penale internazionale. L'ASP elegge: il cancelliere; il procuratore capo, il primo e il secondo vice procuratore; i 18 giudici che svolgono l'attività giurisdizionale ed a loro volta eleggono, riuniti in camera di consiglio, il presidente e il vice presidente della CPI.
L'ASP, inoltre, elegge i componenti il direttivo del Trust Fund per le vittime e i testimoni e quelli del direttivo del Comitato per il budget e le finanze. Tutti gli organi della CPI portano in discussione nell'ASP i report con le attività svolte. Il Comitato budget and finance vaglia le effettive richieste dei vari organi della CPI e successivamente presenta all'ASP il report finanziario, che viene discusso dagli Stati Parte riuniti in Assemblea. L'ASP discute di questioni collegate alle attività della Corte, quali ad esempio la definizione del crimine di aggressione.
L'Assemblea degli Stati Parte è rappresentata da un bureau composto da un presidente, due vice presidenti e 18 rappresentanti eletti per un termine di tre anni. Attualmente le cariche sono ricoperte da:
"Il primo presidente dell'ASP è stato l'ambasciatore principe Zeid Ra'ad Zeid Al Hussein di Giordania, seguito da Bruno Stagno Ugarte della Costa Rica", poi da Christian Wenaweser del Liechtenstein.
Gli Stati parte sono 125, in ordine alfabetico:
Il Burundi e le Filippine si sono ritirati dal trattato di Roma, ai sensi dell'art. 127 dello Statuto, con effetto rispettivamente dal 27 ottobre 2017 e dal 17 marzo 2019.
Il Gambia ed il Sudafrica, dopo aver formalmente notificato il proprio ritiro, lo hanno in seguito revocato prima che divenisse effettivo, in data rispettivamente 10 febbraio e 7 marzo 2017.
Nel febbraio del 2025, a seguito di un mandato di arresto della Corte nei confronti della guida suprema Hibatullah Akhundzada e del giudice supremo Abdul Hakim Haqqani, il governo dei talebani, che non è internazionalmente riconosciuto, ha emanato un decreto teso a ritirare, con effetto immediato, l'Afghanistan dalla C.P.I. e ad annullare retroattivamente l'adesione del 2003.
Il 18 giugno 2026 il Niger ha formalmente notificato alla Corte il proprio ritiro dallo Statuto di Roma, sostanzialmente accusando l'istituzione di inefficienza e di essere divenuta uno strumento del neocolonialismo, ed è stato seguito il 24 giugno da Burkina Faso e Mali: a norma delle disposizioni dello Statuto, il ritiro dei tre paesi, membri dell'Alleanza degli Stati del Sahel, diventerà effettivo soltanto dopo un anno dalle rispettive date di notifica.
Successivamente, anche nel quadro della campagna aperta contro la CPI da parte dell'amministrazione Trump degli Stati Uniti, anche Venezuela, Ciad e Naoero (ex Nauru) hanno notificato il proprio recesso dalla Statuto di Roma, con effetto rispettivamente dal 24 luglio, 27 luglio e 23 settembre 2027.
Il 3 aprile 2025, poche ore prima di ricevere in visita ufficiale il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, colpito da un mandato di cattura della CPI come sospetto autore di crimini di guerra, il presidente ungherese Viktor Orbán annunciò l'intenzione del suo paese di ritirarsi dalla Statuto di Roma: il passo era motivato, secondo il governo ungherese, dall'avvenuta trasformazione della Corte in un "tribunale politico", come "chiaramente dimostrato" dall'azione aperta contro Netanyahu. In data 29 aprile 2025, il ministro degli esteri ungherese, Péter Szijjártó comunicò l'avvenuta approvazione, da parte del parlamento, della proposta di recesso dalla Corte. Ai sensi dell'art. 127 dello Statuto di Roma, tale recesso non poteva avere effetto prima di un anno dalla data di notifica alla Corte. Nel comunicato stampa in data 5 giugno 2025, con il quale esprimeva il suo rincrescimento per il ritiro dell'Ungheria, la presidente dell'Assemblea degli Stati parte, la finlandese Päivi Kaukoranta, rese noto, fra l'altro, che tale ritiro avrebbe avuto effetto dal 2 giugno 2026.
La posizione dell'Ungheria è però radicalmente cambiata dopo lo svolgimento delle elezioni nel 2026. Il vincitore di esse e nuovo premier, Péter Magyar, dopo aver ripetutamente dichiarato che il suo paese avrebbe puntualmente eseguito i mandati di arresto emessi dalla CPI, il 25 maggio ha presentato in Parlamento un disegno di legge per conservare all'Ungheria la sua posizione di Stato membro dello statuto di Roma, e due giorni dopo tale proposta è stata approvata, con estrema sollecitudine e con il voto favorevole di oltre i tre quarti dei presenti. Il presidente della Repubblica, Tamás Sulyok e la presidente del parlamento Ágnes Forsthoffer hanno promulgato l'atto il 28 maggio e la legge è entrata ufficialmente in vigore l'indomani, pochi giorni prima che diventasse effettivo il ritiro disposto sotto il precedente governo Orbán.
L'Ucraina, pur avendo sottoscritto lo Statuto di Roma il 20 gennaio 2000, ha ultimato le procedure di ratifica parlamentare solo il 21 agosto 2024, con voto quasi unanime della Verchovna Rada: la legge di ratifica contiene però una dichiarazione, ai sensi dell'art. 124 dello Statuto (peraltro in via di abrogazione), con la quale, per sette anni dall’effettiva entrata in vigore della ratifica, l’Ucraina “non riconoscerà la giurisdizione della Corte penale internazionale” sui crimini di guerra “quando sia possibile che il fatto sia stato commesso da suoi cittadini”. Secondo il sito della Nazioni Unite sui trattati internazionali, la ratifica ha prodotto i suoi effetti giuridici in data 25 ottobre 2024. In precedenza, peraltro, l'Ucraina aveva addirittura ratificato, fin dal 29 gennaio 2007, la «Convenzione sui privilegi e le immunità della Corte penale internazionale», che era diventata quindi esecutiva nei suoi confronti il 28 febbraio dello stesso anno, e aveva accettato ufficialmente per due volte la giurisdizione della Corte ai sensi dell'art. 12, comma 3, dapprima solo per crimini compiuti sul suo territorio dal 21 novembre 2013 al 22 febbraio 2014, poi anche per il periodo successivo, indefinitamente.