Per stato d'assedio s'intende un provvedimento giuridico eccezionale, deciso dalle autorità allo scopo di fronteggiare gravi avvenimenti di carattere interno.
Affermatasi storicamente mutuando il termine con cui si definiva il regime di eccezione vigente nel caso dell’assedio delle piazzeforti militari, la proclamazione dello stato d'assedio, generalmente causata da disordini sociali particolarmente gravi o diffusi, comporta la temporanea sospensione delle leggi di garanzia o della Costituzione di uno Stato, fino a giungere all'assunzione dei poteri civili da parte dell'autorità militare.
Diversi Stati europei elaborarono leggi specifiche per stabilire quando, come e con quali conseguenze fosse possibile proclamare lo stato d’assedio. La Francia fu tra i primi paesi a regolamentarlo, durante il periodo rivoluzionario, passando dalla nozione di legge marziale a quella di regime di eccezione che ne contempla l’imposizione, le condizioni e la durata.
Un caso particolarmente importante fu quello della Prussia, dove la legge del 4 giugno 1851 sul Belagerungszustand disciplinò dettagliatamente l’istituto. In seguito questa normativa ebbe applicazione nell’Impero tedesco, con l’eccezione della Baviera. Lo stato d’assedio poteva essere proclamato dal re — e successivamente dall’imperatore — quando la sicurezza pubblica risultava minacciata.
In tale situazione potevano essere istituiti tribunali militari speciali, composti da due giudici e tre ufficiali. Questi erano competenti per reati particolarmente gravi, come alto tradimento, tradimento dello Stato, omicidio, insurrezione, ammutinamento, saccheggio e sabotaggio delle infrastrutture ferroviarie o telegrafiche. Le procedure erano molto rapide: non era previsto appello contro le sentenze e poteva essere applicata anche la pena di morte.
Nella Germania imperiale esistette anche il cosiddetto “Kleiner Belagerungszustand”, cioè “piccolo stato d’assedio”. Fu applicato sulla base della Legge antisocialista del 1878 in alcune città nelle quali le autorità ritenevano che l’attività del movimento operaio e socialista potesse creare una situazione pericolosa per l’ordine pubblico.
Il Belagerungszustand era quindi un meccanismo con cui, davanti a una guerra, un’insurrezione o una grave minaccia all’ordine pubblico, il normale ordinamento civile veniva parzialmente sospeso e una parte del potere passava alle autorità militari, con conseguente restrizione dei diritti civili e possibilità di ricorrere alla giustizia militare. È quindi concettualmente vicino al moderno stato d’emergenza, ma storicamente caratterizzato da un ruolo molto più diretto delle forze armate.
Nel Regno d'Italia lo stato d'assedio veniva dichiarato con regio decreto su proposta del Governo. Benché lo Statuto albertino non prevedesse alcuna possibilità di riduzione o limitazione delle garanzie costituzionali, lo stato di assedio era ritenuto legittimo in base al potere del Re di dichiarare la guerra e di comandare le forze armate: era una sorta di dichiarazione di guerra interna che interveniva in caso di un'insurrezione civile o di una grave calamità naturale (come il terremoto di Messina del 1908).
Lo stato d'assedio era, pertanto, uno strumento d'intervento straordinario, deciso dal Governo a tutela dell'ordine pubblico in situazioni di estrema emergenza ed aveva come conseguenza quello di equiparare una porzione più o meno grande del territorio nazionale a "teatro di guerra". Ciò comportava come conseguenza:
La dichiarazione dello stato d'assedio aveva l'effetto di sospendere alcune libertà costituzionali riconosciute dallo Statuto albertino, ampliando enormemente i poteri di polizia delle autorità amministrative e militari ed estendendo la competenza dei tribunali militari anche ai reati la cui giurisdizione competeva ai tribunali ordinari. La violazione dei principi dello Statuto albertino era evidente, in particolare degli articoli che riconoscevano esclusivamente alla Legge (e quindi all'autorità del Parlamento) la facoltà di disporre dell'organizzazione delle funzioni repressive dello Stato:
L'unica definizione giuridica dello stato d'assedio era rinvenibile negli artt. 246 e 247 del codice penale militare del Regno d'Italia che riconosceva lo stato d'assedio per quella parte di territorio “invasa” da “truppe nemiche” ovvero che avesse le truppe nemiche “a distanza minore di tre giorni ordinarii di marcia”.
Trattandosi comunque di uno Stato liberale, la copertura politica del Parlamento al Governo interveniva a posteriori o tramite voto di fiducia (che con apposito ordine del giorno approvava l'operato del governo) o con legge di ratifica che autorizzava il governo a estendere la durata del regime di eccezione.
Attingendo all’istituto di Common law del Bill of Indemnity - cioè l’atto parlamentare che, ex post, proteggeva ministri e funzionari da controversie civili o penali originate da atti da loro compiuti in virtù della legge marziale, che sarebbero stati altrimenti illegali e forieri di responsabilità — Donato Donati, nella voce “Bill” dell’Enciclopedia Italiana (1930), spiegò specificamente il fenomeno citando proprio la teorizzazione anglosassone della legge speciale, mediante la quale il Parlamento tiene indenni da responsabilità ministri o altri funzionari pubblici per atti illegittimi compiuti nell’interesse dello Stato.
Prima della proclamazione del Regno d'Italia il Regno di Sardegna era ricorso allo stato di assedio nel 1849 in occasione dei moti di Genova, nel 1852 a Sassari e nel 1855 ad Oschiri.
Qui di seguito i casi durante il Regno d'Italia:
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