Stefano Tuscano

Stefano Tuscano, pseudonimo di Stefano Benocci (Pienza, 1893 – Milano, settembre 1966), è stato un poeta italiano.

La sua vita fu segnata dal costante desiderio di affermazione letteraria, da difficoltà finanziarie e da un'intensa, sebbene tormentata, attività di studio.

Biografia

Formatosi a Siena, partecipò alla prima guerra mondiale e al termine di questo si trasferì a Milano per cercare un'occupazione stabile, ma le prime esperienze furono segnate dall'insuccesso letterario del suo romanzo Vittime (1921), che lo portò persino a tentare il suicidio.

Nonostante detestasse il lavoro da impiegato, lo mantenne per sostenere i suoi amati studi letterari. Nel 1939 ottenne l'abilitazione all'insegnamento, esercitando per circa 25 anni latino e materie letterarie.

Inizialmente la sua attività di studioso della classicità ottenne l'appoggio del regime fascista, ma la sua sostanziale divergenza ideologica lo portò a essere internato nel campo di concentramento di Istonio Marina (Vasto) e successivamente esiliato. Tuscano trovò infine rifugio a Lugano nel dicembre 1943, rientrando in Italia nel 1945.

Stimato per le sue orazioni su temi storici, scientifici e di politica internazionale, trovò un contesto più stabile per i suoi studi nel 1957, quando fu tra i primi ospiti della Fondazione Garzanti a Forlì. Negli ultimi anni si dedicò prevalentemente al rapporto tra scienza e religione (Il mio Dio è nell'atomo), riordinando la sua vasta produzione prima di morire a Milano nel settembre 1966.

Opere

Tuscano si definiva anzitutto "poeta". La sua produzione lirica iniziale, di stampo dannunziano e caratterizzata da una scrupolosa attenzione alla "più schietta lingua italiana", include raccolte come Spingo la vela (1917), I Pontieri del Piave (1939) e l'ode Zindabad K2 (1954).

Egli fu un fermo oppositore del Futurismo, avviando un'aspra e acclamata polemica contro Marinetti sulle pagine de Il Perseo e in un celebre contraddittorio pubblico a Milano nel 1938.

Nella narrativa ottenne successo con i romanzi Vittime (1921) e n Cilicio.

Le sue opere teatrali, tra cui Pasque di sangue (1943) sulla storia dei Valdesi, le commedie Crocerossina e Un bruscello in quel di Siena, non ebbero seguito nella diffusione radiofonica.

La sua attività di studioso è stata invece notevole e comprende traduzioni (Dialoghi di Luciano nel 1962, trattati medico-scientifici di William Harvey, iniziò ma non portò a termine la traduzione degli Epigrammi di Marziale), studi filologici (come la scoperta di un inedito lirico di Francesco Redi) e una costante, profonda curiosità per le scienze (astronomia, fisica, biologia), che considerava un costante stimolo di riflessione sul significato della vita umana. Con lo pseudonimo di Williarn Parson firmò alcuni articoli sull'argomento.

Note

  1. 1 2 3 4 Laura Paolino, L'archivio ritrovato, in «Stefano Tuscano. Primi studi e ricerche», con appendice di testi inediti e rari, Sarzana-Lugano, Agorà & Co., 2022, pp. 159-66., in A cura di Laura Paolino e Antonio Zollino.. URL consultato il 6 ottobre 2025.
  2. 1 2 Zollino, Antonio, Tuscano e d'Annunzio, in NOVECENTO. TESTI E CRITICA, 2022. URL consultato il 6 ottobre 2025 (archiviato dall'url originale il 19 febbraio 2025).
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