In seguito all'abbandono da parte della madre nei primissimi mesi dopo la nascita e per la difficoltà del padre, minatore nei pressi di Stoccolma, di garantire le condizioni essenziali alla crescita, il piccolo Stig fu ospitato e cresciuto dai nonni paterni. Anche contrariamente a talune descrizioni biografiche, egli più tardi descrisse l'infanzia come l'epoca forse più felice della sua vita.
Nei nonni, similmente a quanto accadde allo scrittore austriaco Thomas Bernhard, trovò delle figure vivaci, rassicuranti ed intellettualmente stimolanti, dunque le prime condizioni per il futuro percorso intellettuale. L'uccisione del nonno nel 1940 da parte di uno squilibrato e, poco tempo dopo, la perdita della nonna colpita da una emorragia cerebrale, portarono Stig Dagerman a commettere il primo di una serie di tentati suicidi. Tempo dopo si sarebbe trasferito a Stoccolma dal padre.
A soli tredici anni poté avvicinarsi all'anarchismo e al sindacalismo. Iniziò precocemente l'attività di scrittore in seno all'Unione Sindacale Giovanile (Syndikalistiska Ungdomsförbundet) per poi elevarsi a redattore del giornale Storm (traducibile come La tempesta) e, ancora, a cura prevalentemente di fatti di cronaca, del giornale anarcosindacalista Arbetaren (L'operaio). Solo in seguito avrebbe potuto scrivere per le sezioni culturali.
Nel 1945 il primo romanzo, Ormen (Il serpente), avente per soggetto l'elemento del terrore, segnò il debutto di Stig Dagerman nella narrativa e l'immediato riconoscimento della critica a fronte del contenuto e dell'originale soluzione stilistica. Non passò troppo tempo perché egli si dimettesse dall'incarico di redattore da Arbetaren e si dedicasse a tempo pieno alla scrittura non giornalistica, per cui nel 1946 vide la luce De dömdas ö (L'isola dei condannati), uno dei suoi lavori più complessi, concepito nella casa di Strindberg a Kymmendö.
La produzione di Dagerman subì un'accelerazione. Nel 1947 comparve e fu messa in scena al Dramaten la prima pièce teatrale, Den Dödsdömde (Il condannato a morte), mentre raggiunsero la pubblicazione anche la raccolta di racconti Nattens Lekar (I giochi della notte) e l'intera serie di reportage dalla Germania dell'immediato dopoguerra, prodotti per Expressen (L'espresso) e riuniti nel volume Tysk höst (Autunno tedesco), vera consacrazione al grande pubblico.
Nel 1949 vide la luce Bröllopsbesvär, burla popolare dai tratti satirici; fece seguito una condizione esistenziale complessa: la separazione dalla prima moglie, una nuova unione con l'attrice Anita Björk, il rifiuto continuo delle proposte di lavoro da parte dell'editore e una lunga depressione terminata con il suicidio il 4 novembre 1954.
L'isola dei condannati[De dömdas ö, 1946], a cura di Vanda Monaco Westerståhl, collana Archivio del romanzo n.21, Napoli, Guida, 1985, ISBN88-7042-717-X.
(SV) Tusen år hos Gud, 1954. [frammento di romanzo, postumo]
Racconti e raccolte di racconti
Ho remato per un lord[Lorden som jag rodde, 1946], collana Coconino cult, traduzione di Gino Tozzetti, illustrazioni di Davide Reviati, postfazione di Goffredo Fofi, Roma, Coconino Press. Else Edizioni, 2021, ISBN978-88-7618-572-4.
I giochi della notte[Nattens lekar, 1947], collana Gli Iperborei n.59, traduzione di Carmen Giorgetti Cima, introduzione di Andrea Gibellini, Milano, Iperborea, 1996; 1999 (2ª ed.); 2011 (3ª ed.); 2012 (4ª ed.); 2018 (5ª ed.), ISBN88-7091-059-8.
(SV) Att döda ett barn, 1948.
(SV) Ett barns memoarer, 1948.
(SV) Överraskningen, 1948.
Perché i bambini devono ubbidire?[Varför måste barn lyda?, 1953], collana Gli Iperborei n.215, trad. e postfazione di Fulvio Ferrari, Milano, Iperborea, 2013, ISBN978-88-7091-515-0.
Il viaggiatore[Dikter, noveller, prosafragment], collana Gli Iperborei n.23, traduzione di Gino Tozzetti, introduzione di Goffredo Fofi, Milano, Iperborea, 1991; 1992 (2ª ed.); 1993 (3ª ed.); 1997 (4ª ed.); 1998 (5ª ed.); 1999 (6ª ed.); 2003 (7ª ed.); 2007 (8ª ed.); 2014 (10ª ed.); 2018 (11ª ed.) [1983], ISBN88-7091-023-7. - Collana Itinerari del Corriere della sera n.29, Milano, RCS Quotidiani, 2018.
I vagoni rossi, a cura di Marco Alessandrini, collana I quaderni di via del vento n.63, Pistoia, Via del Vento, 2011, ISBN978-88-6226-057-2.
L'uomo di Milesia, a cura di Marco Alessandrini, collana Ocra gialla n.53, Pistoia, Via del Vento, 2011, ISBN978-88-6226-049-7.
L'uomo che non voleva piangere, collana Ocra gialla n.60, trad. e cura di Marco Alessandrini, Pistoia, Via del Vento, 2013, ISBN978-88-6226-075-6.
L'uomo che non voleva piangere e altri racconti, collana Gli Iperborei n.391, trad. e postfazione di Fulvio Ferrari, Milano, Iperborea, 2025, ISBN978-88-709-1691-1.
Reportage giornalistici
Tysk höst, 1947.
Autunno tedesco. Descrizione d'un viaggio, a cura di Fulvio Ferrari, collana Letture n.7, traduzione di Massimo Ciaravolo, Torino, Il quadrante, 1987, ISBN88-381-0031-4.
Autunno tedesco. Viaggio tra le rovine del Reich millenario, a cura di F. Ferrari, collana I Leoni, Torino, Lindau, 2007, ISBN978-88-7180-688-4. - Collana Senza frontiere, Lindau, 2014, ISBN 978-88-6708-297-1.
Autunno tedesco, a cura di F. Ferrari, collana Gli Iperborei n.289, traduzione di Massimo Ciaravolo, con uno scritto di Giorgio Fontana, Milano, Iperborea, 2018, ISBN978-88-7091-489-4.
La politica dell'impossibile[Essäer och journalistik, 1983], a cura di F. Ferrari, collana Gli Iperborei n.262, postfazione di Goffredo Fofi, Milano, Iperborea, 2016, ISBN978-88-7091-462-7.
Poesie
(SV) Dagsedlar, 1954.
Il nostro bisogno di consolazione[Vårt behov av tröst, 1955], collana Gli Iperborei n.21, trad. e Introduzione di Fulvio Ferrari, Milano, Iperborea, 1991; 1993 (2ª ed.); 1996 (3ª ed.); 1997 (4ª ed.); 2000 (5ª ed.); 2003 (6ª ed.); 2007 (7ª ed.); 2011 (8ª ed.); 2013 (9ª ed.); 2015 (10ª ed.); 2017 (11ª ed.); 2021 (13ª ed.), ISBN88-7091-021-0. [raccolta di poesie, postuma]
Breve è la vita di tutto quel che arde, a cura di Fulvio Ferrari, collana Gli Iperborei n.359, Milano, Iperborea, 2022, ISBN978-88-7091-659-1. [raccolta antologica]
Teatro
Dramer om dömda (contiene: Den dödsdömde (1947) e Skuggan av Mart (1948)), 1949.
Judasdramer (Streber (1948) e Ingen går fri (1949)), 1949.
Den yttersta dagen (1952)
Critica
Piero Buscioni, Stig Dagerman, in "il Fuoco", Firenze, Polistampa, giugno-agosto 2004.