| Celentino frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Peio |
| Territorio | |
| Coordinate | 46°19′45.23″N 10°43′05.48″E |
| Altitudine | 1 264 m s.l.m. |
| Abitanti | |
| Altre informazioni | |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 022821 |
| Cod. catastale | C427 |
| Cartografia | |
Celentino (IPA: /ʧelenˈtino/, Celentìn o Cialantin in solandro) è una frazione del comune di Peio in provincia autonoma di Trento.
Celentino è stato comune autonomo fino al 1928, anno in cui tutti i comuni della Val di Peio vennero soppressi e riuniti nel nuovo comune di Peio.
Di questo paese sono originarie la famiglia di Odoardo Focherini, quella di Giovanni Arvedi, e quella di Adriana Volpe.
Il paese di Celentino (Celentinum) è dominato dalla mole della chiesa dedicata a Sant’Agostino e dal monte Vioz sullo sfondo. Il nome del villaggio risale all’epoca romana e trae origine dal termine “cella”, con significato di minima unità territoriale. La chiesa di Sant’Agostino, attestata già nel 1300, riedificata nel 1830-1840 e nel 1870-1872, venne consacrata il 12 agosto 1896 e restaurata nella sua forma attuale nel 1909. La chiesa è affiancata dal campanile con insolita copertura a cipolla; la facciata è in stile neoclassico, l'interno, ad unica navata, presenta una volta a botte riccamente stuccata. Dei 3 altari, il maggiore è in marmo con portine laterali; sulla parete di fondo sta l'ancona lignea, intagliata e policroma realizzata nella bottega dei Bezzi, cui è attribuito pure l'altare destro. Merita attenzione una lapide dello scultore Spagolla che ricorda il sacerdote Giuseppe Arvedi (1826-1897), natio del paese di Celentino, autore dell’opera "Illustrazione della Val di Sole" (1888). Dal sagrato della chiesa, dove è presente il monumento bronzeo di Livio Cónta (1969) dedicato ai caduti di guerra, è possibile ammirare la plaga di Ossana e i monti sovrastanti, ossia la Presanella e le cime della Val di Peio.
Poco prima del tornante di entrata al paese di Celentino, sulla sinistra si stacca una strada poderale con successivo sentiero che scende ai giacimenti minerari di questa sponda, portando poi a Celledizzo. La mulattiera sale al "doss del Castelàc, probabile castelliere preistorico. Lì sotto, ai masi di Canal, la tradizione pone il villaggio di Lianòri, primitiva sede di Celentino, distrutta, sembra, da una frana. All'entrata in paese sopra la piazzetta, a destra, è possibile notare quella che fu la dimora de "el Taparelac", certo Giacomo Cristoforo Tapparelli, vissuto a cavallo tra il ‘600 e il ‘700 chiamato anche il "brigante di Celentino". Al santuario della Madonna del Sasso di Locarno nella Svizzera italiana, sta un interessante ex voto del suo noto prigioniero: il brigante e il suo complice, quest'ultimo di Pellizzano, furono giustiziati a Trento nel 1733, ultima condanna capitale del principato vescovile. Fino al primo dopoguerra si recitava un'Ave Maria al termine della messa per preservare il paese da un altro eventuale cattivo soggetto. Di fronte al paese di Celentino si trovano Comasine e il versante del monte Boài. Continuando oltre il paese si raggiungono i masi di Céi, da dove inizia la traversata verso l'Alpe Pozze e i paesi di Termenago, Castello, Ortisè e Menas (i cosiddetti “Paesi della Montagna”), un percorso a piedi con durata di circa 4 ore.
Il paese si trova all’ingresso della Val di Peio e offre splendide viste sulle Alpi, tra cui: il Monte Vioz il gruppo dell’Ortles-Cevedale la Presanella, la cima più alta del Trentino. L’area è ricca di boschi, pascoli alpini e sentieri. Da qui partono molte escursioni, ad esempio verso Malga Campo e il Lago di Celentino, luoghi panoramici immersi nella natura.
Celentino è un borgo alpino molto piccolo e tranquillo, con poche decine di abitanti. Le case sono tipiche dei paesi di montagna del Trentino: costruzioni in pietra e legno, con strade strette e panorami sulle montagne circostanti.
La zona è molto amata da chi fa trekking e mountain bike. Tra i luoghi più conosciuti vicino al paese ci sono: Lago di Celentino Malga Campo i sentieri del Parco Nazionale dello Stelvio Qui si possono vedere spesso: cervi caprioli marmotte aquile.
La storia del “brigante di Celentino” riguarda un personaggio realmente esistito tra il Seicento e il Settecento. Il suo nome era Giacomo Cristoforo Tapparelli, soprannominato in dialetto “el Taparelac”. Era conosciuto nella zona come il brigante di Celentino, un piccolo paese della Val di Peio.
Tapparelli visse tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700. Secondo la tradizione locale: abitava proprio a Celentino divenne un fuorilegge che operava nelle montagne e nelle valli vicine agiva insieme ad almeno un complice proveniente da Pellizzano. Le cronache non raccontano tutti i dettagli delle sue azioni, ma viene ricordato come uno dei personaggi più famosi della storia popolare della valle. La cattura A un certo punto lui e il suo complice furono arrestati dalle autorità del principato vescovile di Trento (lo stato che governava il territorio all’epoca).
Dopo il processo furono condannati a morte e giustiziati nel 1733 nella città di Trento. Questa esecuzione è ricordata perché fu l’ultima condanna capitale del Principato vescovile di Trento.
Esiste anche una curiosità storica: nel santuario della Madonna del Sasso è conservato un ex voto collegato alla vicenda del brigante e del suo prigioniero.
Nel paese di Celentino si può ancora indicare la casa dove avrebbe abitato Tapparelli, vicino all’ingresso del paese sopra la piazzetta. È uno dei piccoli dettagli storici che gli abitanti raccontano ai visitatori.
Il brigante di Celentino, cioè Giacomo Cristoforo Tapparelli detto “el Taparelac”, svolgeva attività tipiche dei briganti di montagna tra il Seicento e il Settecento. Non era un bandito che viveva sempre allo scoperto: agiva soprattutto nei boschi e sui sentieri di montagna della Val di Peio e della Val di Sole.
Secondo le tradizioni locali e i racconti storici:
1. Assaltava viaggiatori e commercianti Le strade della valle erano percorse da mercanti che trasportavano merci tra le vallate alpine. Il brigante e i suoi complici li fermavano sui sentieri isolati e li derubavano di: denaro oggetti di valore merci.
2. Si nascondeva nei boschi e nelle malghe Per non essere catturato, viveva spesso nascosto nelle montagne, sfruttando la conoscenza dei boschi e dei sentieri sopra Celentino.
3. Aveva dei complici Non agiva sempre da solo: alcune fonti parlano di un complice proveniente da Pellizzano con cui compiva le rapine.
4. Creava paura nella valle Per molto tempo i viaggiatori della zona avevano timore di attraversare certe zone isolate, proprio per la presenza del brigante.
Alla fine le autorità del Principato Vescovile di Trento riuscirono a catturarlo. Dopo il processo fu condannato a morte e giustiziato nel 1733 a Trento. Una curiosità Nelle storie popolari della valle alcune persone lo descrivevano quasi come una figura ribelle contro i potenti, un po’ come un Robin Hood locale, anche se storicamente rimane un vero brigante.