Surina (anche Surrina, Sorrina, Surrinum, Sorrinum o Surna) è il nome, non attestato direttamente, di una città etrusca situata nei pressi di Viterbo, ricostruito a partire dall'etnico latino Surrinenses o Sorrinenses che compare in cinque epigrafi latine (CIL XI, 3009, 3010, 3012, 3014, 3017). Due delle cinque iscrizioni (3009 e 3014) riportano l'espressione Sorrinenses Novenses, da cui si è dedotto che i centri fossero due, uno novus e uno vetus.
Il primo a mettere in relazione il toponimo con il nome di una divinità etrusca fu Francesco Orioli, che nel 1849 fece derivare Surrina, da lui intesa come antico nome di Viterbo, dal dio Śuri. L'ipotesi è stata ripresa in termini moderni da Giovanni Colonna, per il quale il toponimo contiene la stessa base /sur/, «nero», del teonimo: come il parallelo Sorano nell'entroterra di Vulci, Surina sarebbe un toponimo sorto, o rafforzato nel suo legame con il dio, alla fine del VI secolo a.C., quando il culto di Śur/Śuri si diffonde nell'Etruria meridionale. La voce dedicata al dio nel Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae indica in Surrina e Sorano le probabili tracce del teonimo nella toponomastica etrusca.
Già Ambros Josef Pfiffig, nel 1975, aveva osservato che il nome della città implica un culto locale della divinità, che riteneva possibile collegare alle numerose sorgenti e acque del territorio viterbese.
La città non è menzionata dalle fonti geografiche e dagli elenchi di città di età romana, e la sua conoscenza si deve unicamente alla documentazione epigrafica. Ernst Honigmann, nella Realencyclopädie der classischen Altertumswissenschaft, ha passato in rassegna le ipotesi di localizzazione concludendo che la più plausibile colloca la città vecchia dove oggi sorge Viterbo (Vetus Urbs), anche perché una delle iscrizioni (CIL XI, 3010) sarebbe stata rinvenuta presso la sorgente termale del Bullicame, alle porte della città.
Sebastiano Vassalli ha inserito nel romanzo Un infinito numero (1999) un'immaginaria descrizione della città etrusca di Surina come doveva apparire al tempo di Augusto, senza esplicitare l'identificazione con Viterbo.