| Τάφιος (Táfios) | |
|---|---|
| Caratteristiche immaginarie | |
| Professione | eroe fondatore |
Tafio (in greco antico: Τάφιος; latino: Taphius) è un personaggio della mitologia greca, ricordato dalla tradizione come eroe eponimo di Tafo e, secondo alcune fonti e con minore forza attributiva, come suo fondatore e re.
In siffatta veste lo riportano gli Scholia allo Scudo di Eracle pseudoesiodeo, che appunto lo collega alla basileia e all'origine della dinastia dei Tafi/Teleboi; da cotale testimonianza, per quanto possa apparire tarda o meno probante, o di valore meramente divulgativo, deriva l'attestazione di fondatore e re.
Peraltro, nella Biblioteca attribuita ad Apollodoro, l'autore pseudepigrafo fornisce una serie di informazioni coerenti quanto alla stirpe di Tafio e alla sua opera di colonizzatore e eroe eponimo.
PseudoApollodoro collega esplicitamente Tafio a Tafo e ai Telebi; l'etnonimo “Tafi” compare invece senza essere in quel punto derivato espressamente dal nome di Tafio, per quanto i lettori potessero comunque cogliere il riferimento: sicché nella propria traduzione del passo James G. Frazer riporta senz'altro che da Tafio prenda nome il popolo che egli avrebbe condotto nell'isola di Tafo.
Ps.Apollod., Bibl. 2.4,5: «ὃς [Τάφιος] ᾤκισε Τάφον καὶ τοὺς λαοὺς Τηλεβόας ἐκάλεσεν [Tafio colonizzò/fondò Tafo e chiamò il popolo Teleboi].»
Ancora dalla Biblioteca pseudoapollodorea Tafio è detto figlio di Poseidone e di Ippothoe.
La madre Ippothoe è riportata a sua volta appartenere alla stirpe di Perseo essendo progenie di Mestore -unitosi, questi, a Lysidice-, figlio appunto di Perseo e Andromeda:
«ἐκ δὲ Μήστορος καὶ Λυσιδίκης τῆς Πέλοπος Ἱπποθόη.»
Di seguito al passo testè citato il mitografo riporta il rapimento di Ippothoe da parte di Poseidone che ne genera Tafio:
«ταύτην ἁρπάσας Ποσειδῶν καὶ κομίσας ἐπὶ τὰς Ἐχινάδας νήσους μίγνυται, καὶ γεννᾷ Τάφιον»
e da questi la paternità di Pterelao:
«ἐκ Ταφίου δὲ παῖς Πτερέλαος ἐγένετο».
Da Pterelao, come ancora testimonia Apollodoro, sarebbero nati Cometo e Evere.
Secondo la voce Treccani le fonti antiche collegano inoltre i Tafi ai Teleboi, con i quali furono spesso confusi nella tradizione postomerica.
Il contesto etnico e narrativo relativo ai Tafi è attestato già in Omero: nell’Odissea Mente si presenta infatti come sovrano dei «Tafi amanti dei remi».
Neppure Strabone cita esplicitamente Tafio ma contribuisce a delineare il quadro etnico-geografico relativo all'isola di Tafo e all'oscillazione onomastica fra Tafi e Teleboi.
Comunque, Strabone attesta una tradizione che identificava Tafi e Teleboi, mediante una catena logica che passa per i Cefalleni.
Anche la geografia antica conserva memoria delle isole dei Tafi, situate fra Leucade e l'Acarnania.
Tafo è generalmente identificata con l'odierna Meganisi, nel mar Ionio, tra Leucade e la costa dell'Acarnania.
Crema riporta la contaminazione onomastica tra i due popoli in «fonti databili dall’età ellenistica in poi»: nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, che definisce i Teleboi «Taphioi leistai», "predatori Tafi", e nella «Biblioteca» pseudoapollodorea, che cita Tafo e la narrazione mitologica dei tentativi inutili di conquistarla, oltre a riprendere le «ramificazioni genealogiche e [...] [le] eponimie, di tardo cònio».