
Nelle arti visive, il tardo modernismo comprende la produzione complessiva della maggior parte delle opere d'arte realizzate nel periodo compreso tra il secondo dopoguerra e i primi anni del XXI secolo. Il termine evidenzia spesso le somiglianze tra il tardo modernismo e il postmodernismo, sebbene esistano delle differenze. Il termine più comunemente utilizzato per indicare l'arte prodotta a partire dagli anni Cinquanta è arte contemporanea. Non tutte le opere definite arte contemporanea sono moderniste o postmoderniste: questa espressione più ampia comprende infatti sia gli artisti che continuano a operare secondo le tradizioni moderne e tardo-moderniste, sia quelli che rifiutano il modernismo in favore del postmodernismo o per altre ragioni.
Il tardo modernismo comprende quei movimenti artistici che derivano dal modernismo, ma che allo stesso tempo ne rifiutano alcuni aspetti, sviluppandone ulteriormente le potenzialità concettuali. Il postmodernismo viene considerato da alcuni una fase artistica conclusa, mentre da altri un movimento ancora presente nell'arte contemporanea.
Il modernismo si fonda su principi quali la purezza formale, la specificità dei mezzi espressivi, l'idea dell'arte per l'arte, la ricerca dell'autenticità e della verità universale, oltre all'importanza dell'avanguardia e dell'originalità. Il postmodernismo mette in discussione questi principi, rifiutando le grandi narrazioni moderniste e superando la distinzione tra arte alta e arte bassa. Attraverso la contaminazione dei generi, il collage, la frammentazione, l'ironia e la parodia, propone una visione dell'arte in cui non esistono verità assolute o posizioni stabili.
Una delle principali differenze tra modernismo e postmodernismo riguarda il concetto di progresso artistico. Il modernismo considera l'arte come un processo evolutivo, nel quale ogni nuova opera dovrebbe rappresentare un avanzamento rispetto alle precedenti. Il postmodernismo, invece, rifiuta questa concezione lineare del progresso e mette in discussione il ruolo dell'avanguardia.
| Movimento | Periodo | Caratteristiche principali | Artisti principali |
|---|---|---|---|
| Fauvismo | Inizio XX secolo | Uso di colori puri, intensi e non realistici; prevalenza dell'espressione emotiva sulla rappresentazione fedele della realtà. | Henri Matisse, André Derain |
| Cubismo | Dal 1907 | Scomposizione delle forme e rappresentazione simultanea di più punti di vista. | Pablo Picasso, Georges Braque |
| Dadaismo | Dal 1916 | Rifiuto delle convenzioni artistiche, provocazione, casualità e utilizzo di oggetti comuni come opere d'arte (ready-made). | Marcel Duchamp, Hugo Ball |
| Surrealismo | Dagli anni Venti | Esplorazione dell'inconscio, del sogno e dell'immaginazione, superando la logica razionale. | Salvador Dalí, Max Ernst, René Magritte |
| Espressionismo astratto | Anni Quaranta-Cinquanta | Centralità del gesto, dell'azione pittorica e dell'espressione individuale; sperimentazione con colore e materia. | Jackson Pollock, Willem de Kooning, Mark Rothko |
| Neo-Dada | Anni Cinquanta | Recupero dello spirito dadaista attraverso oggetti quotidiani, materiali industriali, assemblaggi e collage. | Robert Rauschenberg, Jasper Johns |
| Pop art | Anni Cinquanta-Sessanta | Utilizzo di immagini della cultura di massa, pubblicità, fumetti e prodotti di consumo, mettendo in relazione arte e società. | Andy Warhol, Roy Liechtenstein, Richard Hamilton |
| Color field | Anni Cinquanta-Sessanta | Grandi campiture di colore uniforme, con attenzione alla superficie pittorica e all'esperienza emotiva del colore. | Mark Rothko, Barnett Newman, Helen Frankenthaler |
| Minimalismo | Anni Sessanta | Riduzione delle forme all'essenziale, geometria, semplicità e rifiuto dell'espressione soggettiva. | Donald Judd, Frank Stella, Carl Andre, Agnes Martin |
| Astrazione lirica | Anni Sessanta-Settanta | Pittura astratta libera e spontanea, caratterizzata da gesti, segni, macchie e sperimentazione cromatica. | Sam Francis, Joan Mitchell, Larry Poons |
| Postminimalismo | Fine anni Sessanta | Superamento della rigidità minimalista attraverso materiali, forme organiche, processi e contesti spaziali. | Eva Hesse, Richard Serra, Keith Sonnier |
| Process art | Fine anni Sessanta-Settanta | Importanza del processo creativo rispetto all'opera finale; utilizzo di materiali, trasformazioni e sperimentazioni. | Eva Hesse, Robert Morris, Bruce Nauman |
| Performance art e Happening | Anni Cinquanta-Sessanta | L'opera diventa un'azione o un evento, spesso temporaneo, che coinvolge il corpo dell'artista e talvolta il pubblico. | Yves Klein, Yoko Ono, Carolee Schneemann, Allan Kaprow |
| Fluxus | Dal 1962 | Movimento interdisciplinare che unisce arte, musica, teatro e performance; valorizza spontaneità, semplicità e partecipazione. | George Maciunas, John Cage, Joseph Beuys |
| Arte concettuale | Anni Sessanta-Settanta | Prevalenza dell'idea e del concetto rispetto alla realizzazione materiale dell'opera. | Joseph Kosuth, Sol LeWitt, Lawrence Weiner |

L'installazione artistica consiste nella creazione di opere che occupano uno spazio e coinvolgono l'ambiente circostante. Gli artisti utilizzano oggetti industriali, materiali di recupero, luci e parti in movimento. Un esempio è il lavoro di Christo e Jeanne-Claude, che utilizzavano grandi quantità di oggetti per trasformare gli spazi pubblici.
Questa forma artistica combina diversi mezzi espressivi, come pittura, musica, poesia, fotografia, video e performance. L'obiettivo è superare i confini tra le diverse discipline artistiche e creare nuove forme di espressione. Un esempio importante è la videoarte, che utilizza televisori e registrazioni video.
Negli Stati Uniti, il termine neo-concettuale venne elaborato e diffuso nei primi anni Ottanta dai curatori e critici Tricia Collins e Richard Milazzo, conosciuti come Collins & Milazzo. Attraverso mostre e pubblicazioni, contribuirono a definire un nuovo contesto teorico per una generazione di artisti che si opponeva sia al neo-espressionismo sia alle tendenze pittoriche dominanti dell'epoca. Tra gli artisti associati a questa corrente figurano Sherrie Levine, Richard Prince, Peter Halley, Allan McCollum, Robert Gober, Haim Steinbach e Sarah Charlesworth.
In Unione Sovietica, i concettualisti moscoviti svilupparono, durante gli anni Settanta e Ottanta, pratiche artistiche ispirate all'arte concettuale e all'appropriazione, utilizzandole per mettere in discussione l'ideologia socialista. Tra i principali esponenti figurano Ilja Kabakov, Komar e Melamid, Eric Bulatov e Viktor Pivovarov.
Nel Regno Unito, l'arte neo-concettuale si affermò soprattutto negli anni Novanta attraverso il movimento degli Young British Artists (YBA), associato a figure come Damien Hirst e Tracey Emin. In questo contesto, l'opera d'arte poteva assumere la forma di oggetti preesistenti, materiali quotidiani o installazioni, nei quali il significato concettuale prevaleva sulle tradizionali abilità esecutive. Altri artisti britannici associati alla corrente sono Martin Creed, Liam Gillick, Douglas Gordon, Simon Patterson, Simon Starling e Bethan Huws.
L'arte neo-concettuale riprende diversi principi dell'arte concettuale originaria, adattandoli alle trasformazioni culturali e sociali della contemporaneità. Tra i suoi principali elementi si distinguono:
Nel Regno Unito, la crescente notorietà degli Young British Artists, a partire dalla mostra Freeze del 1988, curata da Damien Hirst, generò un intenso dibattito pubblico sul valore e sulla funzione dell'arte contemporanea. Le opere di Hirst ed Emin, caratterizzate dall'utilizzo di materiali non convenzionali e da soluzioni concettuali provocatorie, suscitarono reazioni contrastanti da parte della critica e del pubblico.
Nel 1999, il gruppo artistico Stuckists si dichiarò apertamente contrario all'arte concettuale, sostenendo il ritorno alla pittura figurativa. Nel 2002 organizzò una manifestazione davanti alla galleria White Cube, accompagnata da una bara simbolica recante la scritta «The Death of Conceptual Art».
Le critiche coinvolsero anche importanti figure istituzionali e politiche britanniche, alimentando una controversia sul rapporto tra sperimentazione artistica, abilità tecnica e valore estetico.
Questi movimenti utilizzano immagini e opere già esistenti, modificandole o riproponendole in un nuovo contesto. Mettono in discussione l'idea di originalità e di genio creativo dell'artista. Gli artisti non devono necessariamente creare qualcosa di completamente nuovo, ma possono reinterpretare ciò che esiste già.
Il neoespressionismo nasce tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta. Recupera le forme tradizionali della pittura e della scultura, utilizzando colori intensi, immagini forti e forme espressive. Tra gli artisti principali vi sono Georg Baselitz e Julian Schnabel. Questo movimento è stato criticato anche per il suo forte legame con il mercato dell'arte.
La critica istituzionale mette in discussione il ruolo delle istituzioni artistiche, soprattutto musei e gallerie. Gli artisti criticano il modo in cui queste strutture decidono cosa può essere considerato arte e come le opere vengono presentate e valorizzate. Le critiche alle istituzioni artistiche (principalmente musei e gallerie) sono presenti nelle opere di Marcel Broodthaers, Daniel Buren e Hans Haacke.
Nel XXI secolo l'arte è caratterizzata dal pluralismo, cioè dalla presenza contemporanea di molti stili e tecniche diverse. Non esiste più un unico movimento dominante e ogni artista può scegliere liberamente il proprio linguaggio espressivo. Continuano a svilupparsi numerose forme artistiche, come il minimalismo, la pop art, il fotorealismo, l'astrattismo, il collage, l'espressionismo e l'arte digitale. L'arte contemporanea è quindi caratterizzata dalla libertà di sperimentazione e dalla varietà degli stili.