
Tarpea (in latino Tarpeia) era una vergine vestale, figlia del comandante della cittadella romana, Spurio Tarpeio, che ai tempi di Romolo fu corrotta con dell'oro dal re sabino Tito Tazio e permise che molti soldati nemici entrassero nella cittadella fortificata con l'inganno.

Tito Livio racconta:
La ragazza per il desiderio di possedere le armille d'oro che portavano i sabini al braccio sinistro, avrebbe così aperto, la notte seguente, la porta della città ai nemici comandati da Tito Tazio, i quali, appena entrati, le gettarono, primo fra tutti il loro comandante, non solo i monili d'oro ma anche i loro pesanti scudi, uccidendola per il peso ed il numero degli oggetti che l'avevano ricoperta. Lo stesso Tarpeio, il padre di Tarpea, fu accusato di tradimento e condannato.
Plutarco racconta di altre due versioni della storia di questo personaggio mitologico femminile:
Si racconta, infine, il fatto che Tarpea fosse stata seppellita proprio nei pressi di una rupe posta sul Campidoglio, che dalla stessa ne prese il nome: rupes Tarpeia o saxum Tarpeium o Tarpeius mons (Rupe Tarpea), almeno fino a quando Tarquinio Prisco o Tarquinio il Superbo non fecero trasferire i resti della fanciulla e dedicarono il luogo a Giove. Ancora al tempo di Plutarco esisteva una rupes Tarpeia sul Campidoglio, dalla quale erano gettati i traditori della patria.
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