| Tay-See | |
|---|---|
| Altri titoli | La Rosa del Dong-Giang |
| Autore | Emilio Salgari |
| 1ª ed. originale | 1883 |
| Genere | racconto |
| Sottogenere | avventura |
| Lingua originale | italiano |
| Ambientazione | Cocincina, durante la Campagna di Cocincina |
| Protagonisti | Tay-See |
| Coprotagonisti | José Blancos |
| Antagonisti | Tay-Shung |
| Altri personaggi | Kia, Thay-Mit |
Tay-See, noto anche come La Rosa del Dong-Giang, è un racconto d'avventura di Emilio Salgari, pubblicato per la prima volta in 28 puntate sul quotidiano veronese La Nuova Arena dal 15 settembre al 12 ottobre 1883. La prima edizione in volume uscì nel 1897 con il titolo La Rosa del Dong-Giang: novella cocincinese.
L'opera è ambientata nella Cocincina durante la campagna militare franco-spagnola contro l'impero annamita e racconta l'amore contrastato tra Tay-See e l'ufficiale spagnolo José Blancos, dopo che la giovane è stata data in sposa contro la propria volontà al generale annamita Tay-Shung. Nel passaggio dall'appendice al volume, il testo cambiò titolo e subì una rielaborazione narrativa che interessò anche il finale.
L'esordio narrativo di Salgari con il proprio nome -nel luglio e agosto del 1883 il periodico milanese La Valigia aveva pubblicato una novella salgariana ma celando il nome dell'autore- motivò da una sua presa di coscienza rivoluzionaria, per i tempi in cui il racconto fu scritto e benevolmente accolto, sulle pagine del proprio quotidiano, da parte dello spregiudicato direttore Ruggero Giannelli; scrive Silvino Gonzato: "Il racconto, violentemente anticolonialista in un'epoca in cui i giornali crispini sostenevano la politica delle colonie, avrebbe avuto un effetto dirompente in una società che viveva nel limbo del conformismo più piatto. Veniva messa in discussione anche l'opera dei missionari in tempi in cui tutta Verona trepidava per la sorte delle suore e dei preti prigionieri del Mahdi, nel Sudan messo a ferro e fuoco dalla rivolta dei dervisci. Dice infatti in 'Tay-See' il generale Tay Shung, comandante delle truppe cocincinesi reduci dalla sconfitta di Saigon, parlando con uno dei suoi ufficiali: '...E sarebbe forse la causa di questa invasione la morte di qualche missionario? Non lo avevo sempre dettio io, che quelle tonache nere ci porterebbero sfortuna? Chi li chaimò nelle nostre terre a insegnar le loro frottole?' Il successo di 'Tay-See' fece lievitare le vendite della Nuova Arena che schizzò a vette mai raggiunte prima".
Tay-See: racconto cocincinese fu il primo dei romanzi salgariani pubblicati in appendice sulla Nuova Arena. La pubblicazione avvenne in 28 puntate, dal 15 settembre al 12 ottobre 1883. Nel 1897 il testo uscì in volume con il titolo mutato in La Rosa del Dong-Giang: novella cocincinese. L'edizione livornese fu pubblicata da Salomone Belforte e C. e comprendeva illustrazioni di G. G. Bruno. Le due redazioni, quella in appendice e quella in volume, sono state pubblicate insieme nell'edizione critica curata da Gian Paolo Marchi per Antenore nel 1994.
Il confronto tra le due versioni mostra una distanza più ampia rispetto a quella rilevabile in altri casi salgariani di passaggio dall'appendice al volume. La riscrittura del testo in volume è stata ricondotta anche al più lungo intervallo cronologico tra la pubblicazione sul quotidiano e quella libraria. Alcune illustrazioni della prima edizione in volume sono datate 1895. Una possibile rielaborazione anteriore alla stampa Belforte è stata ipotizzata in relazione al concorso bandito nel 1891 dalla rivista Critica d'Arte.
La vicenda è collocata nel contesto della spedizione militare franco-spagnola contro l'Impero annamita e inizia il 28 febbraio 1861, dopo la caduta di Saigon. Durante la ritirata, il generale annamita Tay-Shung raccoglie sulla propria imbarcazione un ufficiale spagnolo in fin di vita. Tay-Shung salva l'ufficiale nemico con l'intenzione di farlo sbranare da una tigre nell'arena di Bien-hoa. La moglie di Tay-Shung è Tay-See, detta la Rosa del Dong-Giang, giovane donna data in sposa al generale contro la propria volontà e innamorata dell'ufficiale spagnolo José Blancos.
Assistendo al combattimento contro la tigre, Tay-See riconosce nello spagnolo l'uomo amato e perde i sensi per la disperazione. Dopo avere appreso che José è sopravvissuto, Tay-See lo libera con l'aiuto della servitrice Kia e di Thay-Mit, fidanzato di Kia. I due fuggono insieme, ma durante l'inseguimento cadono nelle mani delle truppe annamite guidate da Tay-Shung. I fuggiaschi vengono condannati a essere stritolati da un elefante, pena indicata come riservata agli adulteri.
Le due redazioni divergono nel finale: in Tay-See la condanna viene eseguita e la vicenda si chiude con il suicidio mediante harakiri di Tay-Shung sulla tomba dei due amanti. In La Rosa del Dong-Giang, Kia e Thay-Mit avvertono invece le truppe spagnole, che interrompono il supplizio e salvano i protagonisti. Tay-Shung muore nel combattimento, ma prima di spirare perdona Tay-See e la affida a José. La redazione in volume si conclude con la partenza di José e Tay-See per l'Europa, accompagnati da Kia e Thay-Mit.
Nel 1897 la Gazzetta del popolo della domenica recensì La Rosa del Dong-Giang associando il racconto alle tenerezze dell'idillio e alle violenze del dramma. La recensione coeva presentava Salgari come narratore felice ed efficace e indicava il libro come lettura di interesse anche per un pubblico femminile. Fioraso ricorda inoltre che nella Guida libraria del 1953 di padre Sebastiano Pazzini La Rosa del Dong-Giang fu inserita tra i titoli salgariani da leggere con cautela.
Nell'analisi di Ivan Visioli, Tay-See e La Rosa del Dong-Giang costituiscono un testo breve, definito racconto o novella più che romanzo, con una trama semplice e lineare. Lo studioso osserva che, in entrambe le redazioni, la componente romantico-sentimentale è nettamente prevalente rispetto all'azione avventurosa. Il rapporto con la cronaca contemporanea è stato collegato agli articoli salgariani sulla crisi del Tonchino e sul conflitto tra Cina e Francia, ma in questo caso la vicenda narrata non è contemporanea alla stesura e viene collocata nel contesto storico della spedizione franco-spagnola in Cocincina.
Nel confronto tra le due redazioni, Visioli sottolinea la divergenza radicale dei finali: tragico in Tay-See e lieto in La Rosa del Dong-Giang. Nella sua lettura, la vicenda è dominata dal fato e i protagonisti subiscono gli eventi in misura maggiore di quanto non li determinino con le proprie azioni. La prevalenza delle descrizioni sentimentali e psicologiche avvicina il testo al racconto sentimentale più che al romanzo d'azione salgariano. Lo stesso studio attribuisce particolare rilievo alla scenografia e al paesaggio, soprattutto nella scena della fuga di José e Tay-See, dove l'ambiente naturale rispecchia la passione dei protagonisti.