| Tempio di Afaia | |
|---|---|
| Civiltà | greca |
| Utilizzo | tempio |
| Stile | dorico |
| Epoca | 500-490 a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Egina |
| Altitudine | 160 m s.l.m. |
| Dimensioni | |
| Superficie | 473,52 m² |
| Larghezza | 15,50 m |
| Lunghezza | 30,55 m |
| Amministrazione | |
| Visitabile | si |
| Sito web | odysseus.culture.gr/h/3/eh355.jsp?obj_id=2354 |
| Mappa di localizzazione | |
| |
Il tempio di Afaia (in greco antico Ναός Αφαίας?) è un tempio greco del V secolo a.C. costruito sull'isola di Egina, nel golfo Saronico. Di ordine dorico, faceva parte di un ben più ampio santuario dedicato al culto di Afaia, una divinità venerata esclusivamente sull'isola sin dal XIV secolo a.C. circa.
Il tempio è noto per le sculture dei suoi frontoni, esemplari di grande valore per comprendere iil passaggio tra lo stile arcaico e quello severo, e per essere geograficamente allineato con il templi di Poseidone a Capo Sunio e di Efesto ad Atene, formando un triangolo isoscele immaginario.

Il culto nel sito, testimoniato da numerose statuette femminili, risale probabilmente già al XIV secolo a.C., in epoca minoica Il culto di Afaia, presente solo ad Egina, sarebbe rivolto a un'antica divinità femminile legata alla fertilità della terra e al ciclo agricolo. e si sviluppò in particolare nella tarda età del bronzo sub-micenea.
Un altare datato a circa l'anno 700 a.C. e altre strutture di servizio indicano la presenza delle prime costruzioni nel santuario in epoca tardo-geometrica. In quest'epoca il tempio, probabilmente costruito su un crepidoma in pietra con muri in mattoni crudi e copertura in legno, poteva trovarsi sotto quello successivo e doveva essere di dimensioni inferiori.
Un primo tempio in pietra venne costruito tra il 570-560 a.C con un pronao a quattro colonne (prostilo tetrastilo) e un adyton sul retro. All'interno la cella era divisa in tre navate da colonnati dorici su due ordini. Il tempio era circondato da un muro in mattoni crudi su uno zoccolo di pietra, dotato di un propileo di ingresso a sud-est e un'alta colonna coronata da una sfinge sul lato nord-est. Una terrazza pavimentata collegava il tempio al più antico altare. Il tempio e il santuario vennero distrutti da un incendio intorno al 510 a.C. e i blocchi in pietra vennero riutilizzati come riempimento per realizzare un'ampia terrazza sopra la quale venne costruito il nuovo tempio.

Il nuovo edificio, visibile ancora oggi, fu costruito periptero ed esastilo, con 6 colonne sulla fronte e 12 sui lati lunghi. Di ordine dorico, la cella presentava un pronao distilo in antis e, simmetricamente, un opistodomo sul retro; inoltre, come il precedente tempio, era diviso in navate da colonnati su due ordini. Le tegole del tetto, le antefisse e gli acroteri vennero realizzati in marmo.

Il tempio fu visitato nel II secolo d.C. dallo scrittore Pausania, che ne fa un breve accenno nella sua opera più celebre senza però descriverlo nel dettaglio:
Nel 1675 venne visitato dai viaggiatori Jacob Spon e George Wheler, mentre quasi cento anni dopo, nel 1765, fu oggetto di studi da parte di artisti e ricercatori della Society of Dilettanti, che ne raccolsero le prime misurazioni e lo descrissero nel volume Antiquities of Ionia, pubblicato nel 1797.

Pochi anni dopo, tra il 23 aprile e il 5 maggio del 1811, l'architetto Charles Robert Cockerell e il barone Carl Haller von Hallerstein, accompagnati da Jacob Linckh e John Forster, si recarono sul luogo per ulteriori misurazioni del tempio e si imbatterono a sorpresa nelle sculture dei due frontoni, che acquistarono dalle autorità Turche locali: le statue vennero successivamente vendute al principe di Baviera Ludovico, che le fece restaurare a Roma tra il 1816 e il 1818 sotto la guida di Bertel Thorvaldsen e Martin von Wagner. Al termine del restauro, nel 1827, le sculture arrivarono a Monaco e dal 1830 sono parte della collezione della sua Gipsoteca.
Scavi sistematici furono condotti nel sito agli inizi del XX secolo da Adolf Furtwängler, poi proseguiti da Dieter Ohly tra il 1966 e il 1979 e ancora da Erns Ludwig Schwandner e Martha Ohly fino al 1988: ciò portò alla luce i resti del primo tempio in pietra, la cui trabeazione è stata in parte ricostruita nel locale museo.
Il tempio della seconda fase era dotato di una ricca decorazione frontonale: i gruppi scultorei di entrambi i lati est ed ovest sono conservati alla Gliptoteca di Monaco, dove sono stati restaurati e ricomposti dallo scultore neoclassico danese Bertel Thorvaldsen. Entrambi i frontoni mostrano al centro la figura della dea Atena e ai lati gruppi di combattenti, con gli angoli del frontone occupati da guerrieri caduti e armi abbandonate, rappresentanti le imprese troiane degli eroi locali: dalla ninfa Egina e da Zeus sarebbe nato infatti il primo re dell'isola, Eaco, padre di Telamone, da cui nacque l'eroe omerico Aiace Telamonio, e di Peleo, padre di Achille.

Le sculture conservano notevoli tracce di pittura, che hanno permesso di ricostruire il completamento pittorico nella scultura greca, e si presentano perfettamente rifinite anche sul lato rivolto verso l'interno del frontone, sebbene questo non fosse visibile. In seguito allo studio delle tracce lasciate dalle cavità per i perni che dovevano fissare le sculture, si ritiene che fossero esistiti tre gruppi frontonali: sul lato est il gruppo originario e la cornice sovrastante sarebbero stati rimossi e sostituiti con un altro gruppo prima del completamento dell'edificio. Il frontone occidentale si data infatti intorno al 510-500 a.C., mentre quello orientale verso il 490-480 a.C. Altri frammenti di sculture frontonali, rinvenuti nel 1901, e poi ancora nel corso di ulteriori campagne di scavo, sono stati infatti attribuiti a due diversi gruppi scultorei, ugualmente datati al 510-500 a.C. che rappresentavano un'Amazzonomachia e il rapimento della ninfa Egina da parte di Zeus: è stata avanzata l’ipotesi che essi facessero parte di composizioni create inizialmente per il frontone orientale del tempio, messe in opera solo parzialmente e poi smontate per motivi ignoti, e rimontate successivamente presso l'altare, dove restano ancora due basi allungate.[senza fonte]
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 173352831 |
|---|