Tempio di Afaia

Tempio di Afaia
Il tempio visto da nord, nel 2021
Civiltàgreca
Utilizzotempio
Stiledorico
Epoca500-490 a.C.
Localizzazione
StatoGrecia (bandiera) Grecia
ComuneEgina
Altitudine160 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie473,52 m²
Larghezza15,50 m
Lunghezza30,55 m
Amministrazione
Visitabilesi
Sito webodysseus.culture.gr/h/3/eh355.jsp?obj_id=2354
Mappa di localizzazione

Il tempio di Afaia (in greco antico Ναός Αφαίας?) è un tempio greco del V secolo a.C. costruito sull'isola di Egina, nel golfo Saronico. Di ordine dorico, faceva parte di un ben più ampio santuario dedicato al culto di Afaia, una divinità venerata esclusivamente sull'isola sin dal XIV secolo a.C. circa.

Il tempio è noto per le sculture dei suoi frontoni, esemplari di grande valore per comprendere iil passaggio tra lo stile arcaico e quello severo, e per essere geograficamente allineato con il templi di Poseidone a Capo Sunio e di Efesto ad Atene, formando un triangolo isoscele immaginario.

Storia

Pianta del santuario: in blu le strutture del VII secolo a.C, in verde quelle del VI e in arancione quelle del V

Origini del sito

Il culto nel sito, testimoniato da numerose statuette femminili, risale probabilmente già al XIV secolo a.C., in epoca minoica Il culto di Afaia, presente solo ad Egina, sarebbe rivolto a un'antica divinità femminile legata alla fertilità della terra e al ciclo agricolo. e si sviluppò in particolare nella tarda età del bronzo sub-micenea.

Un altare datato a circa l'anno 700 a.C. e altre strutture di servizio indicano la presenza delle prime costruzioni nel santuario in epoca tardo-geometrica. In quest'epoca il tempio, probabilmente costruito su un crepidoma in pietra con muri in mattoni crudi e copertura in legno, poteva trovarsi sotto quello successivo e doveva essere di dimensioni inferiori.

Il primo tempio

Un primo tempio in pietra venne costruito tra il 570-560 a.C con un pronao a quattro colonne (prostilo tetrastilo) e un adyton sul retro. All'interno la cella era divisa in tre navate da colonnati dorici su due ordini. Il tempio era circondato da un muro in mattoni crudi su uno zoccolo di pietra, dotato di un propileo di ingresso a sud-est e un'alta colonna coronata da una sfinge sul lato nord-est. Una terrazza pavimentata collegava il tempio al più antico altare. Il tempio e il santuario vennero distrutti da un incendio intorno al 510 a.C. e i blocchi in pietra vennero riutilizzati come riempimento per realizzare un'ampia terrazza sopra la quale venne costruito il nuovo tempio.

Il nuovo tempio

Ricostruzione del nuovo tempio alla Gipsoteca di Monaco di Baviera

Il nuovo edificio, visibile ancora oggi, fu costruito periptero ed esastilo, con 6 colonne sulla fronte e 12 sui lati lunghi. Di ordine dorico, la cella presentava un pronao distilo in antis e, simmetricamente, un opistodomo sul retro; inoltre, come il precedente tempio, era diviso in navate da colonnati su due ordini. Le tegole del tetto, le antefisse e gli acroteri vennero realizzati in marmo.

Scavi archeologici

Il tempio e il resto degli edifici del santuario nella ricostruzione alla Gipsoteca di Monaco di Baviera

Il tempio fu visitato nel II secolo d.C. dallo scrittore Pausania, che ne fa un breve accenno nella sua opera più celebre senza però descriverlo nel dettaglio:

(greco antico)
«ἐν Αἰγίνῃ δὲ πρὸς τὸ ὄρος τοῦ Πανελληνίου Διὸς ἰοῦσιν, ἔστιν Ἀφαίας ἱερόν, ἐς ἣν καὶ Πίνδαρος ᾆσμα Αἰγινήταις ἐποίησε. φασὶ δὲ οἱ Κρῆτες— τούτοις γάρ ἐστι τὰ ἐς αὐτὴν ἐπιχώρια—Καρμάνορος τοῦ καθήραντος Ἀπόλλωνα ἐπὶ φόνῳ τῶ Πύθωνος παῖδα Εὔβουλον εἶναι, Διὸς δὲ καὶ Κάρμης τῆς Εὐβούλου Βριτόμαρτιν γενέσθαι: χαίρειν δὲ αὐτὴν δρόμοις τε καὶ θήραις καὶ Ἀρτέμιδι μάλιστα φίλην εἶναι: Μίνω δὲ ἐρασθέντα φεύγουσα ἔρριψεν ἑαυτὴν ἐς δίκτυα ἀφειμένα ἐπ᾽ ἰχθύων θήρᾳ. ταύτην μὲν θεὸν ἐποίησεν Ἄρτεμις, σέβουσι δὲ οὐ Κρῆτες μόνον ἀλλὰ καὶ Αἰγινῆται, λέγοντες φαίνεσθαί σφισιν ἐν τῇ νήσῳ τὴν Βριτόμαρτιν. ἐπίκλησις δέ οἱ παρά τε Αἰγινήταις ἐστὶν Ἀφαία καὶ Δίκτυννα ἐν Κρήτῃ.»
(italiano)
«In Egina, salendo verso il monte di Zeus Panellenio, si giunge a un santuario dedicato ad Afaia, in onore del quale Pindaro compose un'ode agli Eginesi. E dicono i Cretesi — autori delle storie che riguardano la Dea — che Carmanore, colui che purificò Apollo dopo che questi aveva ucciso Pitone, fu padre di Eubuleo, la cui figlia Carme unitasi a Zeus generò Britomarti. Si dice che ella amasse la corsa e la caccia, ed era molto cara ad Artemide. In fuga da Minosse, che si era innamorato di lei, si gettò nelle reti che erano state calate per pescare i pesci. Fu così trasformata in dea da Artemide ed oggi è venerata non solo dai cretesi, ma anche dagli Eginesi, i quali sostengono che si manifesti sulla loro isola. Il suo soprannome tra gli Eginesi è Afaia, mentre a Creta è Dittinna.»

Nel 1675 venne visitato dai viaggiatori Jacob Spon e George Wheler, mentre quasi cento anni dopo, nel 1765, fu oggetto di studi da parte di artisti e ricercatori della Society of Dilettanti, che ne raccolsero le prime misurazioni e lo descrissero nel volume Antiquities of Ionia, pubblicato nel 1797.

Il tempio in un'incisione di John Harrison Allan del 1843

Pochi anni dopo, tra il 23 aprile e il 5 maggio del 1811, l'architetto Charles Robert Cockerell e il barone Carl Haller von Hallerstein, accompagnati da Jacob Linckh e John Forster, si recarono sul luogo per ulteriori misurazioni del tempio e si imbatterono a sorpresa nelle sculture dei due frontoni, che acquistarono dalle autorità Turche locali: le statue vennero successivamente vendute al principe di Baviera Ludovico, che le fece restaurare a Roma tra il 1816 e il 1818 sotto la guida di Bertel Thorvaldsen e Martin von Wagner. Al termine del restauro, nel 1827, le sculture arrivarono a Monaco e dal 1830 sono parte della collezione della sua Gipsoteca.

Scavi sistematici furono condotti nel sito agli inizi del XX secolo da Adolf Furtwängler, poi proseguiti da Dieter Ohly tra il 1966 e il 1979 e ancora da Erns Ludwig Schwandner e Martha Ohly fino al 1988: ciò portò alla luce i resti del primo tempio in pietra, la cui trabeazione è stata in parte ricostruita nel locale museo.

Decorazione frontonale

Lo stesso argomento in dettaglio: Frontoni di Egina.
Ricostruzione del frontone orientale ad opera di Furtwängler
Ricostruzione del frontone occidentale ad opera di Furtwängler

Il tempio della seconda fase era dotato di una ricca decorazione frontonale: i gruppi scultorei di entrambi i lati est ed ovest sono conservati alla Gliptoteca di Monaco, dove sono stati restaurati e ricomposti dallo scultore neoclassico danese Bertel Thorvaldsen. Entrambi i frontoni mostrano al centro la figura della dea Atena e ai lati gruppi di combattenti, con gli angoli del frontone occupati da guerrieri caduti e armi abbandonate, rappresentanti le imprese troiane degli eroi locali: dalla ninfa Egina e da Zeus sarebbe nato infatti il primo re dell'isola, Eaco, padre di Telamone, da cui nacque l'eroe omerico Aiace Telamonio, e di Peleo, padre di Achille.

Testa originale di guerriero dal frontone orientale (sullo sfondo) e ricostruzione del completamento a pittura (in primo piano)

Le sculture conservano notevoli tracce di pittura, che hanno permesso di ricostruire il completamento pittorico nella scultura greca, e si presentano perfettamente rifinite anche sul lato rivolto verso l'interno del frontone, sebbene questo non fosse visibile. In seguito allo studio delle tracce lasciate dalle cavità per i perni che dovevano fissare le sculture, si ritiene che fossero esistiti tre gruppi frontonali: sul lato est il gruppo originario e la cornice sovrastante sarebbero stati rimossi e sostituiti con un altro gruppo prima del completamento dell'edificio. Il frontone occidentale si data infatti intorno al 510-500 a.C., mentre quello orientale verso il 490-480 a.C. Altri frammenti di sculture frontonali, rinvenuti nel 1901, e poi ancora nel corso di ulteriori campagne di scavo, sono stati infatti attribuiti a due diversi gruppi scultorei, ugualmente datati al 510-500 a.C. che rappresentavano un'Amazzonomachia e il rapimento della ninfa Egina da parte di Zeus: è stata avanzata l’ipotesi che essi facessero parte di composizioni create inizialmente per il frontone orientale del tempio, messe in opera solo parzialmente e poi smontate per motivi ignoti, e rimontate successivamente presso l'altare, dove restano ancora due basi allungate.[senza fonte]

Note

  1. ↑ (EN) Temple of Aphaia: An extraordinary geographical symmetry, su Hellenic Heritage. URL consultato il 26 ottobre 2026.
  2. ↑ (EN) Korinna Pilafidis-Williams, The Sanctuary of Aphaia on Aigina in the Bronze Age, University of London, 1987.
  3. ↑ (DE) Adolf Furtwängler, Ernst Robert Fiechter e Hermann Thiersch, Aegina: das Heiligtum der Aphaia, Monaco di Baviera, 1906, DOI:10.11588/diglit.830.
  4. ↑ (EN) Astrid Fendt, The Sculptures of the Temple of Aphaia on Aigina in their Contemporary Context, in From Hippias to Kallias. Greek Art in Athens and Beyond, Atene, Acropolis Museum Editions, 2019. URL consultato il 26 ottobre 2026.
  5. ↑ (DE) Hansgeorg Bankel, Der spätarchaische Tempel der Aphaia auf Aegina, De Gruyter, 1993, ISBN 311012808X.

Bibliografia

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