Santuario di Atsuta

Santuario di Atsuta
Sala da preghiera del santuario
StatoGiappone (bandiera) Giappone
RegioneChūbu
LocalitàNagoya
Indirizzo愛知県名古屋市熱田区神宮, 愛知県名古屋市中村区岩塚町上小路 e 愛知県名古屋市熱田区白鳥
Coordinate35°07′35.43″N 136°54′31.31″E
Religioneshintoismo
TitolareAmaterasu, Ama no Murakumo e Santuario di Atsuta
FondatoreMiyazu-hime
Stile architettonicoshinmei-zukuri e Owari-zukuri
Sito webwww.atsutajingu.or.jp/ e www.atsutajingu.or.jp/en/

Il santuario di Atsuta (熱田神宮?, Atsuta Jingū) è un santuario shintoista (jinja) ad Atsuta-ku (Nagoya), dedicato principalmente al dio Atsuta-no-ōkami.

Storia

Conosciuto come il secondo più importante santuario shintoista del Giappone (il più importante è il Grande Santuario di Ise), è consacrato alla spada Kusanagi (草薙神剣, la spada sacra), uno dei tre Sacri Tesori del Giappone. Celebra circa settanta festival (matsuri) all'anno, possiede inoltre circa 4 000 tesori nazionali accumulati nei suoi 2000 anni di storia. Nel periodo medievale, anche in virtù del fatto che la madre di Minamoto no Yoritomo era figlia di un sacerdote capo del santuario, Yoritomo e altri membri della classe guerriera divennero devoti al Santuario di Atsuta. Poiché la spada sacra qui custodita è uno dei simboli della successione al trono imperiale, per sancire che il rango del santuario fosse prossimo a quello di Ise, esso ricevette nel 1868 il permesso di utilizzare il titolo Jingū.

Divinità venerate

Il santuario venera inoltre le cosiddette "cinque grandi divinità di Atsuta", legate alla narrazione leggendaria della spada sacra: Amaterasu, Susanoo, Yamato Takeru, Miyasuhime e il fratello di lei Take Inadane no mikoto (indicato in alcune fonti anche come Takeinaho no mikoto). Dal punto di vista della devozione regionale, non tutte e cinque ricevono pari attenzione: Miyasuhime e Take Inadane sono le figure più venerate localmente, legate alle tradizioni del clan Owari.

Note

  1. ↑ Marco Milone, Lo scintoismo, Guida, 2021, p. 578, ISBN 9788868667603.
  2. ↑ Marco Milone, Lo scintoismo, Napoli, Guida Editori, 2021, p. 577-578, ISBN 9788868667603.

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