Amaterasu

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Stampa giapponese che ritrae Amaterasu mentre esce dalla caverna e torna ad illuminare la terra.

Amaterasu-ō-mi-kami (天照大御神?, lett. "Grande dea che splende nei cieli"), generalmente abbreviato in Amaterasu, è la dea del Sole nello shintoismo giapponese. È considerata la mitica antenata diretta della famiglia imperiale giapponese.

Amaterasu è comunemente indicata come di genere femminile, nonostante il Kojiki, il più antico documento scritto della storia nipponica, dia pochi indizi riguardo al suo genere: il giapponese antico non usava pronomi specifici per i generi. Alcuni altri libri come lo Hotsuma Tsutae, descrivono la divinità come maschile.

Nell'Ottocento in italiano veniva chiamata "Ten-sjoo-dai-zin", traslitterazione arcaica di Tenshō Daijin (天照大神), che è la lettura on del suo nome.

Leggende sulla nascita

Esistono tre differenti leggende sulla sua nascita:

Scomparsa del Sole

Il Kojiki riporta un antico racconto che è chiaramente un esempio dell'occorrenza del tema della scomparsa del Sole. In seguito ad una discussione con il suo indisciplinato fratello, il dio della tempesta Susanoo, questi distrusse gli argini delle risaie piantate da Amaterasu e ne ostruì i fossati. Amaterasu ne fu così oltraggiata da ritirarsi nella caverna Ama-no-Iwato, facendo precipitare il mondo nell'oscurità.

Le altre divinità la pregarono di uscire fuori, ma senza successo. Quindi la dea Ama-no-Uzume ebbe un'idea: appese uno specchio a un albero vicino e organizzò una festa, esibendosi in una danza erotica di fronte alla caverna. Fece ridere talmente tanto gli altri dèi da incuriosire Amaterasu e spingerla a sbirciare fuori. Vedere il proprio riflesso nello specchio la stupì talmente che gli altri dei riuscirono a tirarla fuori dalla caverna e a convincerla a ritornare in cielo.

Famiglia imperiale

Successivamente inviò suo nipote Ninigi-no-Mikoto a pacificare il Giappone, a lui donò la spada sacra Kusanagi, il gioiello Yasakani no Magatama e lo specchio Yata no Kagami, che divennero i primi simboli imperiali giapponesi. Il pronipote di Ninigi-no-Mikoto fu il primo imperatore del Giappone, Jinmu.

Epoca odierna

Ad Amaterasu viene anche attribuita l'invenzione della coltivazione del riso e del frumento, l'uso del baco da seta e la tessitura con il telaio. Il suo santuario più importante, il Santuario di Ise, è situato ad Ise, sull'isola di Honshū. Il santuario viene abbattuto e ricostruito ogni venti anni. In questo santuario viene rappresentata da uno specchio.

Fino alla fine della seconda guerra mondiale la famiglia imperiale giapponese ha proclamato di discendere da Amaterasu, e l'imperatore veniva considerato un essere divino, l'"imperatore-dio del Sol Levante". Ogni 17 luglio viene celebrata con processioni nelle strade in tutto il paese. Il solstizio d'inverno, 21 dicembre, si celebra la sua uscita dalla caverna. Il principale rito annuale dedicato alla dea si celebra presso il Santuario di Ise: il Kannamesai, che si tiene ogni 17 ottobre con l'offerta ad Amaterasu dei primi frutti del raccolto, è considerato il rituale più importante per il lignaggio divino imperiale e la cerimonia fondamentale tra quelle celebrate a Ise. Il rito è attestato fin dal 721; scomparve nel periodo medievale per poi essere ripristinato a inizio del periodo Edo, e dal 1871 la sua celebrazione fu estesa anche al palazzo imperiale.

Amaterasu nella cultura moderna

Note

  1. ↑ Giornale popolare di viaggi, 1872, p. 41. URL consultato il 9 ottobre 2026.
  2. ↑ Kojiki, p. 70.
  3. ↑ Kojiki, p. 71.
  4. ↑ Kojiki, pp. 79-86.
  5. ↑ Kojiki, pp. 139-141.
  6. ↑ Kojiki, p. 159.
  7. ↑ Marco Milone, Lo scintoismo, Guida, 2021, p. 731-732, ISBN 9788868667603.
  8. ↑ (EN) 2004 Madama Butterfly "What were the errors of the original?", su www.minna-no-opera.com. URL consultato il 9 ottobre 2026 (archiviato dall'url originale il 1º ottobre 2018).
  9. ↑ (EN) Arthur Groos, Madama Butterfly/Madamu Batafurai, Cambridge University Press, 16 febbraio 2023, p. 180, ISBN 978-1-009-25070-2. URL consultato il 9 ottobre 2026.

Bibliografia

(EN) Donald L. Philippi, Kojiki; translated with an introd. and notes, Tokyo University of Tokyo Press, 1968. URL consultato il 19 maggio 2020.

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