
La teofagia (dal greco antico theòs e fagein, «mangiare dio») è un rituale religioso consistente nella consumazione di un cibo considerato divino, in base a una identificazione simbolica con la divinità stessa. È presente soprattutto in alcune religioni primitive.
Presso le civiltà mesoamericane, ad esempio, il sacrificio e la consumazione di animali, o talora anche di esseri umani, sembra costituisse una forma di comunione con la divinità.
L'assunzione del sangue come alimento divino veniva praticato già nei culti misterici antici, in particolare quelli dionisiaci, oppure nell'agape mitraica, per essere poi gradualmente sostituito dall'utilizzo del vino.
Secondo la fede cristiana cattolica e ortodossa, con il sacramento dell'Eucaristia i fedeli assumono la sostanza del corpo e del sangue di Gesù, presente nel pane (azzimo per i riti occidentali e lievitato per i riti orientali) e nel vino, in seguito alla consacrazione, mentre le specie, cioè l'aspetto esteriore del pane e del vino, rimangono invariate (per i cattolici si tratta della transustanziazione).
Marcello Craveri, afferma che la descrizione dell'Ultima Cena fatta dagli evangelisti, anziché ricordare un antico rito egiziano, sarebbe assimilabile a un «rito misterico, con l'offerta di Gesù del proprio corpo e del proprio sangue [...] l'idea del pasto antropofago cristiano è di San Paolo, che ha stabilito un confronto tra Gesù dopo la morte con l'agnello pasquale [...] la metamorfosi del corpo e del sangue in pane e vino era un concetto assolutamente estraneo alla mentalità giudaica».