| Terminalia leiocarpa | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Ordine | Myrtales |
| Famiglia | Combretaceae |
| Genere | Terminalia |
| Specie | T. leiocarpa |
| Nomenclatura binomiale | |
| Terminalia leiocarpa (DC.) Baill., 1876 | |
| Sinonimi | |
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Anogeissus leiocarpa (DC.) Guill. & Perr. (1832) | |
Terminalia leiocarpa ((DC.) Baill., 1876), conosciuta in inglese come African birch («betulla africana») e in bambara come ngálǎma, è una specie di albero deciduo appartenente alla famiglia delle Combretaceae. La specie è originaria dell'Africa tropicale e presenta un vasto areale che si estende dal Senegal e dalla Guinea a occidente fino all'Eritrea a oriente, raggiungendo verso sud la Repubblica Democratica del Congo.
La specie fu descritta originariamente da Augustin Pyrame de Candolle nel 1828 con il nome di Conocarpus leiocarpus. Nel 1832 venne trasferita al genere Anogeissus da Jean Baptiste Antoine Guillemin e George Samuel Perrottet, assumendo il nome di Anogeissus leiocarpa. Nel 1876 Henri Ernest Baillon la riclassificò nel genere Terminalia, con il binomio Terminalia leiocarpa. Per lungo tempo la specie è stata conosciuta soprattutto come Anogeissus leiocarpa, denominazione ancora ampiamente utilizzata nella letteratura botanica, forestale ed etnobotanica. Uno studio filogenetico pubblicato nel 2017 da Maurin e collaboratori ha sostenuto l'inclusione dei generi Anogeissus, Buchenavia e Pteleopsis in Terminalia, allo scopo di ottenere una classificazione coerente con le relazioni evolutive all'interno delle Combretaceae. Il nome attualmente accettato da Plants of the World Online, la banca dati botanica dei Royal Botanic Gardens, Kew, è Terminalia leiocarpa (DC.) Baill.
Terminalia leiocarpa è ampiamente distribuita nell'Africa tropicale, soprattutto nelle regioni caratterizzate da una marcata alternanza tra stagione secca e stagione delle piogge. Il suo areale comprende gran parte dell'Africa occidentale e centrale, estendendosi verso est fino all'Eritrea e verso sud alla Repubblica Democratica del Congo. La specie cresce in diversi ambienti, tra cui savane, boschi aperti, margini delle foreste pluviali tropicali e zone ripariali. È particolarmente caratteristica delle aree di transizione tra le formazioni forestali e gli ambienti più aperti, mentre generalmente non penetra nelle parti più interne delle foreste pluviali dense. Si insedia frequentemente sui suoli di recente formazione associati alle zone umide stagionali, dove può germinare dopo il ritiro delle acque. Lungo i corsi d'acqua può formare parte della vegetazione delle foreste a galleria, sviluppandosi in ambienti che conservano una maggiore disponibilità idrica rispetto alle savane circostanti.
Terminalia leiocarpa è un albero deciduo che perde le foglie durante una parte dell'anno, generalmente in relazione alla stagione secca. La specie è adattata agli ambienti tropicali caratterizzati da precipitazioni stagionali e può crescere sia nelle savane aperte sia nelle formazioni boschive più dense. La fioritura avviene prevalentemente durante la stagione delle piogge, generalmente tra giugno e ottobre, sebbene il periodo possa variare in funzione delle condizioni climatiche locali. I frutti sono samare alate, la cui struttura favorisce la dispersione dei semi. La disseminazione può avvenire anche con il contributo delle formiche, che trasportano i frutti o i semi.
Terminalia leiocarpa riveste una notevole importanza etnobotanica in diverse regioni dell'Africa occidentale, dove viene utilizzata per la produzione di coloranti tradizionali e nella medicina popolare.
La specie è una delle piante impiegate nella produzione del bògòlanfini, un tessuto tradizionale del Mali decorato mediante l'applicazione di pigmenti vegetali e fanghi ricchi di composti minerali. I piccoli rami e le foglie vengono pestati e lavorati per ottenere uno dei coloranti gialli utilizzati durante la preparazione del tessuto. Il pigmento vegetale contribuisce al processo di tintura e alla formazione delle caratteristiche decorazioni del bògòlanfini.
La corteccia interna dell'albero viene utilizzata nella medicina tradizionale africana come antielmintico, sia per il trattamento delle infestazioni da vermi intestinali nell'uomo sia per quelle che colpiscono gli animali domestici. Preparazioni ricavate dalla corteccia vengono inoltre impiegate nella medicina veterinaria tradizionale contro alcune malattie causate da protozoi, tra cui la tripanosomiasi animale africana, nota anche come nagana, e la babesiosi. In Nigeria, la corteccia interna è tradizionalmente utilizzata anche come bastoncino da masticare per la pulizia dei denti. Alcuni studi di laboratorio hanno evidenziato proprietà antibatteriche negli estratti della corteccia, suggerendo la presenza di sostanze biologicamente attive. Questi impieghi tradizionali non devono tuttavia essere considerati una dimostrazione dell'efficacia clinica dei preparati, che richiederebbe studi specifici sulla sicurezza e sull'attività terapeutica nell'uomo.
La corteccia di Terminalia leiocarpa contiene diversi composti fenolici, tra cui tannini e altre sostanze dotate di attività biologica. Tra i composti identificati figura la castalagina, un ellagitannino appartenente alla classe dei polifenoli. Uno studio pubblicato nel 2008 ha dimostrato che la castalagina isolata dalla corteccia di Anogeissus leiocarpa possiede attività contro il protozoo parassita Leishmania in condizioni sperimentali in vitro. Nella corteccia è stato inoltre individuato il dilattone dell'acido flavogallonico, un composto studiato per la sua attività antiplasmodica. Una ricerca pubblicata nel 2008 ha esaminato l'impiego di metodi microfluorimetrici per isolare sostanze dotate di attività contro i parassiti responsabili della malaria. Ulteriori ricerche hanno valutato gli effetti degli estratti acquosi della corteccia del fusto sulla mucosa gastrica. Uno studio sperimentale pubblicato nel 2021 ha osservato un effetto protettivo nei confronti delle lesioni ulcerose gastriche, con risultati dipendenti dalla dose somministrata. Gli autori hanno attribuito parte dell'attività osservata alla presenza di sostanze antiossidanti, suggerendo un possibile fondamento farmacologico per l'impiego tradizionale della pianta nel trattamento delle ulcere gastriche. I risultati ottenuti in laboratorio o mediante modelli sperimentali non costituiscono tuttavia una prova di efficacia terapeutica nell'uomo.
Terminalia leiocarpa è classificata come specie a rischio minimo (Least Concern, LC) nella Lista rossa IUCN. La valutazione pubblicata nel 2019 da Botanic Gardens Conservation International e dal Global Tree Specialist Group della IUCN tiene conto dell'ampia distribuzione geografica della specie nell'Africa tropicale.