La terraggeria o terratico è un contratto agrario. Si tratta di un affitto di un terreno a coltivazione diretta, in cui il canone è pagato in natura (ad esempio, con una quantità fissa di grano o altri prodotti cerealicoli), predeterminata in modo fisso e indipendente dall'effettivo rendimento del raccolto o dalle variazioni della produzione.
Il termine deriva dal francese antico terragerie, a sua volta dal terrage (terratico o terraggio), che risale al latino medievale terraticum (un'antica imposta o canone fondiario medievale legato alla terra).
A differenza della mezzadria, dove il proprietario riceve una percentuale variabile del raccolto, nella terraggerìa il rischio della produzione ricade interamente sul conduttore, mentre il proprietario ha una rendita garantita. Questo contratto è tipico di aree a coltivazione estensiva (come cerealicoltura su terreni marginali) e ha durata breve, solitamente limitata al ciclo della coltura (spesso cereali) o comunque non oltre la rotazione agraria.
In Italia meridionale, la terraggerìa si diffuse come pratica consuetudinaria in contesti di agricoltura povera e latifondistica, permettendo la coltivazione di appezzamenti a basso rendimento che altrimenti sarebbero rimasti incolti. In Sicilia era prevalente una variante denominata metaterìa.
La terraggerìa, essendo una forma di affitto in natura, è oggi rara o obsoleta, sostituita da contratti moderni e dalle norme sull'affitto di fondi rustici.