Il Terzo Teatro è un filone drammaturgico che identifica una modalità di organizzazione teatrale e messa in scena caratterizzata da una marcata vocazione sociale della funzione drammaturgica e dei suoi interpreti, oltre a una genesi dell'attore che si ponga come terza sia al professionismo classico, sia all'avanguardia, prediligendo il training (allenamento) e la ricerca di una tecnica che porti, attraverso il gioco della finzione, alla più profonda sincerità.
Consolidatosi soprattutto nella seconda metà del Novecento, i tratti descrittivi del Terzo Teatro sono tradizionalmente ricondotti al cosiddetto manifesto del Terzo Teatro, ovvero un breve saggio scritto da Eugenio Barba nel 1976, in occasione dell'Incontro internazionale di ricerca teatrale Bitef / Teatro delle nazioni di Belgrado.
A partire dal saggio di Barba, molte compagnie si sono riconosciute in tale definizione e canoni, altre invece sono nate con l'obiettivo specifico di farne parte, altri teorici del teatro ne hanno invece criticato o rigettato la teoria, definendola come già obsoleta.
Vent'anni dopo la pubblicazione del manifesto di Belgrado, nel 1996 Barba tornò sul tema, precisando che:
Luigi Allegri commentò questa tematica in un saggio del 2012, tracciando le caratteristiche, gli elementi e il quadro storico-culturale alle spalle della concezione del terzo teatro: