| L'investitore intelligente | |
|---|---|
| Titolo originale | The Intelligent Investor |
| Autore | Benjamin Graham |
| 1ª ed. originale | 1949 |
| 1ª ed. italiana | 2020 |
| Genere | saggio |
| Sottogenere | finanza |
| Lingua originale | inglese |
L'investitore intelligente (titolo originale The Intelligent Investor) è un saggio fondamentale sugli investimenti finanziari di Benjamin Graham, pubblicato nella sua prima versione nel 1949. Benjamin Graham, stimato professore di finanza alla Columbia University di New York, molti anni prima aveva scritto l'altrettanto famoso Security Analysis, un testo che era stato pubblicato per la prima volta nel 1934.
The Intelligent Investor è basato sul value investing, un approccio d'investimento che Graham iniziò ad insegnare alla Columbia Business School nel 1928. L'autore fa tesoro di quanto appreso durante gli eccessi degli anni '20, con le speculazioni di borsa che mandavano alle stelle i prezzi delle stesse, e di quanto occorse nel successivo decennio degli anni '30, in cui rovinosamente le quotazioni crollarono o si ridimensionarono. Per questo il saggio rappresenta un epocale cambiamento nell'approccio nella selezione delle azioni e nella visione del mercato nel suo insieme.
Egli lo spiega così:
Secondo la prefazione di Warren Buffett, personaggio che ha letto e riletto il libro innumerevoli volte come da lui stesso sottolineato, i capitoli più importanti sono due: l'ottavo ("L’investitore e le fluttuazioni del mercato") e il ventesimo ("Il margine di sicurezza come concetto centrale degli investimenti)". Infatti essi trasmettono, rispettivamente, una spiegazione di come deve porsi il soggetto davanti alle brusche variazioni di prezzo determinate dagli operatori del mercato azionario e come ridurre il rischio di aver sopravvalutato un titolo in borsa grazie al concetto di "margine di sicurezza". Warren Buffett precisa che il libro del suo maestro è stato così lungimirante da fargli cambiare prospettiva per sempre oltre che ad averlo meglio orientato in tema di investimenti finanziari.
Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1949, fu rivisto più volte da Graham. L'ultima revisione, pubblicata nel 1973 come "Fourth Revised Edition" (Quarta Edizione Rivista), includeva una prefazione e appendici a cura di Warren Buffett. I commenti e le nuove note sono state aggiunte alla quarta edizione da Jason Zweig e la nuova revisione è stata pubblicata nel 2003.
Il 7 luglio 2015 è stata pubblicata anche una versione audio integrale dell'edizione rivista di The Intelligent Investor.
L'11 settembre 2020 è stata pubblicata la versione italiana del saggio con il titolo "L'investitore Intelligente", curata da Paolo Basilico e tradotta da Ilaria Katerinov.
edizione americana (2003)
edizione italiana (2020)
Nel primo capitolo del libro Graham distingue tra investimento e speculazione. In particolare, egli riprende la definizione di investimento già presente in Security Analysis (1934):
In altre parole, secondo Graham l'attività d'investimento deve possedere 3 elementi, senza i quali è pura speculazione, ossia:
L'investitore, dunque, calcola il valore delle azioni in base al valore della società e del suo business; lo speculatore, invece, scommette che il prezzo delle azioni salirà e che qualcuno sarà disposto a comprarle anche ad un prezzo alto. Il primo giudica "il prezzo di mercato in base a standard di valore stabiliti"; il secondo, invece, "basa [i propri] standard di valore in base al prezzo di mercato". L'uno non dà alcun valore alle quotazioni dei titoli; per l'altro "sono come ossigeno".
L'investitore intelligente naturalmente sa che laddove c'è un'opportunità di profitto, c'è anche una certa percentuale di rischio: il rendimento e il rischio sono inevitabilmente correlati, né esistono investimenti redditizi privi di rischiosità. Tuttavia, sottolinea Graham, il rischio legato all'investimento cresce vertiginosamente nel momento in cui l'investitore:
Secondo la visione tradizionale, il tasso di rendimento è più o meno proporzionale al grado di rischio che l'investitore è pronto a correre. Tuttavia, secondo Graham, "il tasso di rendimento ricercato deve dipendere piuttosto dalla misura dell'impegno intelligente che l'investitore è disposto e in grado di mettere in campo nel proprio compito". Pertanto "il rendimento minimo spetta al nostro investitore passivo, che vuole sia la sicurezza che la libertà dalle preoccupazioni"; invece, "il massimo rendimento verrebbe realizzato dall'investitore attento e intraprendente che padroneggia la massima intelligenza e competenza". In altre parole, il rendimento atteso dall'investitore non dipende dalla sua propensione al rischio, bensì dal suo impegno nell'attività di investimento, nonché dalla sua conoscenza e competenza; di conseguenza, dunque, un investitore attivo otterrà sempre rendimenti superiori rispetto ad un investitore passivo.
Dunque, dice Graham, l'aggressività del portafoglio "dipende non tanto dalla tipologia di investimenti effettuati, quanto piuttosto dalla tipologia di investitore che si desidera essere". Pertanto, ci sono due modi di essere un investitore intelligente:
Il primo è un approccio "attivo" o "intraprendente" e richiede una grande quantità di tempo ed energie; il secondo, invece, è un approccio "passivo" o "difensivo", che richiede poco tempo e sforzo, ma porta minori rendimenti. L'uno si addice all'investitore che ha tempo da dedicare all'attività d'investimento (considerando appunto l'investimento come un'attività a tempo pieno), è molto competitivo ed è pronto ad accettare una complicata sfida intellettuale; l'altro, invece, si addice all'investitore che ricerca la semplicità e non desidera pensare al denaro.
Nel libro Graham enuncia 7 regole di base che l'investitore deve seguire nella selezione dei titoli azionari:
Un rapporto prezzo/utili superiore a 15 volte l'ammontare degli utili può essere giustificato a condizione che via sia un rapporto prezzo/valore contabile degli asset inferiore al massimo consigliato. In ogni caso, il valore derivante dalla moltiplicazione dei due rapporti (cioè prezzo/utili e prezzo/valore contabile degli asset) non deve essere superiore a 22,5 (che è dato appunto da 15 moltiplicato per 1,5): ad esempio potrebbe essere ammissibile un rapporto prezzo/utili pari a 9 e un rapporto prezzo/valore contabile degli asset pari a 2,5.
Le azioni ordinarie sono soggette a ricorrenti e ampie fluttuazioni di mercato, che ne fanno oscillare i prezzi. Tuttavia, l'investitore intelligente non dovrebbe temere tali fluttuazioni, bensì dovrebbe vederle come un'opportunità di profitto. In particolare, ci sono due approcci per trarne profitto:
Con il secondo approccio l'investitore cerca di acquistare azioni quando esse hanno una quotazione inferiore al fair value e le vende quando invece hanno una quotazione superiore, o quanto meno egli cerca di acquistare azioni ad un prezzo che non sia troppo alto; l'investitore intelligente può trarre beneficio da tale approccio a patto che non si focalizzi sul timing nel tentativo di "prevedere" ciò che il mercato farà, onde evitare di trasformarsi in uno speculatore, il quale - al contrario - punta a realizzare profitti in un lasso di tempo abbastanza breve. Anche da questo punto di vista, dunque, l'investitore e lo speculatore si distinguono, dal momento che il primo non dà vero valore al tempo, a meno che non gli consenta di acquistare le azioni ad un prezzo molto basso o di riacquistare le azioni che ha venduto ad un prezzo più basso del prezzo di vendita; per il secondo, invece, il tempo è tutto, dato che egli mira a realizzare profitti nel breve e non è interessato al prezzo, a meno che egli non riesca a "comprare a poco e vendere a tanto".
D'altra parte, la strategia seguita solitamente dallo speculatore è molto difficile da applicare e può risultare snervante per via della repentinità delle fluttuazioni di mercato. Peraltro, avverte Graham, non si può nemmeno pensare di fare sulle formule, le quali smettono di funzionare sia perché con il passare del tempo sono meno adottabili, sia perché le possibilità di guadagno si riducono all'aumentare del numero di "investitori" che le applicano. Difatti, scrive Graham:
Per spiegare l'atteggiamento dell'investitore intelligente rispetto alle fluttuazioni di mercato, Graham utilizza la parabola di Mr. Market. Rivolgendosi al lettore, Graham scrive:
Secondo Graham, dunque, il vero investitore che detiene azioni ordinarie nel proprio portafoglio deve aspettarsi di vederne fluttuare i prezzi nel tempo. Tuttavia, anziché temere tali fluttuazioni, egli può trarne vantaggio in due modi:
È evidente, dunque, che apprendere il giusto atteggiamento verso le fluttuazioni dei mercati è un passaggio fondamentale nella formazione di qualunque investitore di successo, professionale o meno che sia. L'investitore intelligente, piuttosto che prestare attenzione all'umore del mercato, si concentra sul formulare una propria valutazione del valore della società di cui detiene le azioni e, quindi, del valore della singola azione. Solo quando egli ha effettuato tale valutazione può decidere se il prezzo che Mr. Market gli propone è un affare o meno. In ogni caso, ammonisce Graham, ciò che l'investitore intelligente non deve mai fare è cedere alla tentazione di "seguire la folla", perché nel 99% dei casi avrà solo da perdere.
Secondo Graham gli azionisti hanno diritto di mettere in discussione l'operato del management quando i risultati:
In merito alla politica dei dividendi, Graham ritiene che il trattenimento (parziale o totale) degli utili prodotti dalla società non possa essere giustificato dalla "necessità" di denaro da parte dell'azienda, a meno che tali risorse non siano utilizzate per un'espansione profittevole della società stessa, creando in questo modo un vantaggio anche per gli azionisti. In ogni caso, precisa Graham, in un certo senso gli utili "appartengono" agli azionisti, i quali hanno dunque diritto a riceverne il pagamento mediante la distribuzione dei dividendi, sia pure entro i limiti di una gestione prudente. D'altra parte, fermo restando che gli utili distribuiti sotto forma di dividendi sono "soldi veri", mentre quelli trattenuti in azienda possono presentarsi o meno come valori tangibili per gli azionisti, il mercato azionario nella sostanza tende a pregiudicare le società che distribuiscono dividendi sostanziosi rispetto a quelle che invece distribuiscono dividendi più piccoli o non ne distribuiscono affatto, come ad esempio fa attualmente la Berkshire Hathaway, la quale non distribuisce dividendi dal 1967.
Coniato da Benjamin Graham e David Dodd, il termine margine di sicurezza è stato usato per la prima volta nel libro Security Analysis (1934) e poi ripreso in The Intelligent Investor "come concetto centrale dell'investimento". Esso è dato dalla differenza tra il valore intrinseco di un'azione e il suo prezzo di mercato ed ha la funzione di "rendere non necessaria un'accurata stima del futuro", sicché "se il margine è grande, allora è sufficiente per presumere che gli utili futuri non saranno molto al di sotto di quelli passati in modo che un investitore si senta sufficientemente protetto contro le vicissitudini del tempo". D'altra parte, in una conferenza tenuta nel 1972, Graham affermò che "il margine di sicurezza è la differenza tra il tasso percentuale degli utili per azione al prezzo pagato per essa e il tasso d'interesse sui titoli obbligazionari, e quel margine di sicurezza è la differenza che assorbirebbe sviluppi insoddisfacenti". In ogni caso, precisa Graham, "il margine di sicurezza dipende sempre dal prezzo pagato".
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