| The Mastermind | |
|---|---|
| Lingua originale | inglese |
| Paese di produzione | Stati Uniti d'America |
| Anno | 2025 |
| Durata | 110 min |
| Rapporto | 1,66:1 |
| Genere | drammatico |
| Regia | Kelly Reichardt |
| Soggetto | Kelly Reichardt |
| Sceneggiatura | Kelly Reichardt |
| Produttore | Neil Kopp, Anish Savjani, Vincent Savino |
| Casa di produzione | MUBI, Filmscience |
| Distribuzione in italiano | MUBI |
| Fotografia | Christopher Blauvelt |
| Montaggio | Kelly Reichardt |
| Musiche | Rob Mazurek |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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The Mastermind è un film del 2025 scritto, diretto e montato da Kelly Reichardt.
Massachusetts, 1970. Il falegname JB Mooney è disoccupato. Mooney durante le sue frequenti visite ad un piccolo museo d'arte pianifica di rubare quattro dipinti di Arthur Dove. Assume tre complici, pagandoli in parte anticipatamente con i soldi chiesti in prestito alla madre, in modo che lui stesso non debba essere sul posto, perché il personale del museo lo conosce bene. Il giorno del furto programmato, l'autista gli dà buca, motivo per cui si assume questo compito da solo. Inoltre, deve prendersi cura dei bambini e non ha scuse per sottrarsi a loro. Dà dei contanti ai suoi figli in modo che possano gestirsi da soli per qualche ora. Durante la rapina, Gibson fa uso di un'arma, cosa che preoccupa ulteriormente Mooney. Mooney nasconde poi i dipinti rubati nella soffitta di un fienile.
Al suo ritorno a casa, Mooney trova degli agenti della polizia criminale che interrogano sua moglie. Dopo il suo arresto per una successiva rapina in banca, Gibson indica in Mooney il leader del colpo al museo. Mooney nega qualsiasi coinvolgimento e fa riferimento a suo padre, che è un giudice. Hickey, l'altro complice, attira Mooney in un ritrovo con un gruppo criminale organizzato che lo costringe a rivelare la posizione dei dipinti.
Dopo che il suo legame con il furto d'arte è diventato pubblico, si nasconde nel nord dello stato con i suoi amici del college Fred e Maude. Quest'ultima si rende conto che Mooney aveva intenzione di vendere i dipinti tramite il suo ex professore d'arte e gli chiede di lasciare la casa. Continua a viaggiare in Ohio, dove cerca l'alloggio di altri suoi conoscenti. Lì, tuttavia, viene a sapere che si sono trasferiti poco prima.
Mooney continua la sua fuga a Cincinnati, dove affitta un appartamento. Dopo aver appreso dalle notizie che i dipinti sono stati ritrovati e restituiti al museo, cerca invano di ottenere un sostegno finanziario da sua moglie per telefono. Poiché non ha i soldi per un viaggio in autobus a Toronto, ruba la borsa di una donna anziana e fugge in una folla di manifestanti contro la guerra del Vietnam. La polizia scioglie con la forza l'assemblea, Mooney viene arrestato e portato su un'auto della polizia.
A settembre 2024 è stato annunciato che Kelly Reichardt avrebbe diretto The Mastermind, con protagonista Josh O'Connor e prodotto dalla piattaforma MUBI. Il mese successivo Alana Haim e John Magaro si sono uniti al cast mentre la produzione è iniziata nel mese di novembre.
Il film è stato presentato in anteprima mondiale il 23 maggio 2025 in occasione della 78ª edizione del Festival di Cannes, durante la quale è stato in concorso per la Palma d'oro, e distribuito nelle sale nordamericane dal 17 ottobre 2025 e in quelle italiane dal 30 ottobre.
Il film ha incassato 669570 $.
Il film è stato accolto positivamente dalla critica. Sull'aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes ha un indice di gradimento del 92% basato su 112 recensioni, con un voto medio di 7,5 su 10. Su Metacritic ottiene un punteggio di 80 su 100 basato su 35 recensioni.
In Italia ha ricevuto un'accoglienza critica contrastata. Giulio Zoppello su Today scrive che il film ha una «narrazione minimal, uno stand-alone che però è il grande limite di un film che si perde in gesti quotidiani assolutamente superflui», mentre il critico Riccardo Baiocco su Sentieri Selvaggi assegna al lungometraggio un voto di 4 stelle su 5 con la motivazione che «la regista gioca con i generi con grande consapevolezza, li sabota a ritmo di jazz e crea una storia divertente, che non viene schiacciata dall’allegoria politica o dallo stile».