| The Tracker | |
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| Titolo originale | The Tracker |
| Paese di produzione | Australia |
| Anno | 2002 |
| Durata | 90 min |
| Genere | drammatico |
| Regia | Rolf de Heer |
| Sceneggiatura | Rolf de Heer |
| Distribuzione in italiano | Fandango |
| Fotografia | Ian Jones |
| Montaggio | Tania Nehme |
| Musiche | Graham Tardif / Archie Roach |
| Scenografia | Beverley Freeman |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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The Tracker è un film del 2002 diretto da Rolf de Heer.
1922, entroterra australiano. Arjan van Diemen è un celebre comandante di un commando afrikaner della seconda guerra boera e un esperto di tracciamento. Dopo la guerra, conclusasi con la vittoria britannica, emigra dal Sudafrica ad Auckland, nella colonia britannica della Nuova Zelanda. Al suo arrivo viene riconosciuto dal sergente maggiore Saunders, un soldato britannico che aveva combattuto anch’egli nella seconda guerra boera, e viene immediatamente arrestato. Il maggiore Carlysle, anch’egli veterano britannico della guerra boera e comandante della guarnigione britannica di Auckland, rispetta van Diemen in quanto ex avversario e lo fa liberare; Carlysle sa inoltre che i soldati britannici avevano incendiato la fattoria di van Diemen e ucciso la sua famiglia.
Nel frattempo, Kereama, un maori arpioniere a bordo di una baleniera, trascorre la notte con una prostituta in una stalla militare. Un Saunders ubriaco arriva con due commilitoni e si infuria vedendo un maori insieme a una donna bianca. Lui e gli altri uomini picchiano e provocano Kereama, che reagisce; nella confusione, Saunders uccide accidentalmente uno dei suoi stessi uomini, ma evita la responsabilità attribuendo la colpa a Kereama. Kereama fugge, sapendo di non avere alcuna possibilità di ricevere un processo equo. Dopo che Saunders convince Carlysle, inizialmente scettico, della colpevolezza di Kereama, Carlysle raduna un gruppo di soldati per inseguirlo, insieme a Bryce, un tracciatore civile. Conoscendo le capacità di van Diemen, Carlysle gli offre una ricompensa considerevole per aiutarli.
Mentre seguono le tracce di Kereama, Bryce e van Diemen non concordano sulla direzione che ha preso. Van Diemen sceglie un percorso diverso e alla fine sorprende e cattura Kereama, mentre i soldati seguono una pista differente e rimangono indietro. Kereama proclama insistentemente la propria innocenza mentre van Diemen lo riporta indietro; nonostante i traumi comuni subiti per mano dei britannici, van Diemen si rifiuta di liberarlo e i due attraversano il paesaggio neozelandese per tornare alla guarnigione britannica. Van Diemen rivela che, durante la guerra boera, lui e i suoi uomini amputavano ai prigionieri britannici i diti indice con cui azionavano il grilletto. Kereama riesce a fuggire, ma van Diemen lo raggiunge. I due combattono, ma Kereama prende il sopravvento e sta per uccidere van Diemen quando i soldati si imbattono in loro e lo catturano nuovamente. Quella notte, avendo sviluppato simpatia per Kereama, van Diemen lascia cadere discretamente un coltello, permettendogli di liberarsi e fuggire ancora una volta.
Al mattino, van Diemen nega di aver aiutato Kereama e abbandona il gruppo. I soldati, ai quali si è unito nuovamente Saunders, si mettono ancora una volta sulle tracce di Kereama, questa volta con l’intenzione di ucciderlo poiché sembra essere armato con un fucile che avrebbe sottratto durante la notte, ma che in realtà Saunders aveva deliberatamente lasciato a sua disposizione, continuando a volerlo morto. Van Diemen continua a seguire le tracce di Kereama, creando al contempo una falsa pista per Bryce e i soldati, sapendo che li svierà solo temporaneamente. Segue Kereama fino al luogo sacro dei suoi antenati, in alta montagna. Kereama entra in una grotta di montagna per pregare i suoi antenati, mentre van Diemen prega per la sua famiglia morta.
Avendo deciso di aiutare Kereama, van Diemen elabora un piano che consentirebbe a Kereama di lasciare la Nuova Zelanda, se riuscissero a evitare i soldati. Purtroppo, Kereama cade e si ferisce. Incapace di correre e circondato dai soldati, van Diemen gli offre una pistola per combatterli, ma Kereama rifiuta e chiede a van Diemen di ucciderlo, poiché non vuole morire «appeso a un palo» come suo padre. Sul bordo di una cascata, van Diemen sembra sparare a Kereama alle spalle, facendolo precipitare nella pozza sottostante. I soldati sentono lo sparo e si precipitano alla cascata, dove van Diemen mostra loro il dito amputato di Kereama, con il suo corpo sotto la cascata. Avendo raggiunto il loro obiettivo, il gruppo riparte, mentre Carlysle rifiuta la richiesta di van Diemen di seppellire Kereama.
Tornato ad Auckland, Carlysle vede un uomo con la testa sotto un rubinetto, cosa che gli ricorda la cascata, e si rende conto che Kereama è ancora vivo. Ordina di controllare e arrestare qualsiasi maori che lasci la Nuova Zelanda e sia privo di un dito con cui azionare il grilletto. Carlysle rintraccia van Diemen, che sta partendo per la Tasmania senza la ricompensa. Carlysle accusa van Diemen di aver semplicemente tramortito Kereama e di avergli amputato il dito per simulare la sua morte, cosa che, in un flashback, sembra essere confermata. Van Diemen nega e chiede a Carlysle se fosse stato lui a dare l’ordine di incendiare la sua fattoria. Carlysle risponde di no e van Diemen se ne va. In una stazione baleniera, Kereama si imbarca su una nave, rivelando di avere tutte le dita, mentre van Diemen, mentre viene trasportato a remi verso la nave che lo condurrà via, viene mostrato privo del dito con cui azionare il grilletto.