| Tofacitinib | |
|---|---|
| Nome IUPAC | |
| 3-[(3R,4R)-4-metil-3-[metil(7H-pirrolo[2,3-d]pirimidin-4-il)amino]piperidin-1-il]-3-oxopropanenitrile | |
| Caratteristiche generali | |
| Formula bruta o molecolare | C16H20N6O |
| Massa molecolare (u) | 312,37 g/mol |
| Numero CAS | |
| Numero EINECS | 689-145-4 |
| Codice ATC | L04 |
| PubChem | 9926791 |
| DrugBank | DBDB08895 |
| SMILES | C[C@@H]1CCN(C[C@@H]1N(C)C2=NC=NC3=C2C=CN3)C(=O)CC#N |
| Proprietà chimico-fisiche | |
| Costante di dissociazione acida (pKa) a 298,15 K | 8,46 |
| Coefficiente di ripartizione 1-ottanolo/acqua | 1,808 |
| Temperatura di fusione | 199 - 206°C |
| Indicazioni di sicurezza | |
| Simboli di rischio chimico | |
| pericolo | |
| Frasi H | H301, H302, H311, H315, H319, H331, H335, H351, H360, H360Df, H373 |
| Consigli P | P203, P260, P261, P262, P264, P264+P265, P270, P271, P280, P301+P316, P301+P317, P302+P352, P304+P340, P305+P351+P338, P316, P318, P319, P321, P330, P332+P317, P337+P317, P361+P364, P362+P364, P403+P233, P405, P501 |
Il tofacitinib è un composto chimico di formula che in condizioni standard si presenta come un solido bianco cristallino.
È stato approvato per la prima volta nel 2012.
Si tratta di una pirrolopirimidina, ovvero una molecola con struttura di pirrolo[2,3-d]pirimidina sostituita in posizione 4 da un gruppo N-metil-N-(1-cianoacetil-4-metilpiperidin-3-il)amminico.
| N. di atomi pesanti | 23 |
| N. di donatori di legami a idrogeno | 1 |
| N. di accettori di legami a idrogeno | 5 |
| N. di atomi stereogenici | 2 |
| N. di legami ruotabili | 3 |
| Massa monoisotopica | 312,16985928 Da |
| Superficie polare | 88,9 Ų |
| Caratteristiche fisiche | |
|---|---|
| Potere rotatorio specifico | +10,4° a 25°C |
La biodisponibilità assoluta orale è pari al 74%, con concentrazioni plasmatiche massime (Tmax) raggiunte in 0,5 – 1 ora. La somministrazione con pasti ricchi di grassi non modifica l’AUC, ma riduce la Cmax del 32%. Il 70% del farmaco viene metabolizzato nel fegato principalmente tramite l’enzima CYP3A4 e, in misura minore, tramite CYP2C19. I metaboliti prodotti sono inattivi. Il restante 30% viene eliminato per via renale immodificato.
Il volume di distribuzione è pari a 87 L dopo somministrazione endovenosa con una distribuzione uniforme tra globuli rossi e plasma. Il legame con le proteine plasmatiche si attesta intorno al 40%, prevalentemente all’albumina, e non sembra legarsi alla α1-glicoproteina acida.
L'emivita si attesta intorno alle 3 ore e le concentrazioni allo stato stazionario vengono raggiunte entro 24–48 ore, con un’accumulazione trascurabile dopo somministrazione due volte al giorno.
Il composto agisce come inibitore della protein-tirosin-chinasi aspecifica. Dopo la somministrazione, il tofacitinib si lega alle chinasi JAK e ne impedisce l’attivazione, bloccando così la via di segnalazione JAK-STAT. Questo può ridurre la produzione di citochine pro-infiammatorie, come le interleuchine (IL)-6, -7, -15, -21, gli interferoni di tipo I, contribuendo a prevenire sia la risposta infiammatoria sia i danni causati dall’infiammazione in alcune malattie immunologiche.
Si tratta di un farmaco antireumatico che viene utilizzato sotto forma di sale citrato per il trattamento di pazienti adulti con artrite reumatoide da moderata a severa attività, artrite psoriasica attiva, spondilite anchilosante attiva o colite ulcerosa da moderata a severa attività, che abbiano mostrato una risposta inadeguata o intolleranza a uno o più inibitori del TNF.
È inoltre indicato, sotto forma di soluzione orale, nei pazienti di età pari o superiore a 2 anni per il trattamento dell’artrite idiopatica giovanile a decorso poliarticolare, in caso di risposta insufficiente o intolleranza a uno o più inibitori del TNF.
Gli effetti indesiderati comuni noti includono: cefalea, diarrea, nausea, rinofaringite e infezioni delle vie respiratorie superiori. Sono stati segnalati anche effetti avversi immunologici ed ematologici più gravi, come linfocitopenia, neutropenia, anemia e un aumento del rischio di tumori e infezioni. Prima di iniziare la terapia, i pazienti devono essere sottoposti a test per individuare eventuali infezioni tubercolari latenti e devono essere monitorati attentamente durante il trattamento per rilevare segni e sintomi di infezioni (micosi, virali, batteriche o micobatteriche).
L’uso di tofacitinib è stato associato a un aumento del rischio di linfomi, come quelli correlati al virus di Epstein-Barr, e di altre neoplasie maligne, tra cui tumori polmonari, mammari, gastrici e del colon-retto. L’assunzione di tofacitinib è correlata a una rapida riduzione della proteina C-reattiva (CRP), a una diminuzione dose-dipendente delle cellule natural killer e a un aumento dose-dipendente dei linfociti B.
Il tofacitinib è associato a innalzamenti transitori e generalmente lievi dei livelli sierici di transaminasi durante la terapia, ma non è stato ancora collegato a casi di danno epatico acuto clinicamente evidente.
Non ne è raccomandato l’uso in combinazione con altri farmaci biologici modificanti la malattia (DMARD) o con potenti agenti immunosoppressori come azatioprina o ciclosporina.