| Torrechiara frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°39′23.8″N 10°16′43.4″E |
| Altitudine | 221 m s.l.m. |
| Abitanti | 383 |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 43010 |
| Prefisso | 0521 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Cartografia | |
Torrechiara è una frazione di Langhirano, in provincia di Parma.
La località dista 5,23 km dal capoluogo.
Il castello col piccolo borgo medievale è situato alla quota di 278 m s.l.m. sulla cima di una collina terrazzata, che si eleva sulla sponda sinistra della Val Parma; grazie alla sua posizione, strategica in epoca medievale, il maniero domina l'intera vallata che si allunga verso sud e la pianura che si estende a nord.
La parte bassa del paese è situata nella pianura sottostante, compresa tra la collina e il torrente Parma, più volte esondato nei secoli tanto da distruggere agli inizi del XV la chiesa di San Lorenzo.
La località, nota in epoca medievale come Torcularia, Torclaria, Torclara e Torciara, poi "Torchiara" fino agli inizi del XIX secolo, deve il suo nome originario all'antica presenza di numerosi torchi per la spremitura dell'olio, prodotto con i frutti degli uliveti che all'epoca si estendevano sulle colline circostanti. Tuttavia, già alla fine del XV secolo, dopo la costruzione del castello, alcuni scrittori iniziarono a menzionare il borgo come Turriclara, in riferimento al maniero rossiano, da cui discese il toponimo "Torrechiara", riportato a partire dal 1805 nei principali testi.
Il più antico insediamento umano della zona, rinvenuto nel 1981 ai piedi della collina del castello, fu fondato dai Terramaricoli durante l'età del bronzo.
In epoca romana il territorio pianeggiante che si estendeva fino ai margini collinari di Torrechiara era suddiviso in centurie, di cui sopravvivono varie tracce nel reticolo viario. L'intensa attività umana plasmò il rilievo di Torrechiara, originariamente molto più stretto; sui pendii fu edificata anche una villa romana estesa su più terrazzamenti, le cui tracce furono riportate alla luce nel corso di alcuni scavi archeologici eseguiti in zona.
La prima testimonianza dell'esistenza del borgo di Torclaria risale al 4 luglio 1028, quando fu nominato nell'atto di vendita di numerose terre del Parmense da parte di Ildegarda, figlia di Oddone il Salico, alla chiesa di San Pietro di Parma. Del castello originario non si hanno invece notizie antecedenti il 1259, quando il podestà di Parma ne deliberò l'abbattimento. Nel 1267 il Comune di Parma stabilì tramite statuto che non fosse possibile ricostruire alcuna struttura fortificata a Torrechiara, ma il divieto fu presto disatteso, in quanto solo pochi anni dopo sulle rovine fu edificata dalla famiglia Scorza una casaforte, distrutta nel 1293 per volere del podestà Marco Giustiniani.
Nel 1308 Gilio Scorza accolse a Torrechiara i Lupi e i Rossi, cacciati da Parma per volere di Giberto III da Correggio; i ribelli ricostruirono la fortificazione, ma Giberto reagì stringendola in un lungo assedio, che si protrasse fino al raggiungimento di un accordo con Rolandino Scorza, figlio di Gilio. Nel 1313 Cabrietto Scorza, fratello di Rolandino, e Guglielmo de' Rossi si allearono e attaccarono Giberto su vari fronti; nel corso degli scontri la fortezza di Torrechiara fu presa d'assalto e distrutta.
Tra il XIV e gli inizi del XV secolo i conti Rossi estesero notevolmente i propri domini in buona parte del Parmense, fino a controllare quasi interamente il territorio compreso tra le valli dei torrenti Parma e Baganza.
Tra il 1448 e il 1460 sulle rovine della casaforte fu costruito un maestoso castello per volere di Pier Maria II de' Rossi, che nel 1464 lo assegnò a Ottaviano, suo probabile figlio naturale, avuto dall'amante Bianca Pellegrini. Tuttavia, Ottaviano premorì al conte, perciò i beni a lui destinati furono assegnati all'erede principale Guido. Pier Maria scomparve nel maniero il 1º settembre 1482, durante la rovinosa guerra dei Rossi; la fortezza passò a Guido, ma dopo pochi mesi il castello, posto sotto assedio da Gian Giacomo Trivulzio nel maggio del 1483, si arrese alle truppe milanesi. I principali feudi rossiani di Felino, Torrechiara e San Secondo furono assegnati a Leone Sforza, figlio minore di Ludovico il Moro, che ne divenne amministratore. Alla morte del giovane, avvenuta nel 1496, i tre feudi passarono, per qualche tempo, alla duchessa Beatrice d'Este, sempre per donazione del marito Ludovico.
In seguito alla conquista del ducato di Milano da parte dei francesi nel 1499, il re Luigi XII investì dei manieri di San Secondo, Felino e Torrechiara Troilo I de' Rossi, figlio di Giovanni il "Diseredato", ma il conte prese possesso solo del primo, in quanto gli abitanti si opposero al suo ingresso, appoggiando invece il cugino Filippo Maria de' Rossi, figlio di Guido. Per risolvere la questione, il re assegnò Torrechiara e Felino al maresciallo Pietro di Rohan, signore di Giè. L'anno seguente Filippo Maria, alleato dei veneziani e di Ludovico il Moro, quando quest'ultimo si rimpossessò di Milano, occupò con facilità i due manieri, ma il successivo ritorno dei francesi lo costrinse alla fuga. Luigi XII riassegnò i feudi di Felino e Torrechiara a Pietro di Rohan, che nel 1502 li alienò al marchese Galeazzo I Pallavicino di Busseto.
I feudi di Felino e Torrechiara, unitamente a vari altri, passarono per divisione ereditaria a Pallavicino II Pallavicini, che, alla sua morte nel 1522, li lasciò all'unica figlia Luisa. Nel 1545 quest'ultima sposò in seconde nozze il conte Sforza I Sforza, figlio di Costanza Farnese, portandogli in dote le sue proprietà.
Nel 1551, durante la guerra di Parma che oppose il duca di Parma Ottavio Farnese, appoggiato dal re di Francia Enrico II, e il papa Giulio III, aizzato dal governatore di Milano Ferrante I Gonzaga, alleato dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d'Asburgo, il Gonzaga conquistò i due manieri sforzeschi e pose l'accampamento a Torrechiara nei pressi della badia di Santa Maria della Neve; poco tempo dopo le truppe ducali di Ottavio, cugino di Sforza, contrattaccarono vittoriosamente il castello di Torrechiara, occupato dal capitano imperiale Ascanio Comneno, ma durante gli scontri la badia fu parzialmente distrutta.
Nel 1707 il feudo fu ereditato con gli altri beni della famiglia dal duca di Onano Federico III Sforza, che dal 1673 aveva aggiunto al proprio il cognome della moglie Livia, dando origine alla famiglia Sforza Cesarini.
In seguito all'abolizione napoleonica dei diritti feudali sancita nel 1805, Torrechiara divenne frazione del nuovo comune (o mairie) di Langhirano.
Nel 1892 fu realizzata la tranvia Parma-Langhirano, attraversando il centro del borgo inferiore di Torrechiara; per consentire il passaggio dei mezzi, fu demolita la prima campata dell'oratorio di San Rocco posto sul lato orientale di piazza Leoni.
Nel corso della seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, Torrechiara fece esperienza delle persecuzioni antiebraiche con l'arresto da parte delle SS di Armando Bachi, già generale di divisione dell'esercito italiano, e del figlio Roberto, giunti nel paese in cerca di rifugio; entrambi morirono successivamente ad Auschwitz. In loro memoria nel 2020 furono poste in paese due pietre d'inciampo.










Dal 1996 al 2024, nei mesi di luglio e agosto, la Corte d'Onore del castello fu sede della rassegna a carattere musicale, nota come Festival di Torrechiara "Renata Tebaldi", che richiamava annualmente artisti italiani e stranieri.
La frazione è lambita nella parte bassa dalla strada provinciale 665 R Massese.
Nella prima metà del XX secolo la località era inoltre servita dalla tranvia Parma-Langhirano, costruita nel 1892.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 131551084 · LCCN (EN) n2004008272 · J9U (EN, HE) 987007465887205171 |
|---|