Ubaldo Fadini (1954) è un filosofo italiano, già professore ordinario di filosofia morale all'Università degli Studi di Firenze.
I suoi studi si collocano principalmente nell'ambito dell'antropologia filosofica, della teoria critica e della filosofia politica, con particolare attenzione ai rapporti fra tecnica, istituzioni, soggettività e trasformazioni del lavoro.
Si laureò in filosofia all'Università di Firenze nel 1978. Tra il 1980 e il 1982 proseguì gli studi e l'attività di ricerca presso l'Università di Erlangen, come borsista del Deutscher Akademischer Austauschdienst e del Ministero degli affari esteri.
Dopo avere insegnato nella scuola secondaria dal 1985 al 1993, divenne ricercatore presso l'ateneo fiorentino. Dal 2002 al 2017 fu professore associato, dapprima di estetica e successivamente di filosofia morale; nel dicembre 2017 divenne professore ordinario presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia.
Nel suo percorso di formazione ebbero particolare rilievo studiosi quali Eugenio Garin, Ferruccio Masini, Valerio Verra, Sergio Moravia e Sergio Givone. La sua ricerca si è sviluppata attraverso il confronto con tradizioni filosofiche differenti, dall'antropologia filosofica tedesca alla Scuola di Francoforte, dalla filosofia francese contemporanea al marxismo, in particolare nella sua versione operaista.
Uno dei primi nuclei della sua ricerca è costituito dall'antropologia filosofica del Novecento e, in particolare, dall'opera di Arnold Gehlen. Al rapporto fra corporeità, tecnica e istituzioni dedicò il volume Il corpo imprevisto. Filosofia, antropologia e tecnica in Arnold Gehlen, pubblicato nel 1988. I suoi studi hanno successivamente coinvolto anche Max Scheler, Helmuth Plessner, Theodor W. Adorno, Max Horkheimer, Walter Benjamin, Günther Anders, Elias Canetti e Paul Virilio.
Un secondo ambito centrale è rappresentato dal pensiero di Gilles Deleuze e Félix Guattari, riletto in rapporto all'antropologia filosofica, alla teoria delle istituzioni, alla tecnica e alle trasformazioni del capitalismo contemporaneo. In opere quali Figure nel tempo, Il tempo delle istituzioni e Attraverso Deleuze, Fadini ha approfondito i concetti di divenire, molteplicità, soggettivazione e istituzione.
La riflessione sulle istituzioni è sviluppata come ricerca di forme sociali non riducibili esclusivamente allo Stato o al contratto, ma capaci di accompagnare le pratiche di autonomia e cooperazione. Nel volume Il tempo delle istituzioni tale prospettiva è stata descritta come una forma di «istituzionalismo critico», costruita anche attraverso il confronto con David Hume, Deleuze e Canetti.
Altri suoi lavori affrontano le metamorfosi della soggettività, il rapporto fra corpo e dispositivi tecnici, il lavoro cognitivo e digitale, gli affetti e le possibilità di trasformazione dell'esperienza. La critica ha sottolineato, in particolare, il tentativo di mettere in comunicazione la filosofia tedesca e quella francese contemporanea, attraverso una «geografia delle relazioni» fra autori e tradizioni differenti.
In Disattivare. Un'idea di filosofia (2024) ha ripreso il tema della sospensione dei meccanismi consolidati dell'identità e dell'azione, collegandolo all'antropologia filosofica, alla letteratura e al teatro.
Ha fatto parte dei comitati di redazione o scientifici di riviste filosofiche quali Aisthesis, Iride, Millepiani e Officine filosofiche. Ha inoltre collaborato con periodici quali Alfabeta, aut aut, Intersezioni e Paradigmi.
Ha curato o introdotto edizioni italiane di opere di autori fra cui Deleuze, Guattari, Gehlen, Theodor Lessing e Virilio. Fra le curatele dedicate a Deleuze e Guattari figurano Istinti e istituzioni e Macchine desideranti. Su capitalismo e schizofrenia.
Nel 2025 Manlio Iofrida e Stefano Righetti hanno curato il volume collettivo Tecnica, antropologia, istituzione. Studi in onore di Ubaldo Fadini, dedicato alla sua attività filosofica in occasione del settantesimo compleanno.
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