Sistema di numerazione romano

L'ingresso alla sezione 52 (LII) del Colosseo

Il sistema di numerazione romano è un sistema di numerazione additivo/sottrattivo per cui a ogni simbolo letterale è associato un valore: il numero rappresentato è dato dalla somma o dalla differenza dei valori di ogni simbolo che lo costituisce.

Simboli base

I numeri romani sono sequenze di simboli, ciascuno dei quali identifica un numero, come riportato nella seguente tabella di corrispondenza con il sistema numerico decimale (con indicazione della codifica Unicode dei simboli). Si noti che non è presente un simbolo per esprimere lo zero.

ArabiRomani
MaiuscoloUnicodeMinuscoloUnicode
1Ⅰ2160ⅰ2170
5Ⅴ2164ⅴ2174
10Ⅹ2169ⅹ2179
50Ⅼ216Cⅼ217C
100Ⅽ216Dⅽ217D
500Ⅾ216Eⅾ217E
1 000Ⅿ216Fⅿ217F

Alcuni simboli avevano versioni alternative (alcuni riportati nella seguente tabella) ed erano in uso anche altre lettere dell'alfabeto latino con significati specifici, ma con un uso limitato.

SimboloUnicodeValoreLetteraValoreLetteraValore
ↆ(T capovolta)218650 A500 O11
ↀⅭⅠↃ21801 000 B300 P400
ↁⅠↃↃ21815 000 E250 Q500
ↂⅭⅭⅠↃↃ218210 000 F40 R80
ↇⅠↃↃↃ218750 000 G400 S70
ↈⅭⅭⅭⅠↃↃↃ2188100 000 H200 T160
K151 Y150
N90 Z2 000

Suffissi per i multipli

Il sistema romano faceva uso di suffissi a cornice per indicare i multipli notevoli.

SimboloValoreSimboloValoreSimboloValore
Ⅰ1 000 Ⅰ100 000 Ⅰ1 000 000
Ⅴ5 000 Ⅴ500 000 Ⅴ5 000 000
Ⅹ10 000 Ⅹ1 000 000 Ⅹ10 000 000
Ⅼ50 000 Ⅼ5 000 000 Ⅼ50 000 000
Ⅽ100 000 Ⅽ10 000 000 Ⅽ100 000 000
Ⅾ500 000 Ⅾ50 000 000 Ⅾ500 000 000
Ⅿ1 000 000 Ⅿ100 000 000 Ⅿ1 000 000 000

Regole

Sul Cutty Sark, numeri romani scritti in ordine decrescente, dal 22 (XXII) al 13 (XIII), indicano il pescaggio della nave.

Per ottenere gli altri interi esprimibili bisogna combinare tra loro, cioè giustapporre, questi simboli in modo da ottenere stringhe che rispettano le regole seguenti.

Queste regole fanno sì che certi numeri si possano esprimere in più di un modo: per questi casi è preferibile la scrittura più concisa.

Si individuano quindi i seguenti insiemi di numeri successivi.

InsiemeNumeriNote
a 0123456789 numeri di base
ⅠⅡⅢⅣⅤⅥⅦⅧⅨ
b 10111213141516171819 Ⅹ e le stringhe ottenute facendo seguire a Ⅹ una stringa dell'insieme (a)
ⅩⅩⅠⅩⅡⅩⅢⅩⅣⅩⅤⅩⅥⅩⅦⅩⅧⅩⅨ
c 20212223242526272829 giustapposizioni di Ⅹ e una stringa di (b)
ⅩⅩⅩⅩⅠⅩⅩⅡⅩⅩⅢⅩⅩⅣⅩⅩⅤⅩⅩⅥⅩⅩⅦⅩⅩⅧⅩⅩⅨ
d 30313233343536373839 giustapposizioni di Ⅹ e una stringa di (c)
ⅩⅩⅩⅩⅩⅩⅠⅩⅩⅩⅡⅩⅩⅩⅢⅩⅩⅩⅣⅩⅩⅩⅤⅩⅩⅩⅥⅩⅩⅩⅦⅩⅩⅩⅧⅩⅩⅩⅨ
e 40414243444546474849 giustapposizioni di ⅩⅬ e una stringa di (a)
ⅩⅬⅩⅬⅠⅩⅬⅡⅩⅬⅢⅩⅬⅣⅩⅬⅤⅩⅬⅥⅩⅬⅦⅩⅬⅧⅩⅬⅨ
f 50515253545556575859 giustapposizioni di Ⅼ e una stringa di (a)
ⅬⅬⅠⅬⅡⅬⅢⅬⅣⅬⅤⅬⅥⅬⅦⅬⅧⅬⅨ

Questi numeri attualmente sono utilizzati per indicare gli ordinali di entità che fanno parte di sequenze con qualche decina di componenti (ad esempio, numeri di pagina, secoli, trimestri, ore, regnanti, papi, membri di altre dinastie). Sono inoltre utilizzati per indicare anni, soprattutto nelle epigrafi.

SimboloValoreCostruzioneNote
Ⅿ1 000ⅭⅠƆSi può considerare ⅭⅠƆ come due elementi di ⅠƆ oppure, viceversa, ⅠƆ come una metà di ⅭⅠƆ
Ⅾ500ⅠƆ
Ⅽ100Ⅼ appare come metà di una Ⅽ tagliata trasversalmente
Ⅼ50
Ⅹ10Si può considerare Ⅹ come due Ⅴ sovrapposte oppure Ⅴ come la parte superiore di Ⅹ tagliata trasversalmente
Ⅴ5
Ⅰ1

Casi particolari

Disambiguazione – "IIII" rimanda qui. Se stai cercando uno degli album discografici, vedi IIII - The Album of Labour o IIII (Robin Schulz).
Tipico orologio a numerazione romana

Sebbene la forma "standard", come è stata descritta, sia universalmente accettata per convenzione, a Roma, e soprattutto nel medioevo e in tempi moderni, si diffusero alcune alternative.

Alcune iscrizioni romane, in special modo in contesti formali, per i valori 4 e 9 sembrano mostrare una preferenza per le forme ⅠⅠⅠⅠ e ⅤⅠⅠⅠⅠ, anziché Ⅳ e Ⅸ. Entrambe le rappresentazioni appaiono in documenti precedenti al 476 d.C., ossia dell'età della caduta dell'Impero romano d'Occidente, e talvolta le varianti sono state ritrovate nel medesimo documento. Oltre a queste, sono state ritrovate, con minor frequenza, anche altre varianti: per 18 si hanno ⅩⅡⅩ o ⅡⅩⅩ anziché ⅩⅧ; per 5, si trova ⅠⅠⅠⅠⅠ al posto di Ⅴ; per 6, si ha ⅠⅠⅠⅠⅠⅠ anziché Ⅵ; allo stesso modo, per 50 si ha ⅩⅩⅩⅩⅩ al posto di Ⅼ e, per 60, si ha ⅩⅩⅩⅩⅩⅩ anziché ⅬⅩ.

Operazioni

I numeri romani possono essere considerati scritture eleganti, ma sono sostanzialmente inutilizzabili per i calcoli. Il calcolo vero e proprio veniva svolto da uno strumento esteriore come l'abaco. Ad ogni modo, è probabile che il principio sottrattivo abbia facilitato l'invenzione dell'algebra e anche quella della cronometria (es. "le cinque meno un quarto").

Dodicesimi dell'unità

Lo stesso argomento in dettaglio: Sistema numerico duodecimale.

Nonostante per i numeri interi i latini utilizzassero un sistema additivo sostanzialmente in base decimale, quando essi iniziarono a pensare ai non interi nacquero nomi per le frazioni in base dodici.

Ciò è probabilmente dovuto al semplice fatto che si inizia logicamente a dividere dapprima un oggetto a metà, in tre parti e in quattro, dopodiché si arriva al concetto di dodicesima parte dividendo un quarto dell'originale in tre parti o un terzo in quattro parti (dodici è semplicemente il minimo comune multiplo dei primi quattro numeri, come il babilonese sessanta è il minimo comune multiplo dei primi cinque). Ciascun dodicesimo aveva un nome proprio (come i numeri naturali), che parallelamente veniva usato anche per indicare la moneta del valore corrispondente: il termine uncia (da cui oncia), ad esempio, indicava anche la moneta da un dodicesimo di asse.
Per poter scrivere le frazioni, i Romani si avvalevano di un semplice quanto efficace sistema di "puntini": l'eventuale lettera S (da semis, metà) indicava il valore di un mezzo, a cui poi seguivano tanti punti quanti erano i dodicesimi da aggiungere. Ecco la lista delle principali frazioni:

FrazioneSemplificataNotazioneNome/iOrigineSignificato
1/121/12•UnciaunusUn [dodicesimo]
2/121/6•• (o :)Sextanssexta parsLa sesta parte
3/121/4••• (o ∴)Quadransquarta parsLa quarta parte
4/121/3•••• (o ::)Trienstertia parsLa terza parte
5/125/12••••• (o ⁙)Quincunxquinque unciaeCinque dodicesimi
6/121/2SSemissemisMetà
7/127/12S•Septunxseptem unciaeSette dodicesimi
8/122/3S•• (o S:)BesbisIl doppio [di un terzo]
9/123/4S••• (o S∴)Dodrans
Nonuncium
de quadrans
nona uncia
Un quarto in meno
Il nono dodicesimo
10/125/6S•••• (o S::)Dextans
Decunx
de sextans
decem unciae
Un sesto in meno
Dieci dodicesimi
11/1211/12S••••• (o S⁙)Deunxde unciaUn dodicesimo in meno
12/121I
𐆚
Unus (numero)
As (moneta)
unus
as
Uno, l'unità
L'asse, moneta romana

La disposizione dei puntini, inizialmente lineare, iniziò ben presto ad essere contratta nelle forme qui riportate tra parentesi, tranne che nelle iscrizioni sulle monete. Da ciò nacque quella che è ancora oggi definita disposizione a quinconce, nota per essere presente sui dadi da gioco. Altre parole moderne derivanti da questa lista sono oncia, sestante e quadrante. Oltre a queste dodici frazioni "principali", esistevano anche queste altre meno comuni:

FrazioneUnciaeNotazioneNome/iOrigineSignificato
1/83/2𐆒•Sescunciasesqui- unciaUn dodicesimo e mezzo
1/241/2𐆒Semunciasemi- unciaMezzo dodicesimo
1/361/3ƧƧBinae Sextulae
Duella
bis
duo
Due sextulae
1/481/4ƆSicilicussicilis"Piccola falce"
1/721/6ƧSextulasextus"Piccolo sesto"
1/1441/12𐆔Dimidia SextuladimidiusMezza sextula
1/2881/24℈Scripulumscrupus"Piccolo sasso"
1/1 7281/144𐆕SiliquaCeratonia siliqua[Seme di] carrubo

Tavola di conversione

arabiromaninumero cardinale
1 Iunus, una, unum
2IIduo, duae, duo
3IIItres, tria
4IVquattuor
5Vquinque
6VIsex
7VIIseptem
8VIIIocto
9IXnovem
10Xdecem
11XIundecim
11O (raro)undecim
12XIIduodecim
13XIIItredecim
14XIVquattuordecim
15XVquindecim
16XVIsedecim
17XVIIseptemdecim
18XVIIIduodeviginti
19XIXundeviginti
20XXviginti
21XXIunus et viginti
viginti unus
22XXIIduo et viginti
viginti duo
30XXXtriginta
40XLquadraginta
40F (raro)quadraginta
50Lquinquaginta
50K (raro)quinquaginta
60LXsexaginta
70LXXseptuaginta
70S (raro)septuaginta
80LXXXoctoginta
80R (raro)octoginta
90XCnonaginta
90N (raro)nonaginta
100Ccentum
150CLcentum quinquaginta
150Y (raro)centum quinquaginta
160CLXcentum sexaginta
160T (raro)centum sexaginta
200CCducenti
200H (raro)ducenti
250CCLducenti quinquaginta
250E (raro)ducenti quinquaginta
300CCCtrecenti
300B (raro)trecenti
400CDquadringenti
400G (raro)quadringenti
400 P (raro) quadringenti
500Dquingenti
500A (raro)quingenti
500 Q (raro) quingenti
600DCsescenti
700DCCseptingenti
800DCCCoctingenti
900CMnongenti
1 000Mmille
2 000MMduo milia
2 000Z (raro)duo milia
3 000MMMtria milia
4 000MMMMquattuor milia
10 000Xdeciens mille
100 000Ccentiens mille
1 000 000Xmilliens mille

Origini

I numeri romani ebbero origine dall'intaglio di tacche successive su legno o altri materiali per incisione. L'I è chiaramente una tacca, mentre V rappresenta probabilmente una mano aperta e X due mani aperte speculari. In realtà non erano segni per fare operazioni ma semplici abbreviazioni per esprimere e ricordare numeri.

L'intaglio doveva affrontare il problema della percepibilità diretta a colpo d'occhio dei numeri fino a 4, per cui il 5 necessitava di un altro simbolo. Chiunque avesse contato avrebbe infatti riscontrato difficoltà percettive dopo la quarta tacca e sarebbe stato costretto a ricontare astrattamente. Modificando l'aspetto della tacca per ogni multiplo di 5 e di 10, con uno sguardo sulla serie di tacche si tiene più facilmente la situazione sotto controllo:

IIIIVIIIIXIIIIVIIIIX...

oppure

IIIIVIIIIXIIIIXVIIIIXXIIIIXXVIIIIXXXIIIIXXXVIIIIXXXX...

All'inizio il quinto trattino per essere differenziato veniva inclinato:

IIII\

oppure si aggiungeva un altro trattino a quello già esistente con diversi orientamenti

V Λ < > Y у  ecc.

Dopo altri 4 segni, comparirà un nuovo segno (graficamente equivalente a due 5 sovrapposti e speculari). Dopo altri 4 segni, altro V facilmente individuabile rispetto al primo V perché successivo al simbolo X, e così via. In questo modo, chi conta discerne con uno sguardo insiemi di 50, 100 segni senza doverli contare a uno a uno. Nella tecnica primitiva di computo per intaglio, "39 manzi" era così descritto:

IIIIVIIIIXIIIIVIIIIXIIIIVIIIIXIIIIVIIII
    5    10   15   20   25   30   35  39

Tale notazione cardinale era molto scomoda perché, sebbene non ci costringa ad alcuna memorizzazione, ci espone fortemente alla confusione percettiva. Dunque si passò alla notazione ordinale, dove il numero è una totalità che riassume in sé i momenti che l'hanno costituita, ha dunque in sé la memoria della sua autocostituzione.

Il fatto che la numerazione greco-latina sia derivata dalle tecniche della numerazione per intaglio è indirettamente provato dal fatto che altri popoli antichi, quali i Dalmati o i Germano-Scandinavi, siano pervenuti autonomamente ai principi della numerazione latina (es. il principio sottrattivo era presente pure presso gli Etruschi).

Anche dal punto di vista linguistico, in latino computo/conto è ratio. Ratio vuol dire rapporto, comparazione come per es. tra pecore e sassi. Pensare è rationem putare, dove putare significa fare una tacca, tagliare. Rationem putare è dunque istituire un rapporto con una cosa facendo una tacca sul legno.

Le notazioni numeriche romano-medievali invece erano più complicate e compromettevano l'effetto originario di economia dei simboli, tipico del principio additivo. Il sistema, infatti, ricorrendo a più principi come quello sottrattivo, a più basi, più convenzioni, perse di coesione e finì per precludersi molte possibilità operative, risultando essere alla fine una regressione.

Note

  1. ↑ Cappelli, pp. 413-421.
  2. 1 2 3 Cappelli, p. LIII.
  3. ↑ Adams, Cecil, More of the straight dope, Ballantine Books, a cura di Zotti, 1988, p. 154, ISBN 978-0-345-35145-6.
  4. ↑ Cfr. la data su alcuni volumi. Ad esempio l'anno 1580 nella copertina di M. Frobisher, De Martini Forbisseri Angli navigatione in regiones occidentis et septentrionis, 1580. Oppure l'anno 1648 per Gijsbert Voet, Selectarum disputationum theologicarum, 1648.
  5. ↑ Cecil Adams, The Straight Dope, su The Straight Dope, 23 febbraio 1990. URL consultato il 2 gennaio 2016 (archiviato il 21 marzo 2016).
  6. ↑ Joyce Maire Reynolds e Anthony J. S. Spawforth, Numbers, Roman entry, in Oxford Classical Dictionary, 3ª ed., Simon Hornblower and Anthony Spawforth, Oxford University Press, 1996, ISBN 0-19-866172-X.
  7. ↑ Kennedy, Benjamin Hall, The Revised Latin Primer, Londra, Longmans, Green & Co., 1923.

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàThesaurus BNCF 5272 · J9U (EN, HE) 987007543775805171